Il “Panorama d’Italia”
e le virtù di Macerata
Il significato anche “politico” di questa iniziativa. Il 25 aprile e i cortei neofascisti di Roma. La democrazia sta vacillando in tutta Europa. I giovani e le “movide”
di Giancarlo Liuti
In Italia vanno in edicola due importanti settimanali che si occupano di attualità, politica, questioni sociali e culturali: “Panorama” del gruppo Mondadori e “L’Espresso” del gruppo che comprende anche il quotidiano “La Repubblica”. La diffusione del primo sta sulle trecentomila copie, quella del secondo sulle duecentomila. Diverso, se non opposto, è l’orientamento politico: “Panorama” ha un’anima di centrodestra, mentre l’anima di “L’Espresso” è di centrosinistra. Fatta questa premessa, Macerata è stata sede per tre giorni di una iniziativa promozionale del succitato periodico dal nome “Panorama d’Italia”, nel corso della quale autorevoli esponenti della cultura e del giornalismo si sono incontrati col sindaco Romano Carancini, col vicesindaco Stefania Monteverde e con altri personaggi maceratesi per conoscere e illustrare la storia, le bellezze e le tradizioni civili della città. Lo scopo era “promozionale”, ripeto, ossia “diffusionale”, ma ne è uscito un quadro molto positivo di Macerata, un quadro che poi è comparso anche nella rivista “Panorama” con un ampio articolo di Lucia Tancredi.
Tutto qui, in rapida sintesi. Ma, dal mio punto di vista, c’è qualcos’altro da porre in evidenza: la circostanza “politica” che a Macerata prevale il centrosinistra mentre, come s’è detto, “Panorama” milita su ben altre sponde. Cosa ci saremmo dovuti aspettare, con l’aria che oggi tira in Italia? Non, certamente, un inopportuno attacco al centrosinistra – o quasi centrosinistra, a guida democristiana – che a parte un paio d’anni ci governa ininterrottamente dal 1946. Ma forse, per comprensibili ragioni “ideologiche”, giudizi meno entusiastici e più distaccati di quelli che ci sono stati. Insomma, il rapporto collaborativo fra “Panorama” e le istituzioni locali ha fatto emergere uno “spirito democratico” che a più alti livelli nazionali sta purtroppo mancando del tutto e faticosamente sopravvive fra insulti, aggressioni, sparate diffamatorie, minacce, vendette. Merito dunque di “Panorama”, stavolta, e merito di una città che l’ha accolto senz’alcuna riserva mentale.
Mi rendo conto di esagerare, considerando le ragioni – ripeto – promozionali e dunque pubblicitarie della circostanza. Ma sono stati tre giorni d’aria “pulita” e se li mettiamo a confronto con l’aria “sporca” che sta tirando in Italia ce n’è abbastanza per un pur breve respiro di sollievo.
Ora cambio discorso e affronto un argomento di ben altra statura che per un’occasionale concomitanza di giorni si è presentato a Macerata subito dopo la partenza degli operatori di “Panorama”. Mi riferisco alla celebrazione del 25 aprile per l’’anniversario della Resistenza e dell’avvento della Democrazia, con le autorità locali che si sono recate al monumento di via Cioci. Tanti giovani? No, pochissimi. Soprattutto gente molto anziana che i fatti del ’45 li ricorda bene e gente un po’ meno anziana che ne ha memoria grazie ai racconti degli allora partigiani. Che possiamo aspettarci, del resto, dai nostri giovani? Di libertà, loro, ne hanno sin troppa e non si rendono conto – la società, la scuola, l’affievolirsi del concetto di legalità non li aiutano – di cosa significhi averla perduta, la libertà, e averla riconquistata a un così alto prezzo di sangue. E paradossalmente, a causa della loro naturale trasgressività, molti giovani d’oggi si schierano contro la democrazia e, com’è accaduto a Roma, cortei di ragazzi vestiti di nero e col saluto fascista hanno manifestato a favore di ipotetici regimi di estrema destra. Mai, in precedenza, il 25 aprile era stato “salutato” in questo modo. Un paradosso, ho detto, e certamente lo è. Ma non riguarda solo l’Italia.
