Crisi alla Alma:
40 dipendenti verso la mobilità
MONTECOSARO - La società nata dalla fusione delle aziende Manas e Alfieri lo ha annunciato con un avviso nelle bacheche dello stabilimento. Gli esuberi previsti riguardano 27 operai, 12 impiegati e un intermedio. Ci sono 75 giorni di tempo per rendere definitive le procedure

La Manas di Montecosaro: dalla fusione dell’azienda con il gruppo Alfieri è nata l’attuale Alma
Alma in crisi, la società di Montecosaro nata dalla fusione dalle aziende Manas e Alfieri metterà in mobilità 40 dipendenti. L’annuncio è stato dato ieri mattina con un avviso nelle bacheche aziendali. E’ previsto un periodo di 75 giorni per rendere definitive le procedure e gli esuberi previsti riguardano 27 operai, 12 impiegati e un intermedio. Attualmente lavorano nell’Alma 92 dipendenti (46 operai, 40 impiegati e 6 intermedi). La fusione delle due storiche aziende del territorio, completata nel settembre del 2014, non ha portato i risultati previsti sul mercato e l’avvio della procedura di mobilità è risultato inevitabile. Data la cattiva situazione produttiva dell’azienda, già dall’inizio dell’anno la maggior parte dei dipendenti era sotto contratto di solidarietà con orario lavorativo ridotto.
anche noi quando andremo a votare dovremo dimostrare di essere interessati ad altro piuttosto che alle loro poltrone. Finchè a governarci sarà gente ultraliberista e priva di scrupoli come questa i problemi saranno sempre gli stessi.
La Alma come tante altre fabbriche nostrane ( è cosi dappertutto..) dimostrano che la crisi per loro è vero che è superata, però all’estero. Qui hanno lasciato, lasciano o lasceranno solo interminabili file di disoccupati.
Infatti,il Cleto Sagripanti casualmente rappresentante europeo x il calzaturiero spingerebbe per il made in europe..che vuol dire tutto meno che made in italy,quindi scorporiamo I cinesi che gia’ qui ci tolgono il lavoro con una concorrenza che dire sleale e’ un eufemismo,ditemi cosa ci rimane del decantato artigianato locale di cui ci si riempie la bocca in tv e sui giornali,poi ci si lamenta pure che le maestranze locali x fare scarpe non si trovano piu’….chi e’ quel giovane che anche se avesse la passione e la voglia di imparare, vedendo l’aria che tira ,persegue questo suo intento? Magari impara a promuntare o a tagliare ma rischia in pochi anni di dover emigrare in Cina per poter lavorare..
Un sentito grazie ai politici che per anni hanno concesso finanziamenti e aiuti a ditte in difficolta’ che poi una volta sanate se se sono andate all’estero senza che nessuno alzasse un dito x dirgli…o rimani e crei lavoro o rendi cio’ che hai avuto…
Carina questa del Made in Europe. Poi suffragata da un italiano che pur di farsi i c…i suoi vorrebbe affossare ancora quelli che solo con il Made in Italy hanno speranza di non affogare. Questo Sagripanti, per quel poco che mi ricordo di aver letto su di lui, veniva raccontato come un grande sostenitore del lavoro locale, fautore del Made in Italy a tutte le Fiere Micam, presidente di tutte le associazioni calzaturiere, industriale lungimirante ( e con questa ambigua idea del Made in Europe lo dimostra ). Probabilmente visto l’insostenibilità della tassazione va all’estero mentre i cinesi vengono in Italia. Saranno i cinesi alla fine se cominceranno a fare cose di lusso e le sanno fare, da secoli, abbandonando la bassissima qualità dei loro prodotti che hanno invaso come una delle settime piaghe d’Egitto, quella delle cavallette, tutto il mercato italiano ad averne la gestione. Sanno fare di tutto, dalla punta di spillo al auto pressurizzata con alimentazione eolica con pannelli solari, cinque porte, 4X4 per il nuovo mercato che si sta aprendo per il momento su Marte. E le scarpe, non saranno Made in Europe ma Made in Italy ma fatte da cinesi e che ci terranno a dimostrare che le loro scarpe hanno la Doc e la Igbt, come i vini italiani che non si possono taroccare cambiando l’etichetta. Far passare un vinello del cantinone dei Fratelli Mazzamauro con sede a San Savino per un Barbaresco del 2008 o un Amarone del 2015 o un Bardolino di pronta beva, sarà molto difficile. Andate all’estero, ma quando tornerete, col cavolo che i cinesi vi faranno posto con il vostro Made Rpc o in China.Cari Sacripanti e simili sarete voi i cinesi del futuro che entrerete di nascosto in Italia e occuperete gli spazi produttivi già da tempo abbandonati e ancora non demoliti e alle fioche lampade all’acetilene, farete scarpe con gli scarti buttati dai produttori cinesi e alla mattina vi recherete nei vari mercati a mostrare la vostra mercanzia, su di un telo polveroso e sudicio e i vostri clienti saranno quei dipendenti che avete buttato in mezzo alla strada e che vi pagheranno con una bella tranvata sui denti. Pensate di essere furbi, ma i cinesi non torneranno più a morire di fame per mancanza di riso. E noi mangeremo piatti di pianto, con le vostre lacrime che saranno quelle che alla fine sol vi resteranno. Quest’ultima frase, mi è venuta proprio bene, la similitudine è degna di un Manzoni. Mi congratulo con me. stesso. Voi congratulatevi da soli, ma ricordate che anche in Marocco ed altrove state furbamente insegnando ad attaccare ” sola, tacco e tomara “.