Riaperto il Cappellone di San Nicola:
«La Sistina delle Marche» (Foto/Video)
TOLENTINO - Il capolavoro di arte trecentesca da oggi è stato restituito alla comunità. Il vescovo Nazzareno Marconi: «Opera di grande importanza non solo dal punto di vista artistico, ma anche religioso». Il sindaco Mauro Sclavi: «Per dieci anni non abbiamo potuto alzare gli occhi verso questo cielo». Il governatore Francesco Acquaroli: «La ricostruzione è un dovere, una sfida costante e una responsabilità che sentiamo nostra dal primo giorno»

Il Cappellone di San Nicola
di Francesca Marsili (Foto e video di Federico De Marco)
Come uno scrigno, il Cappellone della Basilica di San Nicola è tornato a mostrare la sua luce dopo un complesso lavoro di restauro a causa del sisma. Oggi, nel giorno dedicato alla morte del Santo, il capolavoro di arte e fede Trecentesca è stato restituito alla comunità. Dopo una lunga attesa, gli occhi dei fedeli possono tornare finalmente ad ammirare l’immenso ciclo di affreschi di scuola giottesco-riminese che si specchia in quell’inconfondibile volta azzurro lapislazzuli intessuta di eternità.

La cerimonia, avvenuta alla presenza delle più alte cariche religiose, politiche e militari del territorio, ha segnato un momento particolarmente atteso dall’intera comunità, così legata a San Nicola, frate agostiniano.
Nel Cappellone, illuminato in tutta la sua ritrovata bellezza da una luce soffusa che ha reso ancor più intimo il momento, c’erano i relatori: il presidente della regione Marche, Francesco Acquaroli, il sindaco di Tolentino Mauro Sclavi, il vescovo Nazzareno Marconi, padre Massimo Giustozzo, priore della comunità agostiniana di San Nicola, padre Gabriele Pedicino, padre provinciale agostiniani, la direttrice dei lavori Ilaria Persico e Katiuscia Faraoni, responsabile dell’ufficio lavori pubblici del Comune. È intervenuto in collegamento Guido Castelli, Commissario Straordinario per la Ricostruzione Sisma 2016.

Il resto dei presenti, considerate le dimensioni del Cappellone, hanno invece seguito la cerimonia dalla navata centrale della basilica grazie ai monitor.

«Ringrazio chi ha lavorato alla riapertura del Cappellone e chi sta lavorando ogni giorno per restituire normalità a questa terra a dieci anni dal sisma – ha detto il presidente Francesco Acquaroli -. La ricostruzione è un dovere, una sfida costante e una responsabilità che sentiamo nostra dal primo giorno. Quella di oggi è una bella giornata perché, proprio nella ricorrenza di San Nicola, restituiamo alla comunità un luogo dal profondo valore simbolico e spirituale.

Tutto questo è reso possibile anche della volontà del Governo che sta mettendo tutta la forza e l’impegno possibili in una priorità riconosciuta da tutti come un obiettivo dello Stato. Questo ci deve spingere a fare sempre di più e meglio, per dare risposte rapide alle famiglie sfollate, alle attività colpite e ai giovani allontanati troppo a lungo dalla loro quotidianità. Non è semplice: la burocrazia ha pesato soprattutto nella prima fase e l’impatto della distruzione è stato tale da rendere la ricostruzione un percorso lungo e complesso».

Il presidente di regione Francesco Acquaroli
«In un luogo così simbolico – ha proseguito il governatore – ci tengo a condividere una riflessione. La nostra è una storia e una civiltà imponente, che trae forza dalle persone e dai valori profondi che ci sono stati trasmessi. Principi che abbiamo il dovere di recuperare, proprio oggi che in molti li stanno smarrendo. Quanto realizzato qui è la dimostrazione di come la fede e la spiritualità sappiano rigenerarsi, generando speranza e futuro. L’augurio è che l’apertura di questa cappella sia un’occasione per riflettere sul senso della nostra storia e sulle basi della nostra civiltà. In quest’epoca complessa, accanto alla ricostruzione materiale dobbiamo creare una società solida per i giovani: potremo beneficiare di molti beni materiali, ma abbiamo il dovere di riempirli di valori autentici».

Il vescovo Marconi e il sindaco Mauro Sclavi
Il ciclo di affreschi del Cappellone è uno dei più integri del Trecento italiano. La critica lo assegna concordemente a Pietro da Rimini e alla scuola riminese, in un cantiere aperto nei primi decenni del secolo, poco dopo la morte del santo.

Le dipinture successive ne avevano compromesso la leggibilità: solo con la campagna di restauro del 1891 il ciclo è riemerso, aprendo la strada alle prime attribuzioni. L’impianto è un racconto che si legge girando su se stessi. Nelle quattro vele siedono gli Evangelisti, ciascuno affiancato da un Dottore della Chiesa, chini sui volumi aperti. Alle pareti, in registri sovrapposti, scorrono le storie della Vergine, quelle di Cristo e i miracoli di Nicola. Tutto converge nella Crocifissione, sopra il piccolo altare in marmo. Il fondo blu, profondo e uniforme, è la ragione per cui il Cappellone viene accostato alla Cappella degli Scrovegni.