La “democrazia classica”, quella della tolleranza e della moderazione, è in crisi dovunque, in Europa, e lo dimostrano il “lepenismo” in Francia, il “salvinismo” e il “melonismo” in Italia, l’ultranazionalismo ungherese, l’antieuropeismo inglese e, da ultimo, la clamorosa vittoria in Austria dell’estremista di destra Hofer coi partiti che per quarant’anni hanno governato non male questo paese si sono ridotti alla miseria del dieci per cento. Diceva, scherzando, Winston Churchill: “La democrazia è la peggior forma di governo ad eccezione di tutte le altre”. Aveva ragione ma le vicende di questi ultimi anni gli stanno dando torto. E qui da noi cosa accade? La nostra terra – Macerata, la sua provincia – è una terra tranquilla che non ama i salti nel buio e a parte certe piccole imprese toponomastiche per Almirante a Civitanova e a Tolentino la “democrazia classica” regge abbastanza bene. Ma presto saremo anche noi contagiati dal non vaccinabile virus che circola e qualche febbricola già cominciamo ad averla (si pensi a Salvini che va a Porto Recanati e in vista delle imminenti elezioni amministrative annuncia “ruspe” per abbattere l’Hotel House).
E i nostri giovani? Gli ideali politici e sociali non fanno parte dei loro interessi, gli basta, per ora, conoscersi, frequentarsi e fare massa nelle “movide”. Ma attenzione: ci vuol poco, via via, a dare un segno politico pure alle “movide” com’è capitato a Roma e in altre città. Sarebbe meglio che i nostri ragazzi si facessero un’idea almeno vaga di ciò che accadde ai loro nonni e ci riflettessero? Certo. Ma è solo un’utopia. Ce l’ho dunque coi giovani? No. Anzi, li difendo. Da che cosa? Dall’esserci tutti noi rassegnati a mummificarli, quei valori, nei monumenti, nei libri e nelle date di settant’anni fa senza preoccuparci di renderli presenti e attivi nell’odierno modo di vivere, che individualistico e consumistico com’è ha ben poco da spartire con gli ideali della Resistenza. E finché ai nostri ragazzi gliene parliamo come se quei valori fossero reperti museali di un glorioso ma ormai lontano passato, essi credono che la Resistenza sia una noiosa materia scolastica e non gli resta che aspettare la notte per darsi un’identità collettiva nello “stupefacente” (sì!) nichilismo delle “movide”.


















Pensate a Bancamarche: si deregolamenta il sistema finanziario e si impediscono rigorosi controlli per fare in modo che speculatori e incapaci (ma amici e amici di amici) si arricchiscano mandando in rovina migliaia di risparmiatori; poi si restituisce ad alcune delle vittime (le più povere, non per proteggere i deboli ma per pagare di meno) una parte di quanto hanno perso pretendendo l’unanime riconoscenza della gente; benché sia a spese dello Stato che si è fatto il salvataggio, mica degli speculatori e degli incapaci di cui sopra e neppure delle banche. Un gioco che non sarebbe possibile senza la complicità di numerosi giornalisti,
Siamo in un Paese che ha abbassato la guardia. Si parla solo in negativo, invece le cose positive sono molto di più di quelle negative. L’informazione non è equilibrata, si riempie solo di fattacci e di conflitti. Panorama d’Italia è stata utile per immergerci in un’altra Italia, quella della bellezza, delle eccellenze e di un futuro possibile e sostenibile. Grazie di essere venuti a ricordarcelo, non c’è solo il malaffare. I cittadini maceratesi hanno risposto bene, ho visto molta partecipazione, forse un segno di maturità.
in effetti l’obiettivo primario del renzismo è la deregulation non solo economica ma anche morale, culturale e politica, al fine di consentire il dominio assoluto dei più forti, dei più ricchi, dei più furbi, una regressione alla competizione darwiniana tenuta in scacco per secoli dalla civiltà e dalla democrazia. Basta ascoltare Renzi e i suoi cortigiani con un minimo di attenzione: spesso mentono però più spesso dicono caz.zate che sono socialmente ancora più deleterie in quanto non si limitano a contraffare la verità ma ne negano l’importanza.
