Sisma, un anno e niente demolizioni:
“così siamo bloccati in un limbo”
CAMERINO - La rabbia di una 62enne che ancora non riesce a rientrare nella sua casa agibile, gli intoppi della burocrazia e ritardi stanno trasformando la sua vita in un'odissea

Una delle case semidistrutte a Camerino
Aspetta ancora di poter rientrare nella sua casa agibile nel rione “Le Conce” di Camerino. Unico problema: la burocrazia. Tra demolizioni che non terminano, messe in sicurezza che ancora devono iniziare a un anno dal sisma e macerie da rimuovere, monta la rabbia. Ecco la lettera di Ivana Pennacchioni Scuterini
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«Mi chiamo Ivana Pennacchioli Scuterini, ho 62 anni e una splendida famiglia. Mio marito ed io abbiamo lavorato tutta la vita e grazie ai tanti sacrifici siamo riusciti a comprare la nostra casa che il terremoto, come a tantissimi altri cittadini, ha distrutto in meno di un minuto. La fortuna ha voluto che io fossi proprietaria di un’altra casa, in via Borgo San Giorgio a Camerino, un’eredità di mia nonna: questa casa è agibile. Quando abbiamo saputo l’esito del sopralluogo abbiamo creduto di aver risolto il più grande dei nostri problemi, avere un posto dignitoso dove vivere, sentirsi di nuovo a casa e non più ospiti, sentirsi al sicuro, al riparo, ritrovare la fiducia per il difficile futuro che ci attende, ma non avevamo considerato la burocrazia. Andiamo per ordine. La nostra casa agibile si trova all’interno della zona rossa del rione “Le Conce”, in mezzo ad altre case alcune agibili altre ovviamente no. Ad aprile il Comune ha notificato ad alcuni proprietari delle case inagibili l’ordinanza con la quale si dava atto dell’esito del sopralluogo e si chiedeva la firma del nulla osta alla demolizione. Una volta ricevute le varie sottoscrizioni, sempre il Comune ha inviato una successiva comunicazione con la quale si determinava che entro il brevissimo termine di giorni 3 sarebbero state eseguite le demolizioni. Nel frattempo io avevo presentato richiesta per i moduli Sae, ma il Comune ha inviato a tutti gli aventi diritto l’intimazione a scegliere tra l’attribuzione delle “casette” o la percezione del Cas (contributo autonoma sistemazione): e qui è l’inizio della fine. Ho contatto subito il Comune spiegando la mia situazione, ottenendo la risposta che al massimo entro il mese di giugno le case oggetto dei provvedimenti sopra indicati e ricadenti nella zona rossa delle Conce sarebbero state tutte demolite, in parte attraverso l’intervento dei vigili del fuoco e in parte direttamente dal Comune, e che pertanto, finite le demolizioni, la zona rossa sarebbe stata ristretta e le case agibili restituite ai legittimi proprietari: sulla base di questa informazione decidiamo di rinunciare al modulo Sae».
«A maggio i vigili del fuoco hanno demolito una sola abitazione, e tutto si è fermato. Le mie telefonate al Comune sono diventate numerose; ed ho insisto per sapere la tempistica, ottenendo sempre rassicurazioni, puntualmente smentite dall’inesorabile scorrere del tempo. Ad un dato momento mi hanno detto che entro la metà del mese di settembre tutto si sarebbe risolto e quindi le case demolite, le macerie portate via e le case agibili riconsegnate ai proprietari: a mia domanda precisa se il tutto sarebbe avvenuto entro l’anno, la risposta è stata “ma certo signora anche prima”. Il tempo passa, le ferie finiscono, il mese di settembre arriva e nulla è stato fatto. Sembrerebbe che ora i problemi siano legati all’attesa dell’approvazione da parte della Regione del progetto di demolizione e alla necessità di provvedere ad alcuni lavori di messa in sicurezza tra cui quelli relativi alla chiesa di Sant’Anna. Ma bisognava proprio aspettare 11 mesi prima di provvedere alla messa in sicurezza? Mi chiedo se tutto ciò sia possibile, se sia giusto accettare in silenzio il succedersi di tutti questi nefasti eventi. Mi chiedo se sia normale che a distanza di circa un anno dal terremoto il Comune non sia stato in grado di demolire tre case inagibili e già parzialmente crollate, se sia legittimo sprecare i denari pubblici, provenienti dalle tasse che puntualmente paghiamo, per la messa in sicurezza di edifici che all’attualità sono poco più che ruderi, se sia giusto che le macerie dell’unica casa demolita siano ancora tutte li».