Allevatori senza fondi:
«Mi resta foraggio per 10 giorni
Se ce ne andiamo la montagna è finita»

LA BATTAGLIA - Situazione difficile nell'Alto Maceratese. Albano Liberti: «Ci avevano promesso, perché c’era stato il terremoto, che i pagamenti del contributo per il biologico sarebbero arrivati entro novembre del 2017, ma qui non pagano niente». Luigi Crocetti: «Prima questo era un lavoro dignitoso, ora siamo diventati tutti cattivi pagatori. Sono 4 mesi che chiamo la Regione per chiedere aiuto». Intanto l'assessore Anna Casini tace
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L’allevamento di Luigi Crocetti, a Pieve Torina

 

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Albano Liberti

 

di Federica Nardi

«Ci siamo stufati di tutto, noi allevatori. Non è possibile aspettare l’anno dopo per un pagamento che ci spetta. Non si guadagna più niente qua, rimaniamo a secco. Ci hanno portato all’esasperazione. Se compriamo il mangime, il gasolio, le macchine agricole, dobbiamo pagare subito o dopo poco. E se siamo costretti a vendere le attività poi la montagna è finita. Si riempirà di lupi e cinghiali, come già sta accadendo». Albano Liberti, allevatore terremotato di Valfornace, è sopravvissuto al sisma, che gli ha messo ko le stalle con tanto di mangime dentro. Alla neve, con il gelo che gli ha ucciso diversi animali mentre le stalle promesse dopo il terremoto non arrivavano. E ora, come altre centinaia di allevatori di montagna nel Maceratese, rischia di affogare nella burocrazia e nei ritardi dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Un’articolazione del ministero convenzionata con la Regione che dovrebbe pagare gli agricoltori che hanno diritto ai finanziamenti per il biologico, la gestione dei pascoli, il benessere animale e i contributi compensativi. Soldi che la Regione riceve anche dalla Comunità europea ma che l’Agea deve liquidare da due anni. Intanto nella frazione di Nocecchia di Pieve Torina, l’allevatore Luigi Crocetti lancia un appello alla Regione: «mi resta foraggio per altri 10 giorni, poi gli animali moriranno di fame perché non ho più soldi per comprarlo». Impossibile contattare l’assessore Anna Casini, più volte cercata per intervenire e chiarire la posizione della Regione. Mentre Coldiretti, dopo la protesta degli allevatori raccolta da Cronache Maceratesi, è intervenuta chiedendo di accelerare i pagamenti agli allevatori. Ma si parla sempre di qualche settimana di attesa.

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Nocecchia, Pieve Torina

«Ci avevano promesso – dice Liberti – che proprio perché c’era stato il terremoto i pagamenti del contributo per il biologico e i contributi compensativi sarebbero arrivati entro novembre del 2017, ma qui non pagano niente. Mi resta foraggio per altri 2 o 3 mesi. Con la siccità abbiamo potuto fare solo un taglio di fieno. Non so più se mi conviene comprare il foraggio o vendere capre e pecore. Ma venderle adesso è come regalarle. Non ci rifarei nemmeno i soldi che ho speso per mantenerle. Dalla Regione mi è arrivata una miseria di foraggio, circa 8 quintali quando ne ho persi 150 sotto le macerie. Agea mi ha mandato qualcosina in acconto l’anno scorso, ma non per il biologico. Tra l’altro – aggiunge Liberti – noi paghiamo puntualmente per la certificazione del biologico, che costa un tanto a ettaro. I soldi però non arrivano». Questo, spiega l’allevatore, «non è il ritardo più grande nei pagamenti che c’è stato. È che ora ci siamo stufati di tutto, tutti quanti noi allevatori. E se siamo costretti a vendere le attività poi la montagna è finita. Si riempirà di lupi e cinghiali, come già sta accadendo. Perché dopo il terremoto – spiega Liberti – tante persone, anche della mia età o più giovani, hanno deciso di non tornare. Hanno trovato una casa e un lavoro sulla costa e così l’economia non riparte più. I politici sono più contenti se ce ne andiamo da qui, perché gli costiamo troppo. La montagna costa. A me l’hanno detto più di una volta: noi siamo più contenti se ve ne andate al mare, porta l’attività al mare. Ma poi la montagna è finita».

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Luigi Crocetti

«Abbiamo lanciato un grido, Regione: ci vuoi aiutare? – dice Luigi Crocetti, allevatore di Pieve Torina che non vede i fondi che gli spettano da due anni -. Ci serve da mangiare. Ma non per noi, per le bestie. Mi resta foraggio per altri 10 giorni, poi gli animali moriranno di fame perché non ho più soldi per comprarlo. Noi gli animali li trattiamo in un determinato modo, mettiamo avanti loro. Per la mia famiglia posso fare come oggi, uccido una mucca e la mangiamo. Ma a loro che gli do? Siamo montanari viviamo qua perché siamo fieri. Se stiamo qua è perché ce la siamo sempre cavata da soli. Siamo vissuti qua e qui dobbiamo morire. Noi di elemosina non abbiamo vissuto mai. Ma ci stanno portando alla fame. Prima questo era un lavoro dignitoso, ora siamo diventati tutti cattivi pagatori. Sono 4 mesi che chiamo la Regione per chiedere aiuto. Sono in grado di distribuire soldi per chi ha bisogno, come quelli degli sms? I 400 euro per mucca sono arrivati a tutti, anche a chi non aveva avuto danni. Datemi i soldi per il fieno, dico io, poi vi ripagherò. Abbiamo cercato di vendere agnelli e capretti ma qua non compra più niente nessuno. Io lotto per la mia famiglia e per quella degli altri».

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