Bankitalia, crisi al termine
ma bisogna investire
Sotto la soglia di povertà una famiglia su 4

Presentato ad Ancona il rapporto sull'economia regionale di Banca d'Italia. Nel 2014 si sono attenuati i fenomeni recessivi e i principali indicatori si sono riagganciati alla media nazionale dopo anni durissimi. Magrini Alunno: "Siamo a un punto di svolta, ora dobbiamo consolidare la ripresa". Durissime le conseguenze pagate dalle famiglie. Negli ultimi anni aumentata la povertà, persi 200 euro di reddito al mese e 27 mila posti di lavoro. Export penalizzato dalla crisi economica russa, risalgono i consumi interni
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La sede di Banca d'Italia a Roma

La sede di Banca d’Italia a Roma

di Marco Ricci

Le prime ore dell’alba per l’economia marchigiana, dopo una notte lunga otto anni che ha lasciato dietro di sé una scia di macerie, con all’orizzonte un ciclo economico espansivo ancora fragile e non semplice da consolidare senza massicci investimenti e interventi strutturali. E’ questo in sintesi il quadro che emerge dall’undicesimo rapporto di Banca d’Italia sull’economia delle Marche presentato questa mattina ad Ancona. Davanti a un auditorio di oltre duecento persone, a fare gli onori di casa il direttore della sede anconetana di Bankitalia, Gabriele Magrini Alunno, il quale, dopo aver ricordato quei segnali che inducono a ipotizzare come per le Marche si sia giunti ad un punto di svolta, ha sottolineato il caro prezzo pagato dalla regione in questi anni di crisi. “Dal 2008 al 2014 – ha spiegato Magrini Alunno – nelle Marche quasi 3000 imprese hanno chiuso per fallimento, con la perdita di circa 27 mila occupati. La disoccupazione giovanile è più che raddoppiata arrivando ad oltre il 34% con 30 mila giovani in cerca di un impiego. Per ritornare ai livelli precedenti la crisi ci vorrà ben altro che una crescita di qualche decimale.” Allarmanti i dati sulla tenuta economica delle famiglie, con il reddito mensile sceso dal 2008 di quasi duecento euro e una contrazione della spesa pari a 250 euro al mese. Drammatico il dato sulla povertà che colpisce ormai una famiglia su quattro. Numeri che lasciano intendere come non sarà facile recuperare quanto perso, in particolare se si rileva come il Pil marchigiano, in soli sette anni, sia sceso di quasi 15 punti, un crollo quasi doppio rispetto alla media registrata nel paese.

Se una qualche ripresa potrebbe essere a un passo, da parte della Banca d’Italia è arrivato un vero e proprio monito al rilancio degli investimenti in regione, condizione essenziale per sfruttare il complessivo momento economico favorevole. “La ripresa si può agganciare e consolidare solo se si investe” -ha spiegato Magrini Alunno il quale ha più volte ribadito il concetto. Caduti in picchiata nel 2013, dopo un buon 2014, per gli investimenti si prevede nelle Marche anche nel 2015 l’ennesima contrazione a causa di uno scenario economico ancora poco chiaro per gli imprenditori.  Un tema, quello degli investimenti, rimarcato anche da Stefano Siviero, Capo servizio Congiuntura e Politica monetaria di Via Nazionale. Siviero ha parlato per l’Italia di un tasso di investimenti “abnormalmente basso”, un limite in grado di pregiudicare i livelli di ripresa dell’intero paese. Dunque per le Marche la necessità di investire in tecnologia, in innovazione ma sopratutto in capitale umano. “E’ necessario invertire la rotta rispetto agli anni passati quando nella regione si è posta scarsa attenzione al capitale umano – ha affermato Alfredo Bardozzetti dell’Ufficio analisi e ricerca di Banca d’Italia di Ancona. Oltre a quello a investire, da parte di Magrini Alunno è arrivato alle imprese anche l’invito a compiere un nuovo salto in avanti nelle esportazioni, non più limitandosi a raggiungere pochi mercati esteri ma a competere sull’intero scenario mondiale. L’invito ha preso lo spunto dalla recente esperienza della crisi economica russa, con il conseguente crollo delle esportazioni marchigiane verso l’est Europa, in particolare per il settore calzaturiero che è rimasto il comparto più danneggiato.

