“La fabbrica dei sogni” ha chiuso
il 47° Festival Macerata Teatro

RECENSIONE - La Compagnia di Tolentino ha portato in scena L’educazione di Rita

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educazione di rita (1)di Walter Cortella

Higgins, un nome che evoca immediatamente il Pigmalione di George Bernard Shaw, ma l’Higgins di cui parlo è una persona reale. Si chiama Sydney, è un professore, abita a Camerino ed ha curato la regia dello spettacolo “L’educazione di Rita” di Willy Russell, con il quale la compagnia La fabbrica dei sogni di Tolentino ha concluso il 47° festival Macerata Teatro. Tuttavia, la singolare coincidenza mi induce a fare una riflessione sui due lavori teatrali. In Pigmalione un illustre e sofisticato studioso di fonetica, il prof. Higgins appunto, colpito dai modi rudi e dal linguaggio a dir poco pittoresco di Elisa Doolittle, un’umile fioraia londinese, decide sua sponte di impartire alla ragazza qualche lezione privata per farle acquisire buone maniere e un linguaggio più corretto. Ne “L’educazione di Rita”, invece, una parrucchiera trentaduenne si iscrive ad un corso per adulti presso la Open University per colmare le sue gravi lacune culturali. Dunque, i ruoli delle due protagoniste risultano invertiti e L’educazione di Rita appare come l’ennesima versione del più celebre Pigmalione, ma ciò non intacca affatto il valore dell’opera di Russell, dalla quale peraltro nel 1983 fu tratto un buon film interpretato da Michael Caine. All’università Rita incontra il prof. Frank Bryant, docente di letteratura, che accetta un po’ controvoglia il nuovo incarico poiché è profondamente deluso dai suoi allievi. Malgrado ciò, diventa il suo tutor personale. Rita è convinta che solo raggiungendo un più elevato livello culturale potrà uscire dal mediocre mondo nel quale è costretta a vivere.

educazione di rita (3)Il testo ha una sua profondità e gli scambi dialettici, serrati e concitati, tracciano un chiaro profilo della personalità dei due protagonisti. Rita mira ad avere un’istruzione ed una cultura superiore non tanto per ottenere un lavoro migliore o meglio retribuito quanto per diventare una persona più consapevole e capace di cogliere gli input che la società colta le invia. Vuole sì raggiungere posizioni di prestigio, ma non è certo un’arrampicatrice sociale e non cerca scorciatoie, anzi è disposta a sottoporsi ad uno sforzo per certi versi titanico, a seguire un lungo percorso di crescita. È apprezzabile questo suo desiderio di emancipazione. Recuperare un gap culturale non è impresa da poco, specie quando si è presi nel vortice della vita quotidiana e quando si vive accanto ad un uomo mediocre e poco incline ad ogni apertura mentale. La Open University, con i suoi programmi governativi appositamente concepiti, potrebbe aiutarla a portare felicemente in porto il suo ambizioso progetto, ma fin dalla prima lezione Rita vede nel riluttante prof. Bryant un serio ostacolo, quasi insormontabile. Tuttavia, tra i due nasce subito una sorta di simpatia. Rita è giovane, luminosa, vivace e affascinante mentre Frank è molto più anziano di lei e piuttosto burbero.

educazione di rita (2)Ma è solo un’apparenza, una scorza esteriore. In realtà è un uomo che non trova più alcun interesse nell’insegnamento universitario, detesta i suoi allievi, ritiene inutile lo studio della letteratura e non esita a confessare che preferirebbe trascorrere un’ora in un pub, in compagnia di un buon bicchiere di whisky, piuttosto che tenere una lezione a studenti disinteressati. Per questo vorrebbe rinunciare al nuovo incarico di tutor, ma Rita è tenace, non molla. È fermamente decisa a raggiungere il suo obiettivo. Il professore si convince, ma durante il corso, momenti di serenità si alternano a frequenti scontri verbali nei quali Rita gli tiene saldamente testa. Lei sta rapidamente maturando. Lui ne ammira la determinazione e inevitabilmente finisce per innamorarsene. Si tratta, però, di un amore unilaterale, non corrisposto, ma niente affatto devastante. La tenacia di Rita, che concluso il suo iter formativo, è diventata un’altra persona, finisce per dare i suoi inaspettati frutti: il professore, che in passato si era presentato spesso ubriaco in aula, fa tesoro della preziosa lezione impartitagli dalla sua allieva. I ruoli si sono confusi, fino ad invertirsi: di fatto Rita educa colui che avrebbe dovuto educarla. Frank si rende conto che ormai non ha più alcun senso rimanere alla Open University. Si lascia licenziare e coglie il pretesto per recarsi in Australia, dove è sicuro di poter iniziare una nuova esistenza. In cuor suo spera che Rita voglia seguirlo, ma il finale non è così scontato. I due si separano per sempre.

educazione-di-rita-1-450x414La scena è arredata con semplicità. Ci sono le suppellettili che di solito si trovano in uno studio. Alle spalle della scrivania, uno scaffale colmo di libri serve al professore più che altro per tenere ben nascoste le sue bottiglie di whisky. La vicenda di Rita e Frank si dipana in due atti, attraverso una serie di quadri, intervallati da frequenti momenti di buio con la funzione di scandire il passare del tempo, che sfiora l’arco di un anno. Ma questo escamotage frammenta l’azione e finisce per rallentare troppo il ritmo della rappresentazione che appare nel complesso un po’ statica. Forse bisognava trovare una diversa soluzione registica. L’effetto del tempo che passa è reso bene, invece, dal mutare dell’abbigliamento, in particolare di Rita. Dapprima è quello modesto di una donna di casa, dopo acquisisce una certa eleganza, pur nella sua semplicità. Anche le musiche subiscono una metamorfosi: si passa dai famosi brani dei Beatles a quelli classici composti da un giovanissimo concertista locale, Tommaso Zeppillo, tratti da due sue raccolte, Wonderland e Sogni. Giudizio decisamente positivo sulla performance di Laura Cannara e Claudio Sagretti, due attori con una notevole esperienza teatrale alle spalle, a proprio agio sulla scena. La loro esibizione è stata di alto livello artistico e il pubblico del L. Rossi li ha applauditi con calore. Con questa garbata commedia made in England, ricca di dialoghi intelligenti e arguti spunti psicologici, la Compagnia La fabbrica dei sogni di Tolentino può continuare con serenità la sua stagione teatrale. (Foto di Paolo Sbarbati)


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