Ussita ancora zona rossa,
interrogazione del M5s

SISMA - I deputati Patrizia Terzoni e Filippo Gallinella chiedono rapidità negli interventi

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La zona rossa di Ussita

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Ricostruzione ferma a Ussita, un interrogazione parlamentare presentata dai deputati  Filippo Gallinella e Patrizia Terzoni del Movimento 5 Stelle chiede spiegazioni sulle inadempienze nella gestione dell’emergenza nel comune maceratese.  I deputati M5s si rivolgono al presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al ministro dell’Interno Marco Minniti: “Chiediamo quali iniziative, di competenza il Governo intenda intraprendere affinché siano effettuate con la massima rapidità tutte le operazioni di messa in sicurezza del territorio, quali iniziative di competenza il Governo intenda intraprendere per garantire che siano portate a compimento le verifiche Fast con la massima rapidità, se intenda verificare se anche in altri comuni, colpiti dal terremoto, esiste la stessa problematica su descritta”.

Filippo-GsllinellaTerzoni e Gallinella ricostruiscono la situazione nel comune di Ussita come premessa alla interrogazione: “Ad un anno dalle prime scosse, lo stato di ricostruzione è praticamente fermo e non sono ancora stati adottati neppure quei provvedimenti volti a risolvere le situazioni emergenziali di maggiore evidenza. Tra queste la messa in sicurezza del territorio a mezzo di demolizioni e puntellamenti, con conseguente drastica riduzione della zona rossa, e la conclusione delle verifiche Fast con le relative ordinanze sindacali. La zona rossa, infatti, dal 30 ottobre è in vigore su tutte le 18 frazioni di Ussita che si estendono su un’area di circa 55,3 chilometri quadrati da allora sono state eseguite solamente 21 demolizioni, uno smontaggio controllato e cinque messe in sicurezza.  Da ciò si evince quanto poco sia stato compiuto, a parere degli interroganti, per la messa in sicurezza di tutte le frazioni, passo imprescindibile prima di procedere alla vera e propria ricostruzione. Allo stesso tempo, le verifiche Fast risultano ancora da completare e le relative notifiche e ordinanze sindacali sono molto indietro: su un totale di 1420 verifiche da fare, sono solo 165 le ordinanze emesse e ciò rende impossibile determinare lo stato reale del patrimonio edilizio e far iniziare il processo di determinazione del danno, con le successive schede Aedes, e quindi la vera e propria ricostruzione, a partire da chi ha subito danni lievi. Tali verifiche sono fondamentali anche per certificare le case agibili e quindi emanare l’autorizzazione al rientro.”


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