Gabriele Magrini Alunno, direttore Banca d'Italia di Ancona

Gabriele Magrini Alunno, direttore Banca d’Italia di Ancona

Se i primi segnali di ripresa si sono registrati negli ultimi sei mesi, il 2014 si chiude però per le Marche con una perdita di quasi mezzo punto di Pil, con l’augurio che l’anno passato sia stato l’ultimo anno nero di una lunga serie. Venendo al futuro, la ripresa non verrà per conto proprio e secondo Banca d’Italia dovrà essere rafforzata con investimenti privati e pubblici, con la formazione di nuove medie imprese in grado di assorbire occupazione e di posizionarsi in maniera importante sui mercati esteri. Un auspicio, la ripresa delle Marche nel complesso nazionale, formulato con una simpatica nota personale dallo stesso Magrini Alunno. Tornato dopo vent’anni a lavorare in regione, il direttore della sede di Ancona di Banca d’Italia ha detto di ricordare con una certa nostalgia quel tempo in cui “le Marche erano le Marche”. Una nostalgia, senza dubbio, condivisa anche dai marchigiani. Vediamo ora in sintesi alcuni punti del rapporto che, questa mattina, è stato illustrato da Giacinto Micucci dell’Ufficio Analisi e ricerca economica della sede anconetana di Banca d’Italia.

LO SCENARIO COMPLESSIVO – Nel 2014 il Pil delle Marche, sceso dello 0.4%, si è andato riallineandosi con la media nazionale, mentre nel complesso degli ultimi sette anni il prodotto pro-capite – utilizzando i nuovi principi di conteggio europei – è arrivato ad essere il 7% inferiore rispetto alla media nazionale. Aumentato di circa il 2% il fatturato delle imprese industriali rispetto al 2013, per il 2015 la dinamica espansiva dovrebbe rafforzarsi, con un calo degli investimenti di circa il 3% rispetto ad un 2014 che aveva visto una crescita di quasi cinque punti. Se l’anno passato ha visto una ripresa della spesa per beni durevoli da parte delle famiglie, anche nel mercato del lavoro si sono registrati dei miglioramenti seppure controbilanciati da quasi 25 milioni di ore di cassa integrazione ordinaria, straordinaria e in deroga, circostanza che ancora non può indurre a pensare a una ripresa certa dell’occupazione. Ancora in diminuzione i prestiti alle imprese e alle famiglie, un trend negativo che si va però attenuando, passando dal meno 4.5% del 2013 al meno 1.5% del 2014, con le condizioni di offerta di credito che vanno migliorando eccetto che per il comparto delle costruzioni. Ancora alto il tasso di ingresso in sofferenza per le imprese (9%), sia rispetto agli andamenti storici che alla media nazionale, ma con un andamento discendente dopo i picchi del 2012 e del 2013.

GLI INVESTIMENTI – Se fino al 2007 le Marche avevano un tasso lordo di investimenti superiore alla media italiana, la prima ondata di crisi dovuta al crollo dell’economia globale ha portato la regione ben sotto la media italiana, tornando nel 2014 ai livelli medi del paese, complice però la caduta complessiva registrata in Italia. Male gli investimenti in infrastrutture che per le Marche tra il 2010 e il 2012 sono valsi un 1.9% del Pil, contro il 2.5 registrato come media nazionale. Il risultato è principalmente dovuto alle Amministrazioni pubbliche.

