Liquami al fosso Narducci
L’Arpam: “Erano scarichi inquinati”

MACERATA - A due mesi dallo sversamento nella frazione di Sforzacosta, l'Agenzia regionale per la protezione ambientale rende noti i risultati delle analisi fatte sottolineando la presenza di resti organici derivanti da una azienda zootecnica. Proteste dei residenti che chiedono l'intervento dell'Asur

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Lo scarico marrone al  fosso Narducci di Sforzacosta

Lo scarico marrone al fosso Narducci di Sforzacosta

 

di Marina Verdenelli

Nel fosso Narducci scarichi di tipo organico derivanti da un allevamento zootecnico. E’ quanto emerge dal campionamento dell’Arpam effettuato a Sforzacosta lo scorso aprile quando i residenti chiamarono preoccupati l’Agenzia regionale per la protezione ambientale perché il canale delle acque di scolo dei campi si era colorato di una sostanza marrone maleodorante (leggi l’articolo). L’Arpam aveva effettuato due campionamenti attivando il corpo forestale per risalire al responsabile dello sversamento non consentito. «I campioni hanno evidenziato un inquinamento – spiega Gianni Corvatta, direttore dell’Arpam di Macerata – una contaminazione notevole di tipo organico, verosimilmente derivante da scarti di allevamento zootecnico. Non è stato però possibile risalire alla provenienza e all’autore dello sversamento perché è stato estemporaneo». La comunicazione dei risultati sono stati inviati ai comuni di Pollenza e di Macerata, interessati dal tratto. Nessuna comunicazione è stata fatta ai residenti che si erano attivati denunciando il problema e che ora sottolineano tutto il loro disappunto sottoscrivendo una lettera firmata da 30 persone dove parlano di degrado ambientale e pericolosità per la salute dei cittadini.

La situazione come era ad aprile

La situazione come era ad aprile

«Il fosso va pulito – tuona Rosanna Appignanesi, una dei residenti della zona che ha firmato la lettera – dopo il fatto di aprile il fondale si è impregnato di quella sostanza e nessuno l’ha rimossa. In più si sono formati avvallamenti e quindi l’acqua ristagna ed è rifugio di zanzare. Chiameremo l’Asur perché c’è un problema di igiene e di tutela della salute pubblica. Qualcuno venga a vedere e i Comuni intervengano». Lo scarico analizzato dall’Arpam è stato classificato come non ammesso e dannoso per l’ecosistema acquatico. «Quel fosso arriva fino al Chienti – dice il direttore Corvatta – e quindi poi anche in mare. Abbiamo chiesto ai Comuni di avviare forme di controllo con l’ausilio dei vigili urbani per riuscire a cogliere sul fatto chi scarica sostanze non autorizzate nel fosso e procedere quindi alle relative denunce. Intervenire diversamente diventa un problema». Sulla mancata informazione ai residenti l’Arpam chiarisce che non si è mai negata nel fornire informazioni seguendo la dovuta procedura che prevede l’avviso ai Comuni competenti.


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