Liuti ti sei dimenticato del ” zuccanismo ” a Macerata e del ” cocomerismo ” a Civitanova, due importanti riferimenti politici per chi giustamente preferisce ” La Movida ” e per chi vuole che questa Movida continui onde evitare che gruppi di questi giovani si mettano a parlare di politica in caso di sobrietà.
il problema dei nostri ragazzi viene dalla societa’,dalla nostra classe politica e dai principi morali ed etici costantemente disattesy in special modo da chi dovrebbe mostrarsi come guida del paese.I venti ed i refoli di destra sono tutti causati dall instabilita’ sociale/culturale che ci avvolge e dall’arrivo di migliaia di persone che sembrano invaderci ogni giorno di piu’ e verso le quali non essendoci una politica unitaria eutrioea ma solo una miope visione unilaterale ci sentiamo e si sentono indifesi e minacciati e l’unica risposta che pensano di avere e’ quella di un fantomatico regime certo.Perche’ i giovani cercano e vogliono certezze,vogliono valori e vogliono una politica vera fondata su ideali certi e non fatta di pupari che cambiano partiti come se fossero i calciatori dell’album delle figurine panini ove basta cambiare loro maglia per inserirli in una nuova squadra.In Italia si assiste ab tutti i livelli al trionfo del furbo e dell’opportunismo ma i giovani sono schifiti da tutto cio’.
senza considerare che i giovani vengono lasciati a se stessi a qualsivoglia livello nelle attivita’ che coinvolgono il sociale mentre si fa’ e si organizza di tutto per gli anziani e per gli immigrati.Abbiamo necessita’ di rivedere il sistema nella sua interezza e soprattutto di segnali certi seri e duri per chi commette reati e non come facciamo in italia dove quando si trova ad esempio un grosso evasore si cerca di accordarsi mentre in altri paesi lo si schiaffa in galera si butta via la chiave chiunque esso sia e si recupera tutto il maltolto con gli interessi oppure chi commette omicidio che dopo poco e’ in circolazione mentre dovrebbe marcire nelle patrie galere etc,,che esempio diamo ai nostri giovani??’
Per Ceresani. Secondo me vengono lasciati a se stessi tutti e sempre, ad eccezione dei casi l’una o l’altra categoria serva per catalizzare soldi. Tipico è il caso degli immigrati, ma ci sono molti casi in cui anche i giovani o gli anziani vengono tirati in ballo: i giovani, ad esempio sono attirati laddove si tratta di far soldi con la musica, gli anziani quando si vuol far soldi in altro modo (investimenti truffaldini, etc.). Insomma, persone come oggetti anziché come soggetti.
Iaxcobini in parte e’ vero ma e’ altrettanto vero che i centri sociali di aggregazione per anziani sono in tutti i quartieri ,che si organizzano vacanze estive ed invernali per gli anziani,etc…per i giovani non esiste nulla di simile..
Ma l’aria balsamica sprigionatasi dall’idillio tra Panorama e le istituzioni di Macerata è solo un piccolo anticipo sulle beatitudini che si vivranno nell’imminente età dell’oro quando, fondato il partito della nazione il lupo dimorerà insieme con l’agnello, la pantera si sdraierà accanto al capretto, il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo, Renzi, li guiderà.
La nostra città,nonostante le ultime amministrazioni, per tante cose, è un piccolo gioiello incastonato nelle colline maceratesi.
Quello che mi lascia basito è che tanti maceratesi abbiano avuto “bisogno” di un settimanale per avere conferma di una cosa che dovrebbe invece essere naturale.
Macerata è una bella città, nonostante le amministrazioni, chi è cresciuto a e vissuto a Macerata lo sa benissimo, e non ci ha abbisogno che qualcuno, da fuori, ce lo venga a ricordare…..
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Sul 25 aprile è ovvio che la “festa” della liberazione era assai più sentita dcenni fa quando, dopo gli anni bui della dittatura, un popolo era ritornato a respirare, sognare, costruire.
Oggi tanti, troppi, giovani non conoscono la storia ed i “vecchi” comnciano ad essere pochi per ricordare….
Se noi scriviamo qui, se non siamo tutti costretti a parlare tedesco, se c’è il sacrosanto diritto di non essere d’accordo lo dobbiamo ai tanti “govani” (di allora) partigiani (ed alleati) che sul suolo italiano lasciarono il loro sangue e le loro vite per permettere a noi di vivere una vita che a loro (la dittatura fascista e poi nazifascista) aveva negato.