COSTRUZIONI – Ancora un anno nero per le costruzioni, sebbene le compravendite immobiliari abbiano fatto registrare nel 2014 un lievissimo incremento. Dal 2005 le compravendite nelle Marche sono nel complesso diminuite di più del 50%, numeri che fanno capire sia la difficoltà delle imprese edili per cui l’accesso al credito è ancora poco agevole, sia il brutto risultato registrato nel 2014 dalle attività estrattive non metalliffere. Pessimo il risultato del flusso di nuove sofferenze rettificate in proporzione ai prestiti vivi: l’indicatore è schizzato nel 2014 ad oltre il 17%

OCCUPAZIONE – Rispetto al 2013, il 2014 ha visto crescere l’occupazione marchigiana dell’1.6%, più che nell’intero paese. L’occupazione è cresciuta in tutti i settori, in particolare nell’industria. Il tasso di disoccupazione è sceso a livello regionale al 10.1% contro il 12.7% del 2013, stabilizzandosi al 37.4% per i giovani tra i 15 e i 24 anni. Stabili ma ancora elevatissime le ore di cassa integrazione (quasi 25 milioni), con un aumento della cassa in deroga rispetto all’ordinaria e straordinaria. Il numero di lavoratori dipendenti è salito di poco più di mezzo punto, incremento però riconducibile a contratti a termine, con il numero di contratti a tempo indeterminato sceso di quasi un punto percentuale. Sempre più precari i giovani, con i contratti stabili scesi nel 2014 di circa il 10%, e sempre con meno lavoro. La loro incidenza sugli occupati dipendenti è scesa al 66% contro l’oltre 70% della media nazionale.

LE FAMIGLIE – I redditi delle famiglie marchigiane sono stati nel 2012 pari a 18 mila euro in media, dato in linea con il paese ma inferiore di quasi il 5% rispetto alle regioni centrali. Dal 2007, i redditi da lavoro si sono contratti di quasi il 15%, sia a causa della maggiore disoccupazione sia a causa di stipendi in media più bassi. Le retribuzioni si sono ridotte in particolare per i più giovani e la variazione negativa ha colpito sia i lavoratori autonomi che i lavoratori privati. Se il 35% della popolazione marchigiana di età superiore a 18 anni è pensionata, per effetto della crisi sono cresciuti i trasferimenti di denaro dagli anziani verso familiari non conviventi, una solidarietà intergenerazionale che è arrivata ad interessare quasi il 10% delle famiglie. La diminuzione del reddito si è riflessa nella spesa per i consumi, scesa dal 2011 al 2013 di oltre il 3.5%, un dato peggiore della media nazionale, seppure il 2014 ha visto un miglioramento. Per le famiglie sembra comunque  avvertirsi negli ultimi anni tutto il peso della crisi. E se cresce la spesa per bollette e riscaldamento, diminuiscono infatti gli acquisti di vestiario, calzature, mobili ed elettrodomestici. Nelle Marche quasi una famiglia su quattro è sotto la soglia di povertà e a rischio di esclusione sociale. In cinque anni, dal 2008 al 2013, il loro numero è aumentato di quasi il 10%, con la regione che ha raggiunto i livelli delle altre regioni del centro, mantenendosi però su numeri migliori rispetto alla media italiana.

IL CREDITO – Nel 2014 il mercato del credito, pur mantenendosi negativo, ha mostrato una dinamica migliore rispetto al 2013, con una flessione dei prestiti dell’1.5% contro il 4.5% dell’anno precedente. La contrazione del credito è dovuta in particolare al credito alle imprese, mentre stabile è rimasto quello alle famiglie. Dalla seconda metà del 2014 la domanda creditizia si sarebbe rafforzata, anche grazie a condizioni migliori praticate dalle banche. Salgono di quasi il 14% i mutui per l’acquisto di abitazioni dopo la forte contrazione degli ultimi tre anni. Continua a deteriorarsi nelle Marche la qualità dei prestiti, fenomeno comunque in attenuazione. Il flusso di nuove sofferenze rettificate rispetto ai prestiti vivi è sceso al 4.7% contro il 6.4% del 2013 e il 2.7% della media italiana. Ancora male invece per le costruzioni, con l’indice che è peggiorato schizzando al 17.2%.

L’undicesimo rapporto di Banca d’Italia sull’economia delle Marche può essere scaricato qui.



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