La tempesta si abbatte sul Pd,
ora il vento soffia a destra

IL COMMENTO SUL VOTO - I risultati di Civitanova rispecchiano quelli nazionali. Vince la protesta netta come a Fabriano con il trionfo dei 5Stelle. Le Marche, a causa di questa sciagurata classe dirigente, si avviano a diventare rapidamente una ex regione rossa
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La “tempesta” di ieri pomeriggio a Civitanova

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di Fabrizio Cambriani

È stato verso le sette del pomeriggio. Il cielo si è improvvisamente coperto di nuvoloni, prima grigi, poi sempre più scuri. Venivano, improvvisi, dal mare. Bassi e sempre più minacciosi. Quella che era una bellissima domenica d’estate con il mare calmo e il cielo terso, volgeva in tempesta. Un nubifragio che ha quasi spazzato via in un colpo solo il Partito Democratico. Il principale partito di governo. Sia nazionale che regionale. È stata una disfatta completa su tutto il territorio. Resta qualche roccaforte al sud e alcune sparute vittorie sparse qua e là.
Volendo usare un’espressione già rodata verrebbe da dire che si chiude una fase, ma non se ne riapre un’altra. I dati impietosi dicono che responsabile di questa macelleria politica è l’intera classe dirigente del Pd, Renzi in testa. Dopo il boom delle europee ha preso in mano la guida della nazione e ha portato a casa solo insuccessi. Oppure bocciature da parte degli elettori o dagli organi di garanzia costituzionali. Ha cominciato navigando su di un oceano sterminato e si ritrova a nuotare dentro un piccolo acquario da salotto. Peraltro in compagnia di pochi spelacchiati pesci mal colorati. A seguire tutti i massimi dirigenti del partito, a ogni livello, che potevano e dovevano correggere la rotta, ma non lo hanno fatto per pavidità. O per personale convenienza. La politica non perdona e non risparmia nessuno. E, come nel poker, vale la regola che adesso bisogna infierire sul perdente.

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Francesco Comi con Matteo Renzi

Non è stato un voto amministrativo, né locale. È stato un voto politico forte e chiaro. Contro il sistema di governo e contro il Partito Democratico di Matteo RenziGià quindici giorni fa le prime avvisaglie di sfratto. Ma per Renzi si trattava incredibilmente di “buoni dati.” Eppure il centrodestra, dormiente da anni e verosimilmente destinato ad essere impagliato e riposto come un soprammobile in salotto, resuscitava sulla scia di sconfitte mai analizzate nel tempo, né tantomeno elaborate da parte del Pd. In soli quindici giorni si è consumato il collasso definitivo di un partito e di un’intera sua classe dirigente. Che, per esempio, di martedì proponeva accordi con Forza Italia e giovedì indicava un listone con Pisapia. Un bipolarismo tendente alla schizofrenia politica che la gente non solo non apprezza, ma non capisce proprio. Che dire poi del gesto odioso e provocatorio di un governo che a marzo elimina i voucher, per evitare il referendum e li reintroduce a maggio, di notte e di nascosto? Ma anche dopo questa inedita Caporetto che cede al centrodestra moltissime importanti amministrazioni, la reazione di Renzi è che non è successo niente di grave. Costa dirlo, ma questi dirigenti politici e amministratori di primissimo piano, vivono in un’altra dimensione. In un mondo tutto loro che non contempla contraddittorio, né altra forma di dialogo. Vogliono, anzi pretendono adulazione e fedeltà cieca. Chiunque provi a opinare o insinuare solo qualche dubbio diventa, seduta stante, loro nemico giurato.

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Il risultato del ballottaggio tra i candidati Ciarapica e Corvatta

Pesantissimo il bilancio nelle Marche. Il Pd, dopo il primo turno lascia sul campo pure le rovine di Civitanova e Fabriano, con risultati da cappotto. Pensare che solo due giorni prima il governatore Ceriscioli, manco fosse il Marchese del Grillo (quello dell’io so io e voi non siete un cazzo!), firmava un decreto in cui nominava nella sua segreteria, nientemeno che la mamma di un parlamentare del PD, attualmente in carica, incurante di ogni reazione dell’opinione pubblica (leggi l’articolo).
Le Marche, a causa di questa sciagurata classe dirigente – che accamperà scuse e pretesti degne della miglior vena di John Belushi – si avviano a diventare rapidamente una ex regione rossa. Al netto di un diffuso, preoccupante astensionismo vince la destra. Nemmeno quella moderata che conoscevamo, propria di Berlusconi. Vince la protesta netta. Senza sfumature, né compromessi. A Civitanova Ciarapica, che al primo turno si è afferma solo timidamente, sbaraglia Corvatta. A nulla serve l’accordo dell’ultima ora con Ghio e i loro accorati appelli, in nome di un ignorato galateo istituzionale.

Vince dovunque la rottura radicale con la storia e con la tradizione, come nel caso clamoroso di Fabriano. Una recisione netta di quel cordone ombelicale che univa la città alle fabbriche della famiglia Merloni e ne facevano, in tutto il mondo un caso di scuola. Finito il tempo dei metal mezzadri, con lo stipendio sicuro e la terra che restituiva messi e vino, si apre una fase tutta ancora da scoprire. Anche se davanti non si intravvede niente. Se non la voglia di dire basta con la solita classe dirigente. A caldo verrebbe da dire che a Fabriano, vince la paura. Ma non sarebbe un’analisi corretta. Il dato della città, consegnata al Movimento 5 Stelle, credo sia più che simbolico. Coinvolge tutte le Marche e indica una direzione da tenere politicamente d’occhio.

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