Zoccolanti , Sgarbi telefona al ministro:
“Farò di questa vicenda un caso nazionale”

CORRIDONIA - Il critico d'arte all'incontro nella chiesa di San Francesco in difesa del convento, ha chiamato Franceschini e ha annunciato una denuncia penale. Nella classifica nazionale Fai il sito è al 28 posto, con 11390 voti e primo nella regione
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zoccolanti   (1)di Maurizio Verdenelli

Una telefonata d’emblèe al ministro Dario Franceschini ed una denuncia penale annunciata, anche questa d’istinto, al cospetto di  settecento persone plaudenti. “Finito qui, vengo in caserma” dice al maresciallo dei carabinieri  in compagnia dell’appuntato che l’aspetta in fondo alla chiesa di San Francesco. Infine una solenne promessa: “Farò di questa vicenda un caso nazionale”. “E pensare che ero venuto qui con l’idea di presentare il mio libro. Al telefono non avevo capito bene cosa fosse questo caso Zoccolanti. Il nome però m’intrigava”. Zoccolanti, come frati minori mendicanti osservanti (dagli zoccoli per ripararsi dalle serpi) e come convento cinquecentesco a Corridonia. “Convento, non monastero, grazie professore: adesso possiamo dirlo con certezza” ringrazia Vittorio Sgarbi la delegata Fai di Macerata, Maria Paola Scialdone. Che ufficializza il primato di segnalazioni -11.390- che pone il caso corridoniano al vertice marchigiano tra i Luoghi del Cuore segnalati al Fai (leggi l’articolo). Nella classifica nazionale, tra migliaia di beni culturali votati, è 28° superando perfino la celebre Villa di Cicerone a Latina. E contestualmente apre, la Scialdone, un autentico ‘Vaso di Pandora’ con l’antenna Telecom, di 36 metri, a 20 metri dallo splendido convento a dominare il paesaggio e lo scenario dei monti azzurri, i Sibillini.

zoccolanti   (4)C’è Giampiero Feliciotti che si definisce il ‘brutto anatroccolo’, non c’è però il sindaco Nelia Calvigioni che Sgarbi invoca a voce altissima nella chiesa che s’affaccia sulla piazza dove avviene la laicissima assemblea popolare. “Filippo Corridoni la penserebbe come me, la città ha già offerto con questa piazza-monumento il suo sacrificio sull’altare del fascismo. Non bastava?!”. E definisce ‘minareto’ l’antenna, oggetto della telefonata al ministro per i Beni culturali. Un ‘minareto’ da abbattere: “Una bomba!”, “Una bomba” grida mentre la croce di Guido Reni del 1616 (aveva sottolineato nella sua descrizione, Giorgio Quintili: la ‘ruberei’!!) è testimone di una scena probabilmente mai vista sull’altare principale in tanti secoli. Con un ‘celebrante’ che tra ripetuti applausi e molte parole, seppur gergali, ma difficili da trovare nel vocabolario della Crusca, chiede …all’Isis di voler inserire il minareto/antenna che incombe sugli Zoccolanti tra gli obbiettivi della cultura capitalista occidentali da abbattere. Non ci sono forse gli affreschi di due crociati a guardia della cappella del ‘Santo Sepolcro’ all’interno del convento che è il simbolo stesso di Corridonia?

Perché, dunque, su quali basi ‘il professore’ procedererebbe penalmente contro quello che chiama il ‘delitto’: “Nessun ricorso al Tar (ne pendono già 6 ndr dall’installazione Telecom del 26 novembre scorso ndr): non serve a nulla”. In prima fila, Liana Lippi, già soprintendente delle Marche approva con il capo significativamente. “E chiaro –sottolinea Sgarbi- Dalle carte che ho letto (mani nei capelli ndr) emerge che la Soprintendenza per due volte ha dato parere negativo circa l’antenna per non compromettere irrimediabilmente il paesaggio, poi, a distanza di due anni ha autorizzato seppure con prescrizioni. E il Comune ha dunque firmato il canone d’affitto a 6.000 euro l’anno con il gestore (che peraltro dovrà rimuovere l’impianto nel momento che si recuperare il convento cinquecentesco ndr)”. Continua Sgarbi: “Dalla visita che ho fatto oggi al sito, non ho visto osservate le prescrizioni della piantumazioni di vegetazione autoctona: neppure una piantina di rosmarino. Ho visto poi acciaio lucente e non vetro verde.. inoltre l’antenna, che doveva essere alta 22 metri, ora misura 36 ed un impianto così sarebbe dovuto esesre perlomeno a 300 metri da una struttura del ‘500”. Conclusione: “Cosa aspetta la Soprintendenza ad intervenire?”. Ed annuncia di voler investire il dottor Scoppola, direttore generale dei Beni Artistici di indagare su “quello che è successo”.