La basilica era tornata regolarmente al culto già nel dicembre 2018, dopo le scosse del 2016. Ma il complesso monumentale portava ferite più profonde, e dall’aprile 2024 è stato interessato da un intervento ampio: consolidamento della facciata e del campanile, con il recupero dei fregi in pietra, poi le pareti esterne verso piazza Silverj, la Cappella del Santissimo Sacramento, il presbiterio, l’abside. Nel dicembre 2024 la rimozione delle impalcature aveva già restituito ai tolentinati la facciata, in tempo per l’anno giubilare. Sul Cappellone si è intervenuti su due fronti insieme: il consolidamento strutturale e il restauro della materia pittorica.

La navata principale dove è stato possibile seguire la cerimonia
«Per dieci anni non abbiamo potuto alzare gli occhi verso questo cielo – ha esordito commosso il sindaco Sclavi sotto le volte restaurate -, è una riapertura che unisce arte e spiritualità: il tutto è stato legato dal lavoro instancabile e certosino degli uffici del Comune, dell’Ufficio della Ricostruzione, della Soprintendenza e dell’impresa, che hanno cullato questo mondo in cui vivono i frati. Questo luogo sottolinea quanta bellezza artistica c’è nella nostra terra, che può e deve essere vissuta, visitata e apprezzata. Oggi – ha concluso il sindaco – questa bellezza non riapre solo alla città, ma al mondo».
La riapertura arriva al termine degli interventi di consolidamento e restauro eseguiti nell’ambito dei lavori post-sisma 2016. Il cantiere, durato diversi mesi, ha riguardato l’apparato pittorico: sono stati rimossi gli inserti protettivi temporanei, consolidati alcuni distacchi e recuperata la leggibilità dei colori originali. La copertura non è stata invece interessata dai lavori.

Gli affreschi del Cappellone
Collegato da remoto, Castelli ha aggiunto: «La ricostruzione dei beni culturali richiede una responsabilità particolare. Una casa può essere ricostruita; un’opera d’arte, se perduta, non può essere replicata. Per questo bisogna intervenire con competenza, prudenza e con la consapevolezza che non stiamo lavorando soltanto per noi stessi, ma per le generazioni che verranno.
La riapertura del Cappellone di San Nicola – ha detto – è il risultato di un lavoro nel quale ricerca scientifica, esperienza artigianale e innovazione hanno dovuto procedere insieme. È anche la dimostrazione di quanto la ricostruzione dell’Appennino centrale possa diventare un grande laboratorio di competenze, capace di mettere in campo l’eccellenza italiana nella conservazione e nel restauro. Ma il lavoro non si ferma qui».

Da sinistra: il Governatore Francesco Acquaroli, il sindaco Mauro Sclavi, la direttrice dei lavori Ilaria Persico, la responsabile dei Lavori pubblici del Comune Katiuscia Faraoni e Marta Paraventi, docente di Storia dell’Arte medievale all’Accademia di Belle arti di Macerata
Le risorse disponibili e quelle in corso di approvazione permetteranno di proseguire gli interventi e di restituire progressivamente alla comunità gli altri spazi della Basilica. Ricostruire un luogo come questo non significa soltanto riparare murature e consolidare intonaci. Significa ricucire una relazione: quella tra una comunità e la propria storia, tra la fede e la bellezza, tra la memoria e il futuro. È questo il senso più profondo della ricostruzione – ha concluso il commissario – non restituire soltanto gli edifici, ma la vita e il futuro delle comunità dell’Appennino centrale».

Per il vescovo Nazzareno Marconi la Basilica «È la Sistina delle Marche del 1300. È un’opera di grande importanza non solo dal punto di vista artistico, ma anche religioso: offre una vera e propria catechesi che intreccia la vita di Maria, quella di Cristo e quella di San Nicola in un unico discorso, aiutandoci a comprendere i fondamenti della nostra fede. Siamo particolarmente felici che si possa tornare qui anche a pregare. Le persone sono abituate a fermarsi nel Cappellone per chiedere l’aiuto di San Nicola, e il fatto di poter ricominciare a farlo è una bellissima notizia per tutti noi».

Padre Massimo Giustozzo
Padre Massimo Giustozzo ha sottolineato: «Ci siamo sempre sentiti parte di questo Cappellone perché queste immagini raccontato la spiritualità di Sant’Agostino. Dieci anni fa, quando è arrivato il sisma, ci siamo sentiti spezzati dentro: non avere il Cappellone significava non avere attorno i nostri avi. Riaverlo oggi vuol dire ritrovare la nostra storia».

Da sinistra: padre Gabriele Pedicino, padre Massimo Giustozzo, il presidente del Consiglio comunale Alessandro Massi Gentiloni Silverj e il sottosegretario alla Giunta regionale Silvia Luconi
La cerimonia si è chiusa con una lectio “Il Medioevo ritrovato. Il Cappellone di San Nicola torna a parlare”, tenuta da Marta Paraventi, docente di Storia dell’arte medievale all’Accademia delle Belle arti di Macerata e assessore alla Cultura del Comune di Ancona.

Ilaria Persico, direttrice dei lavori



Il sindaco Mauro Sclavi
