L’addio a Ibrahima, il console:
“Cercava la vita, ha trovato la morte”
CIVITANOVA - Commozione all'obitorio dell'ospedale dove parenti e amici hanno salutato per l'ultima volta il 13enne morto annegato nelle acque del lungomare nord. Per ricordarlo partirà un corso gratuito per bambini che non sanno nuotare
di Laura Boccanera
La testolina puntata verso la Mecca e avvolta in un lenzuolo bianco candido. Il piccolo Ibrahima Cisse ha salutato così Civitanova e la folla di persone che hanno voluto regalargli affetto e un ultimo simbolico abbraccio. C’è tutta la comunità senegalese all’obitorio per il rito musulmano al 13enne senegalese morto annegato nelle acque antistanti lo chalet Aloha lunedì scorso (leggi l’articolo). Ma ancor più numerosa è la comunità civitanovese: compagni di scuola, i ragazzi della Vis Civitanova, gli amici, le loro mamme e i loro papà, i colleghi di lavoro della Marmit, azienda nella quale lavora il papà di Ibrahima e le insegnanti del ragazzino. Il 13enne era arrivato da pochi mesi, ma aveva già seminato tanto con il suo sorriso contagioso, allegro e gioviale. Prima del rito musulmano celebrato in privato dalla comunità e officiato dall’Imam di Porto Recanati, la camera ardente per oltre un’ora ha ospitato il via vai degli amici di Ibrahima.

Il console onorario del Senegal a colloquio con l’assessore Cristiana Cecchetti e con Antonella Citarella della Piscina comunale
Presente anche il console onorario del Senegal Tullio Galluzzi: “Era un ragazzo che è venuto in Italia a trovare la morte e cercava una vita migliore – ha detto il console – alla sua famiglia va tutto il cordoglio e le condoglianze del consolato. Un ringraziamento pubblico anche ad un uomo dello Stato come il comandante del porto che non ha mai lasciato sola la famiglia, dovrebbero essere tutti come lui, un uomo dello Stato, ma soprattutto un uomo capace di solidarietà e attenzioni verso la famiglia, a lui il mio ringraziamento pubblico”. E il comandante della Capitaneria di porto, il tenente di vascello Michele Grottoli, era presente anche lui alla cerimonia, così come l’assessore Cristiana Cecchetti in rappresentanza del Comune.
Su proposta di Antonella Citarella della cooperativa Il Grillo che gestisce la piscina comunale, molto toccata da quanto accaduto, è nata l’idea di intitolare a Ibrahima una serie di corsi gratuiti da far partire prima dell’estate per tutti quei ragazzini delle medie che ancora non sanno nuotare: «L’idea è nata dalla piscina e l’amministrazione e il sindaco l’hanno sposata con piena convinzione – dice la Cecchetti – sperando che dalla tragedia derivi qualcosa di buono». «Abbiamo pensato ad un corso di nuoto gratuito per insegnare a tutti a nuotare, a galleggiare in caso di pericolo, lo scopo della piscina comunale è questo, non devono succedere queste tragedie – ha detto Antonella Citarella – e per questo abbiamo chiesto ai familiari se erano d’accordo ad intitolarlo a Ibrahima, per evitare che la sua morte sia successa invano. Nel frattempo è partito un progetto rivolto ad elementari e medie per un uso consapevole dell’acqua come risorsa e per sviluppare le abilità necessarie per prevenire incidenti acquatici». I primi a soccorrere Ibrahima infatti sono stati i ragazzi dell’Ippocampo Salvamento che lunedì si trovavano a pochi metri di distanza per il corso di assistenti bagnanti».
Al papà del 13enne un amico ha regalato una maglietta dell’Inter: l’uomo l’ha stretta a sé mentre ha guardato il suo bimbo per l’ultima volta. Estremamente dignitosa e forte questa comunità, dal papà ai parenti che quasi hanno accolto con un sorriso tutti gli intervenuti fino a ringraziare perfino i media e la stampa. «In tanti ci sono stati vicino in questo periodo – ha detto un parente del piccolo Ibrahima – i colleghi della Marmit, azienda in cui lavora il papà di Ibrahima, il suo datore di lavoro che ha fatto di tutto per aiutare e rendere più semplici questi giorni, tutti i soccorritori e coloro che hanno fatto sentire l’affetto a noi della famiglia, grazie davvero».





Le iniziative a suo nome non lo riporteranno in vita ma ci aiuteranno a ricordarlo con dignità,quella che contraddistingue profondamente la comunità senegalese da altre…queste persone han dato a tutti noi una grande lezione di vita,in silenzio ma facendo rumore e smuovendo le coscienze di molti…non lo dimenticheremo,mai!!!
Smetto di ascoltare il dibattito politico sulla 7, perché questa nostra creatura ha più diritto della mia attenzione, che ai politicanti. Un destino incomprensibile ce lo ha rapito. Cosa sarebbe diventato questo nostro figlio se fosse vissuto? Era uno sportivo. Amava la vita. Aveva i suoi sogni intatti… Come molti nostri figli italiani.
Questo figlio era un senegalese. Forse sarebbe diventato un musicista. I Senegalesi sono famosi per la loro abilità di musicisti in tutta l’Africa. Hanno avuto un Poeta della grandezza di un Leopold Sedar Senghor. E’ anche un nostro poeta. Noi a Corridonia abbiamo un senegalese amato da tutti insieme alla sua famiglia. Si chiama François: una mente aperta, che mi ha dato un insegnamento esoterico di alto valore. Sì, anche questo è l’Islam, non solo la giustificazione strumentalizzata dagli psicotici come quelli dell’Isis.
Piccolo Ibrahima, ti affidiamo al Dio Clemente. Misericordioso, al quale noi tutti ci affidiamo.