Nenni disse una volta: “Io non sono certamente un uomo di cultura e alla cultura non attribuisco, per un politico, una decisiva importanza. Ma qualcosa so, qualche libro l’ho letto, anche grazie a Mussolini quando mi mandò al confino a Ponza. C’era anche Sandro Pertini. Lui, l’unica cosa che leggeva era «L’Intrepido». Il resto del tempo lo passava a giocare a briscola o a scopa coi nostri guardiani. Alle nostre discussioni sul futuro dell’Italia e del partito non partecipava quasi mai, e quando lo faceva, era solo per invocare il popolo sulle barricate, per lui la politica era solo quella”. Come fece un uomo cosiì sprovveduto a diventare Presidente della Repubblica?. Lo diventò appunto perché era sprovveduto, e come tale forniva buone garanzie di non interferenza agli uomini del potere vero, totalmente in mano ai partiti. Quello che forse nessuno aveva previsto, ma che si rivelò un particolare del tutto innocuo, era il suo demagogismo. Pertini aveva il fiuto del pubblico, e ne secondava alla perfezione tutti i vizi e vezzi. Dal video ogni tanto pronunziava terribili requisitorie contro la classe politica, come se lui non vi avesse mai appartenuto, come fece al momento del terremoto dell’Irpinia, quando accusò il parlamento di avere bocciato i disegni di legge per le misure di difesa in caso di emergenza, dimenticandosi che il Presidente della Camera che li aveva respinti era stato lui. Non perdeva occasione di dare spettacolo seguendo in lacrime tutti i funerali, baciando torme di bambini, e insomma toccando sempre quel tasto del patetico a cui noi italiani siamo particolarmente sensibili. I suoi alluvionali discorsi di Capodanno erano autentiche sceneggiate. Ma in sette anni di Presidenza, di sostanziale e sostanzioso fece poco o nulla. Della corruzione che dilagava o non si accorse, o preferì non accorgersi. Comunque, un segno del suo passaggio al Quirinale non sembra che lo abbia lasciato. Ce lo ricordiamo come un brav’uomo pittoresco e un po’ folcloristico, che seppe far credere alla gente di essere “diverso” dagli uomini politici, mentre invece era sempre stato uno di loro e non aveva mai vissuto d’altro che di politica.
PPS. UNA CITAZIONE AUTENTICA DI PERTINI, APPARSA SU “L’AVANTI” : «Il compagno Stalin ha terminato bene la sua giornata, anche se troppo presto per noi e per le sorti del mondo. L’ultima sua parola è stata di pace. […] Si resta stupiti per la grandezza di questa figura… Uomini di ogni credo, amici e avversari, debbono oggi riconoscere l’immensa statura di Giuseppe Stalin. Egli è un gigante della storia e la sua memoria non conoscerà tramonto». Pertini non ha mai ritrattato, neanche dopo aver saputo degli atroci crimini di Stalin.
«Fu il riscatto morale di poche decine di migliaia di donne e di uomini coraggiosi, non di una popolazione e di una Nazione.»
(da http://www.massimofini.it/articoli/25-aprile-festa-dell-eterno-opportunismo-italiano)
Per Pavoni. C’è un’ipotesi della fisica secondo la quale le particelle nascono sempre in coppia, e precisamente sotto forma di materia e dì antimateria. Bene, trasponendo questa faccenda nel mondo macroscopico, visibile, noi abbiamo avuto Pertini ed abbiamo il papa attuale.
@ Sandro Pavoni
L’intervento “positivo” di Sandro Pertini, nei confronti di Stalin, per onestà intellettuale non può essere decontestualizzata dall’epoca dei fatti quando, in tutta la sinistra italiana (ed europea) dell’epoca, le genuflessioni al dittatore sovietico furono ben peggiori.
E sebbene l’intervento di Pertini fu (a posteriori) enormemente sbagliato quella commemorazione NON cancella di certo la storia del nostro Presidente: l’infausta commemorazione del dittatore sovietico NON cancella di certo 20 anni di carcere ed esilio e confino e lotta partigiana:
NON cancellano di certo la sua storia politica, tutta spesa alla ricerca di una pulizia e di una onestà che oggi (ed anche ieri) i nostri politici si sognano.
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@ Massimo Giorgi
Eccezion fatta, forse, per i partigiani jugoslavi (comunque aiutati, e non poco, per armi e vettovagliamenti dagli alleati) le altre forme di lotta, alla dittatura nazifascista, furono (non solo in Italia) una cosa riservata a pochi….
La popolazine, come sempre accade, era alla finestra a guardare gli eventi…
L’intervento che lei ha postato di Massimo Fini non è a visione generale e distaccata, ma focalizza l’attenzione solo su alcuni aspetti della guerra partigiana.
E questa parziale e voluta focalizzazione serve, all’autore dell’articolo, per portare acqua al suo mulino, ignrando molte cose.
