Cappellani militari al fronte,
assistenza totale ai soldati

MACERATA - Un libro dà lo spunto per un interessante incontro sul tema a Unimc promosso da Anmig
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L’incontro al polo Pantaleoni di Macerata

 

I cappellani militari d’Italia nella Grande guerra. Il libro a cura di Vittorio Pignoloni è stato lo spunto per un interessantissimo momento di approfondimento  offerto dalla Sezione Anmig (Associazione nazionali mutilati e invalidi di guerra) di Macerata in collaborazione con la Curia vescovile, l’università di Macerata, l’associazione Vittime Civili e il Comitato d’Intesa Associazioni d’Arma di Macerata. Una sala gremita con la gradita presenza del prefetto Roberta Preziotti, del comandante dei carabinieri di Macerata Luigi Ingrosso e altre autorità  militari, insieme ad altre associazioni come il Centro Studi Maceratesi con il suo presidente Alberto Meriggi, l’Istituto storico del Risorgimento con il presidente Carmelo Capuano, e Sandra Vecchioni, presidente dell’Associazione Vittime Civili.

cappellani-militari-anmig-2-325x135Gilda Coacci, presidente della sezione Anmig di Macerata ha aperto i lavori ringraziando i presenti, tra cui molti giovani, e tutti coloro che hanno collaborato alla realizzazione di questa iniziativa. Dopo il saluto del rettore Unimc Francesco Adornato, sono intervenuti i relatori: Angelo Ventrone, docente di Storia contemporanea, Santo Marcianò, arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia e il cappellano militare Eraldo Vittori.

cappellani-militari-anmig-3E’ stato hanno approfondito il tema evidenziando diverse letture sulla presenza dei sacerdoti nei reggimenti della prima Guerra Mondiale come ad esempio “le Case del Soldato, gestite proprio dai cappellani militari a cui era affidata, nell’assenza di un intervento diretto dello Stato fino a Caporetto, buona parte dell’assistenza morale e materiale dei soldati al Fronte.  “I cappellani militari – ha spiegato il prof. Ventrone – sono stati fondamentali come collante sociale tra i militari che facevano parte di un esercito frammentato da appartenenze regionali e da dialetti diversissimi e spesso incomprensibili l’uno all’altro. Novizi, chierici, conversi, seminaristi, sacerdoti, padri e appartenenti ai diversi ordini religiosi, tutti caddero sotto la chiamata delle armi. Anzi la maggior parte di loro (circa 10mila su 28mila) fu inserita a pieno titolo nei reparti combattenti senza distinzione di sorta dagli altri soldati”. I

I-cappellani-militari-dItalia-nella-Grande-guerra.Il libro presentato presenta la missione e l’opera di alcuni cappellani militari – 210 per la precisione – attraverso le relazioni-testimonianze inviate al vescovo di campo Angelo Bartolomasi al termine della Grande Guerra, è un atto di amore e un’opportunità di omaggio. Martiri e testimoni di una carità senza confini: 3 Medaglie d’Oro, 137 Medaglie d’Argento, 299 Medaglie di Bronzo, 94 Croci al  Valore militare. Un atto di fraterna solidarietà ricordare l’impegno, per tutto l’arco della guerra, dei 2048 Cappellani (e dei circa 500 Aiuto-Cappellani).

Il vescovo Nazzareno Marconi ha poi sottolineato come il ricordo deve diventare memoria e infine  Santo Marcianò ha ricordato lo scritto della prefazione al libro «È il cuore umano che vale la pena di amare e di educare sempre, anche nel buio disumanizzante della guerra, perché possa ritrovare la propria umanità con la luce e l’amore di Dio. Dobbiamo dire grazie all’autore del libro per averlo ricordato, rammentando che i Cappellani Militari, come tutti i sacerdoti, sono stati e sono preti per questo!»

 

 

 

 

 



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