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Ricostruzione impossibile
con finanziamenti insufficienti

SISMA - La tabella 6 della Bozza di ordinanza preparata del Commissario Errani prevede “costi parametrici” per interventi di “miglioramento sismico” assolutamente inadeguati per edifici oltre 200 metri quadri. Secondo i primi calcoli si ritiene che il contributo statale potrà coprire appena il 50% dei costi. E a chi ha perso tutto, compreso il lavoro, non troverà neppure una banca che gli dia il mutuo
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di Ugo Bellesi

Nella vasta area sconvolta dal terremoto si è aperto un nuovo fronte di contestazione provocato (“ad arte” secondo alcuni) dalla bozza di un’ordinanza del Commissario per la ricostruzione nei territori interessati dal sisma, quella che riguarda i “costi parametrici” per interventi di “miglioramento sismico”. Infatti mentre da un lato si prescrive tassativamente che gli interventi debbono essere “finalizzati a raggiungere una resistenza alle azioni sismiche, ricompresa entro i valori del 60% e 80% di quelli previsti per le nuove costruzioni…” dall’altro i costi parametrici sono inversamente proporzionali rispetto alle dimensioni dell’edificio. In pratica a minore dimensione corrisponde maggior impegno finanziario e quindi rimborso da parte dello Stato. Al contrario chi avrà maggiori spese per un edificio più grande avrà un contributo molto inferiore. Infatti per strutture di 120 mq. a livello operativo LO (danni lievi) il costo parametrico è di 370 euro, a livello L1 è di 900 euro, a livello L2 è di 1.150 euro, a livello L3 è di 1.350 euro. Per strutture da 120 a 200 mq. a livello operativo L0 (danni lievi) il costo parametrico è di 222 euro, a livello operativo L1 è di 540 euro, a livello operativo L2 è di 700 euro e a livello operativo L3 è di 800 euro. Per strutture oltre i 200 mq. il costo parametrico a livello operativo L0 (danni lievi) è di 111 euro, a livello operativo L1 è di 270 euro, a livello operativo L2 è di 360 euro, e a livello operativo L3 di 430 euro.

Vasco Errani e Fabrizio Curcio

Questo è quanto prevede la Tabella 6 della bozza di ordinanza in merito ai “costi parametrici”. Il che significa che lo Stato metterà a disposizione finanziamenti del tutto insufficienti, e ciò contrariamente agli interventi economici promessi, con seria possibilità che i danni dovranno pagarseli i cittadini terremotati. Infatti, alla luce della bozza dell’ultima ordinanza del Commissario il risarcimento dei danni, soprattutto per gli edifici inagibili o crollati, non arriveranno – secondo calcoli fornitici da un ufficio tecnico comunale – neanche a coprire il 50% dei costi necessari per la ricostruzione.

In base alla tabella sopra riportata è evidente che il proprietario di una casa di campagna danneggiata, che facilmente supera i 200 mq. non riuscirà a fare né miglioramento sismico, né adeguamento e tanto meno ricostruzione in base al livello di intervento previsto dalle norme. Infatti il rimborso dello Stato sarà solo parziale e non consentirà di avere le caratteristiche richieste. Quindi l’ulteriore spesa necessaria per completare l’opera di intervento sarà a carico del proprietario. E questo mentre ufficialmente, in dichiarazioni ufficiali, si continua a sostenere che “il contributo dello Stato sarà del 100% a sostegno dei costi della ricostruzione, come prima e meglio di prima”. E alcuni sindaci dei Comuni non ricompresi nell’elenco di quelli maggiormente colpiti sono ancora convinti che “i finanziamenti saranno al 100 per cento per le prime case nei centri storici e al 50 per cento per quelle fuori perimetro”.

E il discorso vale anche per i piccoli proprietari di abitazioni (quelle al di sotto dei 120 mq.). A gente che ha perduto tutto (anche il lavoro) come si fa a pretendere che affronti spese così ingenti? Figuriamoci per quanti hanno avuto distrutta la seconda casa, ereditata magari dai nonni e che abitano lontano dalla zona del sisma. Tutti o quasi preferiranno rinunciare a ricostruire la loro casa se lo Stato dà contributi assolutamente insufficienti. Qualcuno minaccia di aprire un contenzioso per la disparità di trattamento tra proprietari di piccole e di grandi abitazioni. I più (compresi i sindaci ovviamente) sperano soltanto che quelle cifre previste nella tabella 6 della bozza di ordinanza del commissario siano riviste e migliorate sensibilmente.

Visso

In caso contrario apparirà evidente che la strategia unica è quella di “desertificare” un territorio che fino a sette mesi fa era fiorente, ricco di turismo, di imprese, di iniziative che attiravano non solo italiani ma anche tantissimi stranieri che spesso hanno trasferito qui la loro residenza perché avevano trovato una qualità della vita raramente riscontrabile altrove. Così la nostra “Italietta” (e quanto dispiace scrivere questa parola!) dimostra di voler giocare sempre al ribasso. Anziché guardare lontano cercando di trasformare l’emergenza in una occasione di rilancio si prova soltanto a “metterci una pezza”. Anziché promuovere un “concorso di idee” tra le Scuole di architettura italiane (e perchè non europee?) per le migliori soluzioni da proporre per la ricostruzione in un’area così vasta e sismicamente a rischio mediante l’utilizzo di materiali innovativi e tecniche costruttive antisismiche, si preferisce dare un modesto contributo a chi vuol rifarsi la casa soltanto come “miglioramento sismico”. Questa è una proposta “irricevibile” per chi, avendo perso il lavoro, non potrà ottenere neanche il mutuo da una banca.

L’area del terremoto potrebbe diventare – ed è stato ribadito in vari convegni e tavole rotonde in questi ultimi mesi – un laboratorio capace di richiamare progettisti (in competizione tra loro per sperimentare le loro ide innovative) ma anche le imprese edili più moderne capaci di guardare al futuro per imporsi poi anche nei mercati esteri. E tutto questo potrebbe rilanciare l’industria edilizia dell’Italia centrale. Industria edile capace di rilanciare con l’indotto l’economia di un intero territorio. Ma rimaniamo con i piedi per terra. E guardiamo la realtà, che ci dice che è in atto il trasferimento massiccio di attività commerciali dall’entroterra verso la costa. Vedi l’esempio della Vissana Salumi che apre a Piediripa. Vedi la norcineria Altonera trasferitasi a Campocavallo di Osimo. Vedi l’”Eden” di Visso che ha aperto a Porto Potenza Picena. Vedi l’azienda Filotei di Pescara del Tronto che ha portato la sua sede a Centobuchi.

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