Il centrodestra maceratese
ha preso il via da Civitanova

LA DOMENICA DEL VILLAGGIO - Il fenomeno è in atto su scala nazionale e il centrosinistra del Pd non sembra abbastanza forte e compatto da potervi resistere
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di Giancarlo Liuti

Parrà incredibile ma a volte una foto meteorologica dice molte cose di politica che i politici non riescono a dire. La foto di cui parlo – mi piacerebbe rivederla, ora, a sostegno di queste mie righe – mostra una furibonda tempesta che sta piombando sul litorale di Civitanova, E tempesta, infatti, c’è stata. Non solo sul litorale, con pioggia e fulmini. Ma soprattutto, sempre con pioggia e fulmini, sul governo comunale, dove in quattro e quattr’otto, col sistema dei ballottaggi, il sindaco Tommaso Claudio Corvatta, centrosinistra, è stato sostituito da Fabrizio Ciarapica, esponente del centrodestra. Questa importante città ha dunque mutato , di colpo,il proprio volto politico. Sorpresa? Fino a un certo punto, giacché, escluso il Meridione, la stessa cosa è grosso modo accaduta in tutta Italia, dove il centrosinistra del Pd ha subito una dura battuta d’arresto a favore del ritorno in auge del centrodestra, provenga esso da Forza Italia di Berlusconi, o dalla Lega di Salvini o dai Fratelli d’Italia della Meloni o da quei moti di pancia che si chiamano “populismo”.

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La tempesta di domenica a Civitanova nella foto di Cristina Gigli

Ciò non deve sorprendere, ripeto, giacché il significato profondo di questi ballottaggi sta proprio nel ritorno in auge del centrodestra o, per dirla più terra terra, del cosiddetto “ berlusconismo”. E ancor meno deve sorprendere se si considera che una marcia a destra è in atto nell’intero Occidente con l’affermazione dell’ultradestro Donald Trump negli Stati Uniti, dove il moderato “sinistrismo americano” di Obama è solo un pallido ricordo.
Che ne pensa il Pd? Queste, dice, sono state elezioni “amministrative”, caratterizzate da interessi soprattutto locali, e avremmo avuto risultati ben diversi se fossero state elezioni “politiche”. Ma in tale modo di ragionare si nasconde un fragile sogno: nulla esclude infatti che per il Pd sarebbe andata pure peggio. La verità vera, infatti, è il ritorno del centrodestra a un ruolo determinante su scala nazionale e internazionale. Del resto non si vede per quale motivo le cose avrebbero dovuto prendere una piega diversa. E’ questa, infatti, l’aria che tira nel mondo. E in democrazia vince chi ha dalla sua l’aria che tira. Tutto qui, con buona pace del nostro Pd, fra l’altro già indebolito da polemiche intestine e scissioni.
Semmai bisognerebbe chiedersi per quale mistero il centrosinistra non sia riuscito, nei vari anni in cui ha governato – Moro, Ciampi, Amato, D’Alema, Prodi – a realizzare almeno in parte la sua “ideologia” e mi riferisco alla riduzione dell’eccessiva distanza civile e sociale che c’è fra i ceti agiati e quelli con meno risorse. E il “ceto medio”? Da varie parti leggo che è quasi scomparso.
Ma parlare di questo è assolutamente inutile. Oggi è cambiata l’aria che tira e quando cambia l’aria che tira – gli umori della gente comune, il suo fatalismo, il suo individualismo, il suo badare solo al presente, il suo tirare a campare – i risultati sono questi. E il Pd? Per essere soddisfatto e perfino vantarsene gi basta piazzare un sindaco là e un paio di assessori da un’altra parte. Pochino, quasi niente. Ma ha un’attenuante: l’aria che tira. E contro l’aria che tira non c’è molto da fare, se non aspettare con santa pazienza che grazie a nuovi accadimenti l’Italia esca da quella crisi non solo economica – lo Stato non ha un euro, l’evasione fiscale infuria e nuove imprese private stentano a nascere e a decollare – che ormai dura da oltre dieci anni.
E noi maceratesi? Resiste la calzatura, ma con qualche scricchiolio. E resiste l’agricoltura. E resiste il turismo. Però non resiste il lavoro, e quando manca il lavoro – la Costituzione afferma che il “lavoro va tutelato in tutte le sue forme” – ai giovani non rimane che trascorrere le notti nelle “movide” spendendo parte della pensione del nonno. Esagero nel pessimismo? Può darsi. Il che, per un ottimista come me, è davvero il massimo della contraddizione. Ma se ci penso e ci ripenso non riesco a darmi torto.

 



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