Punti nascita, respinto il ricorso di Osimo
Le mamme si battono per San Severino

SANITA' - Il Tribunale amministrativo non ha riscontrato disparità di trattamento tra i reparti. Lucia Perroni racconta di essere stata salvata nell'ospedale settempedano. Samuela Rotili scrive al presidente Ceriscioli: "Perchè non chiude anche quelli del Pesarese? I cittadini devono avere pari opportunità. Quali sono i risparmi nel far morire una struttura eccellente?"
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Le proteste dei cittadini marchigiani contro la Regione

 

di Monia Orazi

Il Tar delle Marche boccia il ricorso di Osimo sul punto nascita, ma le mamme Samuela Rotili e Lucia Perroni tornano a chiedere di non chiudere i a San Severino, un reparto di eccellenza in cui quando hanno avuto una situazione critica si sono trovate benissimo.

TAR: “NESSUNA DISPARITA’ DI TRATTAMENTO” – Per i giudici del tribunale amministrativo regionale “non vi sono disparità di trattamento”, rispetto ad altri punti nascita dell’Area Vasta 2, il trend dei parti è in diminuzione avvicinandosi alla soglia dei 500 ed inoltre la tendenza attuale è quella alla “concentrazione dei parti nelle strutture più attrezzate”, sancita dall’accordo Stato-Regioni. Grande amarezza tra i componenti del comitato per la difesa dell’ospedale, l’incontro pubblico inizialmente previsto il 31 gennaio si terrà in un altro giorno, per la concomitanza di altre manifestazioni.

Ceriscioli Civitanova 2

Il presidente della regione Luca Ceriscioli durante l’incontro con tutti i sindaci del maceratese, avvenuto all’inizio del suo mandato, per capire le esigenze dei territori

LUCIA PERRONI RACCONTA: “MI HANNO SALVATO LA VITA” – “Ho sentito che il punto nascita stava chiudendo e volevo raccontare come io in un momento in cui ho rischiato la vita, sono stata trattata benissimo – spiega Lucia Perroni giovane mamma di Mogliano – era il 29 dicembre del 2014 ero andata in ospedale a San Severino perché sentivo semplici contrazioni, avevo valori anomali di pressione a 120/160”. Durante la gravidanza la giovane era stata seguita dal suo ginecologo del reparto di San Severino. “Per non farmi agitare non mi è stato detto nulla, ma avevo un blocco renale per cui io e mia figlia abbiamo rischiato la vita. Con grande umanità e professionalità non mi hanno fatto capire la gravità della mia situazione, hanno organizzato tutto per trasportarmi a Macerata e far nascere la bambina, visto che ero incinta di sole 32 settimane, rendendosi subito conto della situazione mi hanno salvato la vita”, racconta la giovane. “Quel giorno a Macerata c’erano stati molti parti, non ho nulla contro questo reparto, probabilmente anche lì avrebbero capito la gravità della situazione, ma penso che se chiuderà San Severino la situazione diventerà più problematica, prima dovrebbero creare una struttura adatta, il parto non dovrebbe essere un problema per le donne, così si rischia di tornare agli anni Venti come quando si moriva di parto”, conclude la giovane mamma di Mogliano.

Samuela Rotili mamma san severino monia orazi

Samuela Rotili

SAMUELA ROTILI: “I MIEI DUE FIGLI SAVI GRAZIE AL PUNTO NASCITA DI SAN SEVERINO” – La mamma settempedana Samuela Rotili si rivolge direttamente al presidente della Regione: “Caro presidente Ceriscioli la invito personalmente a venire qui, a visitare i punti nascita di San Severino e Macerata, per rendersi conto di persona della situazione. Le avevo già scritto in privato, ma lei non mi ha risposto, ora sono costretta a farlo pubblicamente”. La settempedana per ben due volte, si è trovata in situazioni critiche al momento del parto. “Il mio primo figlio è nato in piena emergenza, ero già entrata in travaglio, in ospedale a San Severino verso le cinque del mattino ho avuto il distacco della placenta, mi sembrava si fossero rotte le acque, il secondo figlio doveva essere un cesareo programmato, ma due settimane prima del previsto sono entrata in travaglio, in poco tempo sono arrivata in ospedale, se avessi aspettato altri venti minuti sarebbe nato per strada”. La donna elenca punto per punto tutte le sue perplessità sulla scelta di chiudere il punto nascita. “Sfogliando la determina Asur 913 del 24 dicembre scorso ho notato che non sono inseriti i punti nascita del pesarese perché al di fuori dell’Area Vasta 1, Urbino si trova nell’entroterra, Pesaro nel 2015 ha avuto 837 parti e Fano 879, in base a ciò che leggo sulla stampa, la ritengo una grave omissione”, osserva la donna. “Le partorienti dunque saranno inviate a Macerata per la loro sicurezza, così ci dite presidente Ceriscioli – continua Rotili – ma mi sorge il dubbio che i criteri di sicurezza enunciati dalle normative, possano essere davvero rispettati, in base a quanto si evince dal recente appalto per il rifacimento del reparto maternità dell’ospedale di Macerata, nella parte vecchia dell’edificio, se nella determina di Area Vasta si parla di adeguamento alle normative antincendio ed a quelle necessarie per l’accreditamento sanitario”. Samuela Rotili poi spiega la situazione attuale del punto nascita di San Severino: “San Severino rientra nel numero di parti necessari con 580 nati, c’è la presenza della guardia anestesiologica e pediatrica, in caso di emergenza per mamma e bambino, potrebbero essere stabilizzati come si farebbe in qualsiasi complesso neonatale e poi trasportati. I reparti di Macerata e Civitanova devono essere graditi e sicuri per le future mamme o per lei presidente? Civitanova ha soltanto 168 parti in più di San Severino, da qui ci vuole un’ora di strada, perché dovremmo andare lì quando il punto nascita di San Severino è sicuro, in base all’accordo Stato-Regioni?”, continua la mamma, “a Civitanova mancano 251 parti per raggiungere i mille, a San Severino per il limite di 700 da lei indicato per le aree interne, mancano solo 119 parti, quello più lontano dallo standard, dovrebbe essere chiuso per primo. Persino Paciotti ha portato sua figlia a partorire a San Severino, un motivo ci sarà, anche Francesco Comi, a quanto ho letto, avrebbe messo a rischio la sicurezza della moglie portandola a partorire a San Severino”. “Coloro che la criticano, presidente Ceriscioli, parlano della politica che non si interessa dell’entroterra perché non conta – conclude Rotili – ci sono probabilmente altre forze in gioco, forse arriverà un benefattore privato che metterà un punto nascita? Chi pagherà allora, i cittadini o la Regione? Per favore presidente Ceriscioli mi risponda, non sono né un’esperta, né una politica, ma solo una mamma che vuole capire”.

 

 

 



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