Con il “Mistero buffo” al Lauro Rossi,
Dario Fo fece debordare la platea
Il premio Nobel ottenne un trionfo a Macerata nel 1991, l'anno dopo Claudio Orazi lo chiamò per lo Sferisterio
di Maurizio Verdenelli
Il primato dell’affluenza, il vero sold out, il teatro ‘Lauro Rossi’ lo conquistò con ‘Mistero Buffo’, la splendida ‘Giullarata’ di Dario Fo. Con il quale fu amore a prima vista in quei primissimi anni 90, quando il premio Nobel rappresentò il suo capolavoro a Macerata. La città, di solito riservatissima, gli decretò il trionfo. La rappresentazione fu talmente affollata, il teatro talmente strapieno che Fo ad un certo punto interruppe la recitazione per invitare un gruppo dalla debordante platea a fare il proprio ingresso sul palco! Non si sarebbe più replicata una scena simile: decine e decine di giovani sedettero a terra, gambe accavallate, nascosti sapientemente dalle quinte poste trasversalmente, ad appena un passo, due dall’attore-regista. Una serata che non dimenticherò mai, perché fui il primo ad essere invitato a salire seguito da tanti altri che attirati dalla generosa opportunità, quasi ‘volarono’ sulla scaletta posta tra la prima fila e il palcoscenico. Il giorno dopo, Dario, ormai maceratese a tutti gli effetti, chiese e subito ottenne di poter visitare le cantine dell’Abbazia di Fiastra di cui aveva sentito parlare gran bene. Nel gruppetto, fui invitato anch’io. L’attore-regista era infatti dichiaratamente in cerca di nuove ed altre forniture enologiche per Alcatraz, la residenza avveniristica (per molti versi: la benzina era sostituita dall’olio di colza e si sentiva un odore quasi di fritto dappertutto) nascosta tra monticelli e boschi subito dopo Gubbio, gestita dal figlio Jacopo, scrittore ed artista anch’egli. Il padre aveva sempre nel cuore e nelle parole il figlio: “Jacopo, Jacopo… potrebbe andar questa cosa bene per lui…”. Se non ricordo male, tuttavia non se ne fece alla fine nulla.
Ma torniamo indietro per un attimo. Prima della messinscena dei record (al botteghino) il futuro Premio Nobel tenne una ‘lezione’ nell’aula consiliare. Affollatissima anche questa: sono passati venticinque anni, un quarto di secolo ma ho nel cuore e nella mente l’impegno civile e la vis del Grande Accusatore. Disse: “Tutti i secoli hanno avuto scrittori che hanno pagato con l’esilio, con la durezza dell’esistenza e delle condanne, e talvolta con la vita il proprio impegno civile. Erano tempi bui, senza democrazia, senza libertà”. E citò tra gli altri Shakespeare. Continuò: “Ed ora che abbiamo vinto tutte le battaglie civili, che c’è pur formalmente la libertà d’espressione sancita dalla Costituzione (fece naturalmente l’esempio italiano ndr) assistiamo ad un appiattimento vergognoso. Tutti servi del principe”. Disegnò poi nell’aria con le mani un razzo: “Ecco: se tutta la produzione letteraria di questi anni fosse messa all’interno di un razzo, lanciato nello Spazio e se questo tornasse dopo anni ed anni, nessuno potrebbe identificare quella produzione con un tempo storico seppure impreciso, tanto è anonima, riverente e vile al cospetto del Potere, in un periodo storico ben definito. Come accade invece per i testi, coraggiosi, dei secoli scorsi dove per chi scriveva ‘liberamente’ c’erano il carcere e il boia”.
Tanti applausi ma pure la consapevolezza che le ‘cose’ sarebbero cambiate e che pure il giornalismo avrebbe fatto passi da gigante nel segno della libertà, al servizio della Verità e dei Lettori. Le ‘cose’, come noto, sono invece un tantino peggiorate e forse non se le sarebbe aspettato neppure il Grande Irriverente accolto come un vero amico, registrando un ‘pienone’ storico all’ombra dell’ex Palazzo del Legato Pontificio, con il dissacrante Mistero Buffo. Il rapporto che s’instaurò sopratutto con Claudio Orazi fu intenso e costruttivo e diede vita l’anno dopo all’(ante)prima di ‘Johan Padan alla discoverta de le Americhe’ in uno Sferisterio, anche questo strapieno. Ancora una grande accoglienza nella ‘cristianissima’ Macerata mentre, ad esempio, la Spagna si sarebbe dimostrata gelida. “Qui la cenere dei roghi è ancora calda” ci rivelò qualche anno dopo uno stretto collaboratore di Dario Fo, ad Alcatraz rappresentando brani dell’opera scritta per il 500. Anniversari dell’impresa di Cristoforo Colombo. In quei giorni, nella tenuta eugubina, risiedeva con tutta la compagnia anche Claudio Bisio. Che, molto amico di Dario, Franca (con la celebre coppia telefonate continue) e Jacopo, si sottopose volentieri per due, tre sere all’allora disagevole percorso Gubbio-Perugia e ritorno dove Bisio teneva spettacolo al teatro ‘Francesco Morlacchi’.



è stato uno dei attori della nostra infanzia in cui era polivalente cioè faceva di tutto e ha fotto divertire migliaia di generazione dei anni 80 un grandissimo attore che faceva di tutto e di sicuro uno dei migilore e conscittisimo anche fuori italia 😀
ma purtroppo ha terminato la sua vita e noi porgiamo le nostre condoglianze alla loro famiglia e che sia ricordato a vita anche nelle future generazioni :'( 🙁 🙁 🙁 🙁
http://www.ilgiornale.it/news/cronache/ecco-cosa-pensava-oriana-fallaci-penoso-dario-fo-1318815.html
La storia non si cambia si può stravolgere, ma non si cambia.Non aggiungo altro all’ottimo articolo di Giuseppe di Lorenzo
Sembra strano, infatti, che quel Bob Dylan abbia ottenuto lo stesso premio Nobel di Dario Fo senza prima aver mai trionfato a Macerata.
L’etica è una delle forme estreme della violenza, perché è l’amministrazione del divenire, in vista della realizzazione degli scopi che soggettivamente sono ritenuti adatti alla piena realizzazione dell’uomo.