Sanità, 12 sindaci contro la Regione:
chiesto un incontro con Ceriscioli

PROTESTA - I primi cittadini dell'Unione montana di San Severino hanno firmato un documento congiunto per dire no alla chiusura del punto nascita dell'ospedale di San Severino e alla riorganizzazione sanitaria della giunta regionale
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Gianluca Chiappa, presidente Unione montana di San Severino

Gianluca Chiappa, presidente Unione montana di San Severino (foto d’archivio)

di Monia Orazi

Dodici sindaci dell’Unione montana di San Severino hanno firmato un documento congiunto per dire no alla chiusura del punto nascita dell’ospedale di San Severino, alla riorganizzazione sanitaria della giunta Ceriscioli ed ai tagli per i servizi sociali. Sarà chiesto anche al sindaco di Macerata, Romano Carancini, nella veste di presidente della conferenza dei sindaci dell’Area Vasta 3, di convocare un incontro con Ceriscioli ed i vertici della sanità regionale.

Chiamati a raccolta dal presidente Gianluca Chiappa, i primi cittadini (Apiro, Castelraimondo, Cingoli, Esanatoglia, Fiuminata, Matelica, Gagliole, Pioraco, Poggio San Vicino, San Severino, Sefro e Treia), hanno voluto esprimere «unione e compattezza a difesa di un diritto, quello della salute, che è riconosciuto costituzionalmente. Non è possibile privare l’ospedale settempedano di un servizio di così vitale importanza né, tantomeno, tutto il territorio dell’entroterra marchigiano, dal pesarese fino al fermano, di un punto nascite». «Siamo convinti – continuano i sindaci – che servano la discussione e il confronto e che non ci si possa affidare solo ai tecnici per certe scelte. Quella intrapresa continua ad essere una scelta politica che consideriamo completamente sbagliata e contro la quale ci opporremo in ogni sede. Nella discussione sulla riorganizzazione sanitaria pesano anche altre questioni come la risposta h24 alle emergenze e quella contro i tagli ai servizi sociali».

Il presidente della Regione, Luca Ceriscioli

Il presidente della Regione, Luca Ceriscioli

Arriva al 35 per cento il taglio delle somme per i servizi sociali. I primi cittadini lanciano l’allarme: «Rischia di saltare tutto il discorso sulla prevenzione e l’assistenza territoriale. Senza soldi non si potrà dare seguito nemmeno alla attivazione dell’unità operativa socio Ssnitario e del Punto unico d’accesso che sono i punti cardine della riforma in tema sociale. Nel prendere atto di alcune aperture da parte del presidente della Regione confermiamo la disponibilità ad avanzare proposte attraverso la conferenza dei sindaci dell’area vasta 3».

Sulla futura chiusura del punto nascita interviene anche l’avvocato Marco Massei del comitato per la difesa dell’ospedale Eustachio di San Severino: «Ad Ancona – spiega Massei – ho visto un esempio di cittadinanza attiva, magari rumorosa, ma decisa a difendere i diritti costituzionali ingiustamente calpestati da alcuni consiglieri completamente delegittimati dai loro stessi elettori. Leggo che il presidente Ceriscioli si recherà dal ministro Lorenzin per discutere di assunzioni in ambito sanitario. Dall’intervista rilasciata, emerge che il presidente, per le aree montane, abbia abbassato il quorum dei parti per anno, facendoli scendere da 1000 a 700 all’anno. Mi chiedo, quando è avvenuto questo “ribasso” con cui smentisce se stesso?». «Ma a questo punto – conclude Massei – perchè San Severino sarebbe lontano dalla cifra di 700? Il ministro Lorenzin, in molte interviste televisive, raccomandava il limite di almeno 500 parti all’anno, come standard di sicurezza: orbene, questi governanti stanno scherzando con la pelle delle donne e dei nascituri. Oppure pensano di poter trattare solo con sudditi a cui si comunicano decisioni evitando accuratamente di farli partecipare al processo di formazione delle scelte. Occorre essere seri e rispettosi dei diritti fondamentali dei cittadini e non dare la impressione di giocare con il pallottoliere o la tabellina. In caso contrario, i cittadini sfiduceranno gli eletti».

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