Il “Panorama d’Italia”
e le virtù di Macerata

Il significato anche “politico” di questa iniziativa. Il 25 aprile e i cortei neofascisti di Roma. La democrazia sta vacillando in tutta Europa. I giovani e le “movide”

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di Giancarlo Liuti

In Italia vanno in edicola due importanti settimanali che si occupano di attualità, politica, questioni sociali e culturali: “Panorama” del gruppo Mondadori e “L’Espresso” del gruppo che comprende anche il quotidiano “La Repubblica”. La diffusione del primo sta sulle trecentomila copie, quella del secondo sulle duecentomila. Diverso, se non opposto, è l’orientamento politico: “Panorama” ha un’anima di centrodestra, mentre l’anima di “L’Espresso” è di centrosinistra. Fatta questa premessa, Macerata è stata sede per tre giorni di una iniziativa promozionale del succitato periodico dal nome “Panorama d’Italia”, nel corso della quale autorevoli esponenti della cultura e del giornalismo si sono incontrati col sindaco Romano Carancini, col vicesindaco Stefania Monteverde e con altri personaggi maceratesi per conoscere e illustrare la storia, le bellezze e le tradizioni civili della città. Lo scopo era “promozionale”, ripeto, ossia “diffusionale”, ma ne è uscito un quadro molto positivo di Macerata, un quadro che poi è comparso anche nella rivista “Panorama” con un ampio articolo di Lucia Tancredi.

Vittorio Sgarbi durante l'incontro al Lauro Rossi ha definito Macerata "capitale dell'arte"

Vittorio Sgarbi durante l’incontro al Lauro Rossi ha definito Macerata “capitale dell’arte”

Tutto qui, in rapida sintesi. Ma, dal mio punto di vista, c’è qualcos’altro da porre in evidenza: la circostanza “politica” che a Macerata prevale il centrosinistra mentre, come s’è detto, “Panorama” milita su ben altre sponde. Cosa ci saremmo dovuti aspettare, con l’aria che oggi tira in Italia? Non, certamente, un inopportuno attacco al centrosinistra – o quasi centrosinistra, a guida democristiana – che a parte un paio d’anni ci governa ininterrottamente dal 1946. Ma forse, per comprensibili ragioni “ideologiche”, giudizi meno entusiastici e più distaccati di quelli che ci sono stati. Insomma, il rapporto collaborativo fra “Panorama” e le istituzioni locali ha fatto emergere uno “spirito democratico” che a più alti livelli nazionali sta purtroppo mancando del tutto e faticosamente sopravvive fra insulti, aggressioni, sparate diffamatorie, minacce, vendette. Merito dunque di “Panorama”, stavolta, e merito di una città che l’ha accolto senz’alcuna riserva mentale.

Il sindaco Romano Carancini con il direttore di Panorama, Giorgio Mulè

Il sindaco Romano Carancini con il direttore di Panorama, Giorgio Mulè

Mi rendo conto di esagerare, considerando le ragioni – ripeto – promozionali e dunque pubblicitarie della circostanza. Ma sono stati tre giorni d’aria “pulita” e se li mettiamo a confronto con l’aria “sporca” che sta tirando in Italia ce n’è abbastanza per un pur breve respiro di sollievo.
Ora cambio discorso e affronto un argomento di ben altra statura che per un’occasionale concomitanza di giorni si è presentato a Macerata subito dopo la partenza degli operatori di “Panorama”. Mi riferisco alla celebrazione del 25 aprile per l’’anniversario della Resistenza e dell’avvento della Democrazia, con le autorità locali che si sono recate al monumento di via Cioci. Tanti giovani? No, pochissimi. Soprattutto gente molto anziana che i fatti del ’45 li ricorda bene e gente un po’ meno anziana che ne ha memoria grazie ai racconti degli allora partigiani. Che possiamo aspettarci, del resto, dai nostri giovani? Di libertà, loro, ne hanno sin troppa e non si rendono conto – la società, la scuola, l’affievolirsi del concetto di legalità non li aiutano – di cosa significhi averla perduta, la libertà, e averla riconquistata a un così alto prezzo di sangue. E paradossalmente, a causa della loro naturale trasgressività, molti giovani d’oggi si schierano contro la democrazia e, com’è accaduto a Roma, cortei di ragazzi vestiti di nero e col saluto fascista hanno manifestato a favore di ipotetici regimi di estrema destra. Mai, in precedenza, il 25 aprile era stato “salutato” in questo modo. Un paradosso, ho detto, e certamente lo è. Ma non riguarda solo l’Italia.
La “democrazia classica”, quella della tolleranza e della moderazione, è in crisi dovunque, in Europa, e lo dimostrano il “lepenismo” in Francia, il “salvinismo” e il “melonismo” in Italia, l’ultranazionalismo ungherese, l’antieuropeismo inglese e, da ultimo, la clamorosa vittoria in Austria dell’estremista di destra Hofer coi partiti che per quarant’anni hanno governato non male questo paese si sono ridotti alla miseria del dieci per cento. Diceva, scherzando, Winston Churchill: “La democrazia è la peggior forma di governo ad eccezione di tutte le altre”. Aveva ragione ma le vicende di questi ultimi anni gli stanno dando torto. E qui da noi cosa accade? La nostra terra – Macerata, la sua provincia – è una terra tranquilla che non ama i salti nel buio e a parte certe piccole imprese toponomastiche per Almirante a Civitanova e a Tolentino la “democrazia classica” regge abbastanza bene. Ma presto saremo anche noi contagiati dal non vaccinabile virus che circola e qualche febbricola già cominciamo ad averla (si pensi a Salvini che va a Porto Recanati e in vista delle imminenti elezioni amministrative annuncia “ruspe” per abbattere l’Hotel House).
E i nostri giovani? Gli ideali politici e sociali non fanno parte dei loro interessi, gli basta, per ora, conoscersi, frequentarsi e fare massa nelle “movide”. Ma attenzione: ci vuol poco, via via, a dare un segno politico pure alle “movide” com’è capitato a Roma e in altre città. Sarebbe meglio che i nostri ragazzi si facessero un’idea almeno vaga di ciò che accadde ai loro nonni e ci riflettessero? Certo. Ma è solo un’utopia. Ce l’ho dunque coi giovani? No. Anzi, li difendo. Da che cosa? Dall’esserci tutti noi rassegnati a mummificarli, quei valori, nei monumenti, nei libri e nelle date di settant’anni fa senza preoccuparci di renderli presenti e attivi nell’odierno modo di vivere, che individualistico e consumistico com’è ha ben poco da spartire con gli ideali della Resistenza. E finché ai nostri ragazzi gliene parliamo come se quei valori fossero reperti museali di un glorioso ma ormai lontano passato, essi credono che la Resistenza sia una noiosa materia scolastica e non gli resta che aspettare la notte per darsi un’identità collettiva nello “stupefacente” (sì!) nichilismo delle “movide”.


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