Il punto nascite chiude,
l’ospedale si salva

SAN SEVERINO - La notizia ufficializzata dal Comune dopo il summit fra il sindaco Martini e il presidente della Regione Ceriscioli. Il primo cittadino: "Il Bartolomeo Eustachio diventa presidio di riferimento per tutta l'Area vasta, mantiene la sua attività e la sua operatività ma non vogliamo fermarci qui o arrenderci": Sulla vicenda interviene il consigliere Elena Leonardi: "L'ente si adegui alle norme nazionali"
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Cesare Martini, sindaco di San Severino

Cesare Martini, sindaco di San Severino

«Anzitutto portiamo a casa la non chiusura del nostro ospedale. Ne escono sconfitte le aree interne che non si tutelano in questo modo. Rispetto ad altri, che di fatto chiudono tutto o si trasformano in case della salute, il nostro “Bartolomeo Eustachio” mantiene la sua attività e la sua operatività ma non vogliamo fermarci qui o arrenderci». Così il sindaco di San Severino, Cesare Martini, al termine dell’incontro avuto in Regione con il governatore Luca Ceriscioli. Argomento all’ordine del giorno era la chiusura del punto nascita entro il 31 dicembre. Al summit hanno assistito anche il vice sindaco e assessore comunale alla Salute, Vincenzo Felicioli, e il dirigente dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, Angelo Mantovani. «Di fatto – spiega Felicioli – continueremo a garantire i servizi e le prestazioni che fino ad oggi abbiamo erogato fino a 48 – 72 ore dal parto. Manterremo la presa in carico delle donne con gravidanza fisiologica e di tutte le criticità, assicureremo la ginecologia in week surgery con possibilità di effettuare anche gli interventi maggiori, compresi quelli oncologici». «E’ un nuovo percorso quello che si apre – sottolinea il sindaco, Cesare Martini – L’ospedale di San Severino diventa presidio di riferimento per tutta l’Area Vasta e si vede riconosciuta non solo la specialistica dell’Oculistica, di cui ormai è apice a livello provinciale, ma anche la multispecialistica in dermatologia e chirurgia che farà convogliare proprio presso il “Bartolomeo Eustachio” tutta la week surgery. Sul punto nascite non abbiamo potuto discutere, a nulla è servito cercare di rinviare l’argomento in attesa dell’annunciato decreto da parte del ministro Lorenzin».

L'ospedale di San Severino

L’ospedale di San Severino

Ufficialmente la Regione chiude il punto nascita perché intende riorganizzare tutto il percorso delle nascite. «Le nostre strutture sono a norma e la legislazione è dalla nostra parte ma ciò al momento non è bastato. Attendiamo che tutto sia formalizzato da una delibera di Giunta regionale e poi vedremo cosa potremo fare ma, intanto, abbiamo cercato di portare a casa il più possibile e, viste le premesse, non è stato certo facile. Se c’è stata una certa attenzione da parte della Regione – conclude il sindaco Martini – il merito va attribuito sicuramente agli operatori e cioè al personale medico, paramedico, infermieristico, ai tecnici e fino agli amministrativi senza dimenticare nessuno. Sono persone straordinarie che operano sopra le forze. A loro oggi torno a dire grazie. Con la nuova organizzazione il lavoro non mancherà di certo, la chirurgia porterà tanti interventi e di questo ne siamo coscienti. Stigmatizzo però – torna sull’argomento il sindaco Martini – il comportamento della Regione in ordine alla difesa delle aree interne che vengono lasciate a sé stesse. E quando parlo di aree interne parlo di comunità amministrate dal centrosinistra ma anche dal centrodestra. Non possiamo fare nulla se certe decisioni continueranno ad essere calate dall’alto sui nostri territori». «A noi hanno lasciato tutta la ginecologia chirurgica e ci hanno assicurandoto che se i pazienti si rivolgeranno a noi potranno essere assistiti al parto anche se si nascerà solo a Macerata», commenta il dirigente dell’Unità operativa di Ostetricia e Ginecologia, Angelo Mantovani.

Il consigliere regionale Elena Leonardi

Il consigliere regionale Elena Leonardi

Sulla questione interviene il consigliere regionale di Fdi – An Elena Leonardi, vicepresidente Commissione Sanità Regionale. «Non si tratta di difendere ad oltranza qualsiasi realtà si minacci di chiudere, il fatto è che con la firma del decreto Lorenzin sulla salvaguardia dei reparti maternità nelle aree interne o montane, la Regione non può più far finta di niente. Il decreto Lorenzin introduce difatti parametri diversi non più legati al numero di parti per singolo plesso ospedaliero, ma tengono conto della complessità del territorio delle aree interne italiane. Sino a questo momento il presidente Ceriscioli sta dimostrando scarsa sensibilità e si trincera dietro la scusante dell’assenza dei requisiti di sicurezza e su parametri da rispettare. Si tratta di scuse pretestuose». Per la Leonardi il decreto «permette di tutelare i punti nascita e consente l’adeguamento ai necessari standard di qualità ed efficacia del servizio che deve essere erogato. Stupisce che in altre regioni italiane il Pd si faccia portavoce di un successo in merito alla salvaguardia dei reparti di maternità in aree montane e nelle Marche lo stesso Pd non rispetti il decreto Lorenzin. San Severino ha i numeri per continuare a svolgere questa importante funzione e se ci sono aggiustamenti da fare tocca ai direttori di area vasta un impegno per aggiornare la struttura su eventuali deficit di rispetto degli standard voluti dalla legge». Il consigliere di Fratelli d’Italia, per quanto riguarda le modalità di gestione delle problematiche della sanità, ricorda:«già dallo scorso mese di luglio avevo sollecitato il presidente della IV Commissione a convocare i sindaci delle aree interne e dei comuni sedi di presidi ospedalieri per ascoltare le loro problematiche ma a tutt’oggi, nonstante i proclami anche in sede di Consiglio Regionale da parte di Ceriscioli, le istanze del territorio non sono state ascoltate. Infine, il consigliere annuncia «un atto regionale  affinché la Giunta si impegni a rispettare il decreto Lorenzin e chiede già da ora all’Asur di non agire in contrasto con le normative vigenti».

 

 



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