Faccio un esempio: Piazzale Loreto e l’esposizione dei corpi dei fascisti e di Mussolini.
Vedendo le immagini, facilmente reperibili sul web, ancora a distanza di oltre mezzo secolo sono orribili.
Però c’è un “prima”, che molti che parlano di Piazzale Loreto, volutamente NON considerano.
Perchè altrimenti, se considerato questo taciuto “prima”, poi (come fa Massino Fini) il pezzo scrtto perderebbe di mordente ed efficacia.
Il 10 agosto 1944, sempre a Piazzale Loreto, trucidati dai fascisti della legione Ettore Muti vennero esposti i corpi di 15 partigiani.
I cadaveri dei partigiani (per oltre 14 ore vilipesi ed oltraggiati dai militi e dalle ausiliare fasciste) vennero lasciati volutamente imputridire al sole, impedendo ai famigliari anche di avvicinarsi.
Di più: chiunque civile passasse, per Piazzale Loreto, venne costretto, dai fascisti, ad assistere a quel vilipendio, tanto che fermavano tram e bici e costringendo i passeggieri a scendere, a fermarsi davanti ai cadaveri ed ad assistere all’oscendo spettacolo….
Con questo “prima” accaduto è logico (se ci rapportiamo a quel tempo di guerra) che i cadaveri di Mussolini e dei fascisti venissero, altrettanto, esposti nello stesso piazzale e altrettanto oltraggiati in un contrappasso macabro per quello accaduto 8 mesi prima.
Come raccontano diversi testimoni i cadaveri venenro issati sulla pompa della benzina in quanto la folla premeva e tutti volevano vedere: fu un modo, semplicistico ed efficace, di far vedere a tutti i cadaveri….
Tra l’altro, e sono molti scrittori/comentantori a dirlo, l’orrore di Piazzale Loreto assume anche il significato di un “bagno purificatore” per una intera Nazione; una sorta di “rinverginimento morale” per i tanti che erano stati fascisti: si è ucciso il drago, siamo tutti assolti, abbiamo tutti tolto il peccato originale di aver adertito al fascismo….
Appunto Cerasi, è proprio in quanto bagno purificatore e rinverginimento morale della Nazione che Piazzale Loreto non è un episodio della guerra partigiana ma dell’eterno opportunismo italiano.
appunto Cerasi, come ha detto Renzi: di fronte a certe immagini ci sono gli umani contro le bestie
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/d/dd/Zuccheretti.jpg
e le bestie non erano soltanto i nazifascisti… è anche vero che trovare gli umani non è semplice…
@ Massimo Giorgi
Lei apre le cataratte del cielo!!!
Ci inerpichiamo in una discussione che coinvolge qualche secolo di Storia Patria, con riflessi economico/politico/sociali: dalla discussone principale ci sarebbero mille rivoli di discussioni secondarie tutte interessanti.
Dalla fine dell’Impero Romano, all’Unità, l’Italia NON è mai stata Nazione… Perfno gli USA (con le colonie iniziali) del 1776 sono più “antichi” di noi come, Stato unitario.
Questo essere Nazione giovane, senza avere secoli alle spalle di Stati (più o meno) unitari, ha comportato che come popolo, il nostro, è stato sempre sottomesso e ha sempre appoggiato il più forte….
Si rende conto che dovremmo discutere, almeno, su un migliaio di anni di Storia italiana??
Non opportunisti ma “Franzia o Spagna purchè se magna…” Probabilmente noi,a l posto dei nostri quadrisnonni o dei nostri avi avremmo fatto esattamente lo stesso…
@ Franco Pavoni
Quando c’è una guerra in corso l’etica e la morale vanno sempre a finire nello sgabuzzino, tanto che un singolo gesto “umano” spesso diventa una grande storia da raccontare…
Che vi sia stato un “occhio per occhio”, durante il periodo della Resistenza, è fuor di ogni dubbio, così come anche tra i partigiani vi erano i ladri, le carogne e gli arrivisti.
E fare la conta con il bilancino, considerare questo morto più pesante di quello, è francamente una stupidata.
Però è fuor di ogni dubbio che la violenza sistematica e continua, innalzata a credo politico e scelta militare, fu dei nazifascisti che, non di rado, colpivano civili, donne e bambini.
