Gli “zoccolanti” di Corridonia
sono stati ridotti a piedi nudi

La clamorosa denuncia di Sgarbi, le indagini della procura, ma più di un secolo è trascorso nel silenzio. E adesso? La solita Italia che ignora le proprie bellezze
- caricamento letture

liuti-giancarlo

 

di Giancarlo Liuti

In questi ultimi giorni la parola “zoccolanti” è comparsa spesso nei titoli dei giornali locali e confondendola con le pressanti notizie di carattere politico qualche lettore l’ha attribuita alle “zoccolate” che nelle primarie del Pd si sono scambiati gli aspiranti alla candidatura di sindaco per le elezioni di maggio. Quella parola, invece, si riferiva ai frati francescani che cinque secoli fa usavano partecipare alle processioni calzando pesanti zoccoli di legno per far sì che quel rumore ponesse in evidenza presso i fedeli la loro rigida e radicale osservanza della regola del santo di Assisi. Frati, questi, che edificarono innumerevoli conventi in Italia – il più noto si trova a Torre del Greco, ed è meta di turisti anche stranieri – e nel 1510 ne fecero uno altrettanto monumentale nella periferia di quel centro che nel corso dei secoli si chiamò prima Pausula, poi Montolmo, poi ancora Pausula e infine, dal 1931, Corridonia, in gloria di Filippo Corridoni, il sindacalista e interventista che nel 1915 morì in battaglia nella guerra mondiale.

Corridonia, monastero degli Zoccolanti

Corridonia, monastero degli Zoccolanti

Vittorio Sgarbi all'incontro di domenica scorsa

Vittorio Sgarbi all’incontro di domenica scorsa

Ma perché la parola “zoccolanti” è tornata d’attualità proprio adesso? Perché c’è entrato a mo’ di fulmine Vittorio Sgarbi, lo storico e il critico dell’arte al quale non si può negare una particolarissima e forse unica abilità nel dare clamore mediatico – un po’ come facevano quei frati col suono degli zoccoli – alle sue scoperte o riscoperte di antichi e dimenticati tesori della bellezza italiana. E’ stato lui, infatti, che in un convegno tenutosi nella chiesa corridoniana di San Francesco e su iniziativa di un comitato di cittadini si è scagliato contro l’affronto al decoro del convento degli “zoccolanti” per la presenza a brevissima distanza di un’antenna Telecom alta ben trentasei metri. E in che modo si è scagliato? Stavolta non solo con gli strali verbali ma con una denuncia presentata ai carabinieri per l’identificazione dei responsabili di tale massacro non senza allusioni all’ambiguità della Sovrintendenza regionale e dell’Amministrazione comunale. I carabinieri, atto dovuto, l’hanno trasmessa alla procura. E la procura, atto dovuto, ha aperto un fascicolo d’indagine. Con quale esito? Archiviazione o prosecuzione dell’azione penale con richieste di rinvio a giudizio? Vedremo. Sta di fatto che grazie alla denuncia di Sgarbi, della quale lui stesso ha immediatamente informato Dario Franceschini, ministro dei Beni culturali, la salvaguardia di questo convento è diventata un caso nazionale (mia scherzosa curiosità: dopo i frati francescani, la chiesa di San Francesco e il ministro Franceschini, non sarà che, dai e dai, se ne occuperà, non so come, pure Papa Francesco?). Questi i fatti.
zoccolanti imperfettiMa non è dei fatti che stavolta voglio parlare. Di che cosa, allora? Dell’assordante silenzio che per decenni è gravato su questo convento, della cui importanza, a parte la lodevolissima iniziativa del Fai coi “luoghi del cuore” (il caso di Corridonia ha avuto dodicimila segnalazioni e si trova nella graduatoria nazionale), non s’è accorto, da tempo immemorabile, quasi nessuno. Io stesso, che pur limitato dalle mie scarse nozioni in fatto di storia dell’arte conosco abbastanza i gioielli del Maceratese, non ne avevo mai sentito parlare. E la guida del Touring? Essa invita a visitare Corridonia per molteplici ragioni (chiese, canoniche, affreschi, tele, pinacoteche, Valadier, Pomarancio, case del Trecento, figli illustri) ma ignora completamente il convento degli “zoccolanti”, che invece è un autentico “tesoro” ben oltre i confini locali. E nel sito internet del Comune questo convento è citato di sfuggita e soltanto col nome, quasi fosse un ristorante, mentre nei siti di Macerata, Recanati, Camerino e di centri minori i “tesori” godono di pur sintetici riferimenti storici e cenni descrittivi.

zoccolanti2
E’ dal 1909 che esso appartiene al Comune e come è stato utilizzato? Una volta per allevarvi bachi da seta, una volta per darvi rifugio a profughi di guerra, una volta per ospitarvi famiglie povere. Poi niente. E’ chiuso, non lo si può visitare. Immaginarsi le impietose ferite del tempo, incolpevolmente recate da quelle precarie e temporanee destinazioni e adesso, colpevolmente, dal totale abbandono. Muri che si sgretolano, affreschi che ammuffiscono, finestre che cadono a pezzi, erbacce, infiltrazioni d’acqua. Restaurarlo? Troppo lungo è stato il silenzio. Oggi si calcola che non basterebbero sei-sette milioni. Figuriamoci se ce li ha il Comune, con l’aria che tira. E la Provincia? Sembra che non se ne sia mai occupata. E la Regione? Idem. E il Comune? Invece di far la voce grossa coi livelli istituzionali superiori al suo si accontenta, beato lui, dei seimila euro del canone d’affitto pagato da Telecom per quell’orribile antenna che contribuisce ad aggravare il problema.

Il paesaggio senza l'antenna

Il paesaggio senza l’antenna

Il sindaco Nelia Calvigioni s’è guardata dal partecipare al convegno di Sgarbi immaginando gli improperi che le sarebbero stati rivolti (glieli hanno riferiti e lei – magari con qualche ragione, però che Sgarbi è “sgarbato” lo si sa urbi et orbi, e qualche croce, un sindaco, la dovrà pur portare – se ne dichiara offesissima). Ma, insomma, qual è il suo pensiero nel merito? Dire, come ha detto, che l’antenna sarà pure brutta e tuttavia le sue emissioni elettroniche non fanno male alla salute mi pare pochino. La colpa, intendiamoci, non è tutta sua. C’entra la Sovrintendenza regionale, c’entrano i “poteri forti” come la Telecom. A chi va, allora, il grosso della colpa? Al silenzio di un secolo. Quel silenzio – disinteresse, disattenzione, opportunismo, compromessi, analfabetismo culturale, badare al presente e non al futuro – che tanto danno ha recato (Pompei docet,) alla carta migliore che l’Italia può giocare su scala perfino mondiale, la carta della bellezza. Sottovalutare – peggio: ignorare – gli “zoccolanti” di Corridonia è un delitto. Si rifletta sulle fotografie scattate dal Fai. Non è, quello, un patrimonio di cui le Marche dovrebbero vantarsi?



© RIPRODUZIONE RISERVATA

Torna alla home page





Quotidiano Online Cronache Maceratesi - P.I. 01760000438 - Registrazione al Tribunale di Macerata n. 575
Direttore Responsabile: Matteo Zallocco Responsabilità dei contenuti - Tutto il materiale è coperto da Licenza Creative Commons

Cambia impostazioni privacy

X