“Nel Pd non solo giochi di potere”,
cinque sindaci chiamano a raccolta
i ribelli del post-provinciali

In vista dell'assemblea provinciale che tra una decina di giorni voterà il nuovo segretario i primi cittadini di Montecassiano, Monte San Giusto, Appignano e Poggio San Vicino convocano un incontro per giovedì sera: "Esiste un gruppo che non si riconosce in una politica fatta di tattiche volte solo ad ottenere incarichi"

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In alto il segretario dimissionario Settimio Novelli. In basso i sindaci Andrea Gentili, Leonardo Catena e Osvaldo Messi

«All’interno del Pd esiste un gruppo di amministratori e dirigenti che non si riconosce in una politica fatta di tattiche, trame e alleanze variabili che hanno lo scopo di garantire percorsi politici a chi ritiene che incarichi e ruoli di potere costituiscano l’unico metro di valutazione dell’ impegno». Post-provinciali, la lotta intestina del Pd continua. I 60 (tra consiglieri, sindaci e dirigenti di partito) che avevano chiesto la verifica della maggioranza in Regione (leggi l’articolo) si riuniscono a Montecassiano in quello che sembra essere l’inizio di un percorso alternativo verso il futuro congresso. A fissare l’appuntamento, giovedì alle 21,15 nell’aula magna del palazzo dei Priori, sono i sindaci Leonardo Catena (Montecassiano), Andrea Gentili (Monte San Giusto), Osvaldo Messi (Appignano), Paolo Teodori (Ripe San Ginesio) e Sara Simoncini (Poggio San Vicino) già traghettatori della class action contro i vertici di partito all’indomani delle dimissioni del segretario provinciale Settimio Novelli. Proprio ieri sera il direttivo ha preso atto della decisione di Novelli. In settimana verrà quindi convocata l’assemblea provinciale (che si dovrebbe svolgere nel giro di una decina di giorni) che sarà chiamata ad eleggere il nuovo segretario. L’idea di tenere attaccata la spina fino a dopo il referendum all’attuale segreteria (lacerata da profonde fratture interne dopo le accuse rivolte a Novelli da parte del suo gruppo) non sembra aver preso piede nel direttivo provinciale di ieri

«Le elezioni di Area vasta – scrivono i primi cittadini – hanno rappresentato una sconfitta pensante per chi crede in una politica animata da senso di comunità, lealtà e spirito di servizio e volta ad affrontare e cercare di risolvere i  problemi quotidiani dei cittadini. Oggi tutta la nostra attenzione si deve rivolgere invece ai cittadini, a coloro che affrontano le dure difficoltà della vita quotidiana, e per  questo hanno una visione diversa e ben più realistica e lucida rispetto a quella degli esperti e navigati politici.  Il nostro interesse è di occuparci dei problemi a partire dalla ricostruzione post-terremoto, come molti stanno già facendo nei propri comuni, e dal referendum costituzionale che può rappresentare un punto di svolta non tanto per le sorti del governo quanto per le sorti del Paese. In  caso di vittoria del sì potrà dare più stabilità e sobrietà alla politica, si semplificheranno i rapporti Stato-Regioni e si garantirà una maggiore capacità di decidere alla nostra democrazia. Vogliamo pertanto impegnarci per promuovere un nuovo percorso volto al rinnovamento del paese e della politica».

(Cla. Ri.)

 


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