La questione delle origini ideologiche del partito armato – il suo marxismo-leninismo – si intreccia con quella del richiamo alla tradizione antifascista, della quale si sono già viste manifestazioni indicative, dalla terminologia (GAP, Nuova resistenza), alle date scelte per le azioni. […]
Essi [i fondatori del partito armato] erano piuttosto gli eredi di una tradizione politica che parlava di “Resistenza tradita”, cioè di una lotta armata potenzialmente rivoluzionaria che non aveva raggiunto i suoi obiettivi ultimi (uno Stato socialista) a causa della strategia del PCI di Togliatti, definita “opportunista”; gli iniziatori della lotta armata pensavano a un partito che questa lotta avrebbe ripresa e condotta fino al raggiungimento di tale obiettivo, sia pure a lunga scadenza. […]
Ma il richiamo alla Resistenza era al tempo stesso politico e sentimentale. Politico, perché nel senso detto si richiamava a una esperienza recente e importante per la sinistra italiana, parzialmente vincente anche se “tradita” – politico anche perché l’antifascismo sembrava tornare di attualità nel 1970-71; e sentimentale, perché la Resistenza appunto antifascista richiamava emozioni, modi di vedere, ricordi ritenuti importanti, e diffusi in quegli strati sociali nei quali i progettatori del partito armato pensavano o speravano di trovare un diffuso consenso analogo a quello avuto dai “resistenti” del 1943-45. […]
A questi dati culturali di fondo – l’antifascismo inteso quale fase iniziale di una possibile rivoluzione socialista; tradizione che porta dalla sinistra ufficiale a quella detta extraparlamentare – si univa quello dell’esperienza cattolica che caratterizzava una significativa parte dei quadri del partito armato in via di formazione.
G. Galli, Il partito armato.
@ Franco Pavoni
Che per parte dei Partigiani la “guerra di liberazione” si sarebbe dovuta concludere con l’istaurazione di una sorta di dittatura del proletariato lo ha scritto Galli, ma anche altri autori prima avevano accennato a questa ipotesi.
Che Togliatti fece un’operazine di Realpolitik (ipotizzo: con l’avallo sovietico, anche eprchè senbza avallo sovietico all’epoca lui nemmeno andava in bagno) “fermando” le locomotive della Rivoluzione (perchè nel frattempo c’era stato l’accordo di Yalta e la divisione nei 2 blocchi) perchè sapeva benissimo che, all’Ovest “democratico”, NON avrebbero eprmesso alcuno stato comunista insurrezionale (così come all’Est non avrebbero permesso alcuna forma di Governo diversa da quella del partito unico comunista….)
Non a caso fu uno dei fautori dell’Aministia politica (che grazio tanti fascisti, ma anche tanti comunisti che commisero uccisioni a guerra finita) fine guerra, per tacciare una linea netta con il passato “ingombrante” sia per gli ex fascisti che per i comunisti che avrebbero voluto in Italia un regime stalinista…
Per carità Cerasi, niente cateratte del cielo, non per me che anzi intendevo suggerire, come al solito, di cogliere l’eternità nella singola goccia dell’istante.
Giorgi, anche l’eternità invecchia: Pertini parlava di sé con orgoglio per aver rinunciato, da proprietario terriero, a una brillante carriera d’avvocato per seguire la propria fede politica: lottare accanto alla classe operaia per l’avvento del socialismo; oggi Maria Elena Boschi parla con orgoglio di sé e del papà usciti dall’oscurità proletaria, vergognosa e infamante, e assurti allo splendore della borghesia vicepresidenziale.
Pavoni, per rimediare ai danni dell’età l’eternità può ricorrere ad un lifting alla Crozza:
https://www.youtube.com/watch?v=u3GcGCh49ZM
@ Massimo Giorgi
Dopo il suo ultim intervento non posso che aggiunere:
Gaudeamus igitur iuvenes dum sumus.
Post iucundam iuventutem
post molestam senectutem
nos habebit humus!
Giorgi, sì Crozza ha centrato la questione: negli anni 40 per opportunismo o per astuzia della ragione i fascisti divennero antifascisti oggi per ragioni d’astuzia o per il il brutto poter che a comun danno impera gli antifascisti son diventati fascisti e il fascismo di oggi è talmente più potente dell’antico da rendere demenziale la speranza di un’opposizione.
Esatto Pavoni, più potente ed incontrastato dell’antico. Tanto che se poi, mettiamo il caso nell’infinita vanità del tutto, qualcuno dovesse un’altra volta conciarci per le feste anche la festa sarebbe molto più potente dell’antica, una movida con fiocchi e controfiocchi.