Agli Incontri d’autunno con don Rigoldi,
spunta la visita del Papa in giugno
E’ atteso per il 40esimo pellegrinaggio
MACERATA - Il cappellano del carcere minorile Cesare Beccaria di Milano è stato protagonista all'hotel Claudiani per affrontare il tema "Adulti assenti, adolescenti infelici". Nel 2018 il pontefice ha programmato il Sinodo dei giovani e potrebbe arrivare nel nostro capoluogo


Don Gino Rigoldi
di Maurizio Verdenelli
Gesù? “Un figo della madonna”. Parola di don Gino Rigoldi, da 45 anni cappellano del carcere minorile ‘Cesare Beccaria’ di Milano. In realtà la colorita definizione che don Gino, nel sorriso generale della saletta del ‘Claudiani’ per il secondo appuntamento ieri sera di ‘Incontri d’Autunno, ha ripetuto più volte, appartiene uno dei suoi assistiti, ‘figli di un dio minore’. “Ne arrivavano fino a 1.200 l’anno, ora meno, ma nell’ultimo periodo ho visto un cambiamento. In peggio”. Il cappellano considerato fino a poco fa “un pericoloso comunista” (sua, la definizione) ed ora accolto negli anni di Francesco in Vaticano come relatore in congressi internazionali, parla di futuro, di famiglia: due totem invisibili agli occhi delle generazioni perdute di questi ultimi dieci anni. Quelli di Telemaco, il figlio alla ricerca di Ulisse, il padre perduto nella vastità del mare dopo la guerra di Troia. Allora può andar bene pure un Cristo visto se non come padre almeno come un amico trendyssimo. “Il cardinal Martini – dice don Gino mentre i ricordi gli frullano in mente tanto da rendergli le frasi un po’ a metà- un giorno mi convoca: ‘Io del tuo settore so poco: va dunque avanti in autonomia. E se qualcosa non mi dovesse andare, te lo dirò’. Non mi ha mai richiamato…. Da parte mia ho sempre lavorato su due principi-cardine: relazione e sogno. Realtà e sguardo all’infinito”.

“Adulti assenti, adolescenti infelici: il disagio di una generazione che vede la scala dei valori capovolta” il tema fissato dal circolo Aldo Moro per il cappellano del carcere minorile e lui è entrato subito in argomento: “I miei ragazzi, che intorno ai vent’anni in media lasciano l’istituto per decorrenza di pena, avevano ben presente fino ad un decennio fa un’idea di futuro: lo volevano afferrare. Il dialogo con loro era proprio sulle possibilità di questa idea che si erano prefigurati. Ora? Dov’è il padre? Dov’è la famiglia? Dissolti. La richiesta affettiva è cresciuta a dismisura”. Come successo con “Angelo”, ragazzo pronto ad essere dimesso senza però avere idea di dove andare. “Gli dissi: qui al ‘Beccaria’ ho due stanze – racconta don Gino -, una è per te. Ed Angelo rimane così nell’ambiente che è stato per lui di detenzione ma che si rivela protetto”. In sala gli domanda un altro Angelo (l’assessore regionale Sciapichetti): ”Hai avuto qualche esempio di redenzione in particolare?”. “Sì. Una domenica vedo un macchinone bianco: dentro un signore, la sua bella moglie bionda e tre figli. ‘Don Gino, non mi riconosci? Eccome. Era la birba più matricolato che avessi mai avuto. Era diventato, ancora lo è, il più importante produttore di arredo bagno del Centro Italia. Un successo che fa bene al cuore. E possiamo rallegrarci visto che da noi, rispetto al 78% della media nazionale, soltanto il 15% ricade”. Don Gino è un punto di riferimento anche per il ‘dopo’. “Ho fatto chiudere un ristorante che pagava uno dei miei ragazzi appena qualche euro. Il titolare mi ha risposto: In ogni caso sono occupati. Ho chiamato la Guardia di finanza”. Con una sua associazione don Rigoldi ha rapporti di amicizia e volontariato in Romania: “Ne ho portato 1.600, di ragazzi oltreconfine, molti anche del ‘Beccaria’. Un’esperienza positiva, che continua”. E su Macerata: “Questa è una città adatta per un progetto di recupero, per ‘buone cose’. Vi prego fate qualcosa, perché il problema più grande è la mancanza di progetti per la riabilitazione definitiva di questa gioventù che a me pare la ‘più bella’ nonostante tutto”.
Tuttavia se in sala non c’era l’assessore comunale ai Servizi Sociali, erano presenti numerosi giovani e soprattutto genitori e docenti. Che hanno bersagliato di domande don Gino. Dal sangiustese Florindo Mancinelli (quattro figli dai 10 ai 35 anni d’età) l’analisi negativa sulle scuole che non prendono troppo in considerazione le istanze da parte dei genitori, mentre dalla professoressa Daniela Meschini è venuto il grido d’allarme sulla sua scuola (la sede coordinata dell’Ipsia Corridoni) dove “ci sono le sbarre come in un carcere”. Tutti attorno al cappellano, in pantaloni neri e camicia celeste, introdotto dal professor Luca Girotti. Il docente di Unimc ha parlato di ‘adultismo’ e di ‘adulescenti’. Il primo termine ad indicare l’imitazione da parte dei minori nei confronti dei ‘grandi’, il secondo l’eterno desiderio dei ‘cinquantenni’ di restare ‘adolescenti’. Due distorsioni chiarissime, la prima sulla strada di una pedagogia vera. Ed ancora a proposito di adolescenza, don Gino ha fatto riferimento al ‘Sinodo dei giovani’ che papa Francesco ha programmato entro il 2018. E in sala al ‘Claudiani’ un fremito: il papa sarà a Macerata, come 25 anni fa il suo predecessore san Giovanni Paolo II, al 40esimo pellegrinaggio Macerata-Loreto, a consegnare la Croce ai giovani. La data: il 9 giugno 2018. E così come il 19 giugno 1993 fu necessario trovare un’altra location rispetto allo stadio Helvia Recina per ospitare una tale, eccezionale occasione (fu al centro fiere e non a caso il presidente della Provincia, Pettinari, ha voluto intitolare a papa Wojtyla il vicino ponte) così sarà per papa Francesco. A Fabriano, attorno alla Casa del clero dove vive il fondatore del Pellegrinaggio, ‘don’ Giancarlo Vecerrica, si ‘dà’ pur tra i sussurri la notizia per sicura. Così sicura che il dubbio grave è paradossalmente il fatto che quando 25 anni fa girò la voce della presenza del papa, fu lo stesso ‘don’ Giancarlo a smentire a chi scrive la straordinaria ‘esclusiva’ -“Lo feci per salvaguardare la sicurezza del pontefice” mi disse poi a mò di scusa l’ex vescovo fabrianese.

Macerata-Loreto al traguardo dei 40 anni, Papa Francesco annuncia il “Sinodo dei Giovani”