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Casali, dove la strada crolla
e i residenti resistono

SISMA - Sono 3 o 4 persone, ma non vogliono lasciare le loro case. Qualcuno perché lì ha vissuto tutta la propria esistenza, qualcun altro perché ha il gregge con le pecore e deve restare vicino agli animali. Intanto la via che collega la frazione con Ussita è stata squarciata dal terremoto
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La chiesa di San Vincenzo e Anastasio

La chiesa di San Vincenzo e Anastasio  a Casali

Domenico Bianconi

Domenico Bianconi

 

di Federica Nardi

(foto Federico De Marco)

«Come sto? Sono solo, 82 anni in mezzo ai terremoti. Da qui non esco: ma do vado a pija i malanni de fori?». Domenico Bianconi mangia l’uva seduto davanti alla sua casa a Casali, frazione di Ussita arrampicata sulla montagna dove ora sono rimasti lui e altre 3 o 4 persone. Lui è uno di quelli che non vogliono andarsene, lo dice con quella frase in dialetto (“ma dove vado a prendere i malanni di fuori”) che nonostante il sisma, le case lesionate e la paura che in questi giorni è nell’anima di tutti i residenti di quelle valli, non si muoverà.

La strada spaccata tra Casali e Ussita

La strada spaccata tra Casali e Ussita

 

terremoto-casali-5E non lo farà anche se dalla frazione di Casali i collegamenti sono piuttosto complicati, perché la strada che va al centro è tagliata in due da una spaventosa fessura che la percorre per diverse decine di metri. C’è un’altra strada ma con due fiocchi di neve, dicono i residenti, diventa inutilizzabile. Bianconi non è il solo ad aver deciso di restare nella frazione. Con lui resta anche un pastore, Pasquale Marziali, che non può lasciare il suo gregge di pecore. Con lui c’è anche suo nipote, è piccolo ma conosce tutti, tutte le storie, casa per casa. Ne indica una con i coppi in bilico sul tetto: «Quella è la casa di Santino che è andato via per la paura e ha lasciato qui il cane che al camping di Ussita non poteva stare». Tra chi resta, invece, c’è Giovanni Cesarini, 62 anni, e una casa lesionata che si trova di fianco alla sua. Non se ne va, anche se «di notte dormo nella casetta davanti alla fontana (a pochi metri, ndr), ma poi torno qui dove ho i gatti e i cani da tartufo» dice il 62enne. Fino al 26 ottobre, giorno della doppia scossa sismica che ha messo in ginocchio l’entroterra maceratese, a Casali era aperto il ristorante “La Fonte”. Il proprietario, Vincenzo Silvestri, non lo riaprirà: «Qua chiudiamo, ma chi ci viene più dopo questo terremoto – dice – Però per chi abita qui c’è bisogno di aiuto. Non hanno niente, il posto più vicino dove comprare il pane è Pieve Torina». Pochi reduci in un angolo dove la montagna mostra le ferite del sisma. Sembra polvere bianca ma sono le tracce delle pietre che si sono staccate durante le scosse. C’è anche una chiesetta a Casali, quella dei Santi Vincenzo e Anastasio. Anzi c’era, alle scosse non ha retto e ora è crollata.

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Vincenzo Silvestri e Pasquale Marziali con il nipote

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Giovanni Cesarini

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Le macchie bianche indicano i cedimenti dei massi dalla montagna

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