Mandrelli: “L’Italicum è il male minore
Ma Renzi un risultato lo ha ottenuto”

MACERATA - Il consigliere comunale uscente del Pd analizza le novità introdotte dalla legge elettorale: "Viene finalmente superato il vulnus alla democrazia introdotto con il Porcellum, che ha dato vita ad un parlamento di nominati"
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Bruno Mandrelli

Bruno Mandrelli

Da Bruno Mandrelli, candidato consigliere del Pd alle elezioni amministrative di Macerata, riceviamo:

Il sistema elettorale britannico consente al partito conservatore, con il 36% dei voti, di conquistare la maggioranza assoluta dei seggi in parlamento. Dalla lettura dei quotidiani, nei giorni scorsi, dall’ascolto di radio e televisione non si rinviene un commentatore che sia uno che dipinga la democrazia inglese come affetta da derive autoritarie se non peggio.
Eppure tali espressioni sono state utilizzate sino all’altro ieri nei confronti della nuova legge elettorale italiana – l’Italicum – che prevede una soglia più alta (40%) per avere una (risicata) maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati, con necessità di ballottaggio ove il partito più forte si fermi al 39,99%.
Senza dubbio una bella coerenza o, più realisticamente, la riprova dell’italica ipocrisia e del conservatorismo di fondo di parte del nostro sistema politico, sempre pronto a cambiar tutto a parole purchè, effettivamente, non si cambi nulla.
Come noto non sono tra gli entusiasti dell’Italicum e mi trovo abbastanza vicino alle posizioni del deputato Giachetti che, in sintesi, lo ritiene il male minore rispetto alla precedente legge elettorale o al sistema che sarebbe derivato dall’applicazione pedissequa dei dettati della Corte Costituzionale (il cosiddetto Consultellum).
Ritengo tuttavia che debbano essere riconosciuti gli aspetti positivi dell’azione del governo e di Matteo Renzi su tale delicata questione, sia perché viene finalmente superato il vulnus alla democrazia introdotto con il Porcellum, che ha dato vita ad un parlamento tutto di nominati, sia perché la concreta applicazione del nuovo sistema elettorale consentirà al partito che vincerà le prossime elezioni, se lo vorrà, di modificare in senso migliorativo la legge elettorale, avendone la possibilità ed in teoria senza necessità di far ricorso ad estenuanti mediazioni finalizzate alla tutela delle rendite di posizione delle minoranze, soprattutto di quelle politicamente insignificanti. Magari, alla fine, si potrebbe optare per un sistema di collegio a doppio turno e ballottaggio per chi non raggiunge il 50% al primo turno, sistema che personalmente apprezzo e che da buoni risultati come dimostra l’esperienza francese.
E’ vero, poi, che sono state segnalate criticità sul reingresso delle preferenze ma anche qui bisogna decidersi: o il sistema delle preferenze è corrotto e corruttore di suo, ed allora vanno eliminate anche dalle varie competizioni elettorali che lo contemplano (comunali, regionali, europee) virando decisamente verso un sistema elettorale uninominale e di collegio, oppure non lo è. In ogni caso la si smetta con i moralismi a corrente alternata, sulla base delle convenienze del momento.
Penso quindi che un risultato lo si sia ottenuto: se poi valutiamo che il governo in carica è stato capace di far legiferare il parlamento su importanti temi quali la riforma del mercato del lavoro, l’introduzione del divorzio breve, il bonus degli 80 euro per i redditi più bassi (ed altro ancora), mi sembra che sia possibile esprimere una valutazione positiva sull’azione di Matteo Renzi, in particolare per la dimostrazione concreta che è possibile decidere e cambiare. Dopo di che è altrettanto legittimo dissentire, l’importante è che vi sia la consapevolezza che si discute, ci si unisce e ci si divide su cose fatte, non sulle chiacchiere che fermentano dall’eterna palude alla quale siamo stati abituati.
Il Pd ha dato quindi un contributo importante per il profilo della capacità di governo e, come ci ha recentemente ricordato il ministro Boschi, di scegliere apertamente il campo di appartenenza con l’adesione al Partito dei Socialisti Europei dopo quella al gruppo denominato Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici al parlamento europeo.
E’ qui che si giocherà in gran parte il nostro futuro e quello delle giovani generazioni, da qui dobbiamo partire per rinnovare una grande tradizione e prefigurare un nuovo modello di società capace di tutelare i deboli, eliminare le diseguaglianze, creare occasioni ed opportunità per tutti, riscoprire il valore del merito ed il dovere del soddisfacimento dei bisogni primari (lavoro, salute, educazione scolastica, giustizia, etc.). In altre parole una visione socialista e democratica rinnovata, adeguata ai tempi che stiamo vivendo, capace di proiettarsi sui tempi che verranno, necessaria per frenare derive demagogiche e populiste che non promettono nulla di buono.



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