zoccolanti   (3)Ad ogni buon conto, a rispondere al j’accuse ripetuti e ‘violentissimi’ del critico d’arte, non c’era il dottor Gabriele Barucca, della soprintendenza Bsa di Urbino -annunciato tra i relatori. Lui si è scusato inviando un breve messaggio. Barrucca è un estimatore del complesso (voluto da Giulio II°, servì anche per studi universitari filosofici) e si è speso per la sua salvezza, c’è da dire. E’ un’assenza che Sgarbi neppure sottolinea mentre grida ripetutamente: “Oggi proprio doveva mancare il sindaco!”. Al posto suo c’è Giampiero Feliciotti, che si definisce ‘amico’ di Sgarbi e ‘gancio’ per gli organizzatori al fine di ottenere una tale presenza. Anche se Vittorio indirettamente ce ne ha anche per il ‘presidente/commissario’ della Comunità montana e lui sorride un po’ ‘verde’ ne sentire dal ‘professore’, dopo essersene riempito la bocca, che la ‘parola start up a lui ‘fa schifo’ e che pure l’altra ‘incubatore d’impresa’ è al pari di un termine pornografico. Pur elogiandolo nell’aver voluto mettere l’assemblea in guardia contro la strumentalizzazione politica degli 11.390 voti (tutti d’accordo: in sala c’è Francesco Massi e pure il presidente del Coni, Illuminati ma lui qui è di casa) Sgarbi ha polemizza pure con Fabio Pierantoni, Slow Food, che aveva invocato Renzo Piano, scatenandosi in un’invettiva per il ‘caso L’Aquila’. Sullo stesso …piano la Scialdone –pure lei contro ogni ‘coloritura politica’ dell’operazione- per architetti giovani e del posto ridando vita al convento e togliendo contemporaneamente di mezzo l’antenna.

zoccolanti   (2)Cosa ci potrà fare con il convento, una volta restaurato, però? Il critico ha  ‘asfaltato’ letteralmente  il ‘volenteroso’ arch. Enrico Rinaldesi che pure a nome del Comitato di tutela degli Zoccolanti (presente Eleny Corradini) ha presentato un progetto davvero impegnativo. Prevedendo ‘incubatori d’impresa’,  laboratorio per le eccellenze marchigiane. “Gli attori dell’organizzazione”: Pmi, Camere di Commercio, scuola, università, banche, società finanziarie. Quanto costerà: tantissimo. Tuttavia con l’ombrello dell’Europa, chissà? La Scialdone è apparsa cauta, seppure il Fai per il Luogo del Cuore n.1 delle Marche si farà parte attiva, ha promesso. Interverrà con Intesa San Paolo ma ’ occorreranno’ piani circoscritti, di salvaguardia, di restauro come quello della Regione nel 2005 che salvò in extremis la caduta di una parte importante del complesso monumentale che al piano superiore ospitava 25 cellette di frati mendicanti. “Proprio pensando a quella origine –ha detto Rinaldesi- è nata l’idea di un centro servizi, appunto, a favore dell’intera comunità”. Al grido dello Stato ‘assente’ e ‘sprecone’ (critiche pure per l’atteggiamento della Regione, pur nella stima per ‘l’amico Marcolini’ assessore regionale alla Cultura) Sgarbi ha fatto ‘piazza pulita’ di progetti ‘pesanti’ la cui complessità probabilmente allontanerebbe nel tempo la possibilità di togliere in tempi brevi il ‘minareto’. “E’ necessario fare presto”. Feliciotti, in apertura, non a caso aveva ricordato che erano bastati due anni ai frati per erigere il loro convento, aggiungendo sornione: “Non come il ponte di Calatrava, Vittorio, eh a Venezia: mi sono anche scivolato” (ma pare che non si sia fatto fortunatamente male).

 “E C’è bisogno della buona volontà di tutti, a cominciare dal Comune che dovrà versare su questo fronte i 6.000 euro dell’affitto”. Ed ecco l’idea del critico d’arte per gli Zoccolanti: “Una nuova San Galgano” con le mura perfettamente restaurate: un grande teatro a cielo aperto”. Non l’aveva definito Barucca una grande quinta teatrale il convento di cui è stato ‘estamponato’ il secondo, mirabile portico interno? Ancora: “Andate a chiedere a Della Valle, a quel galantuomo che mette 25 milioni di tasca proprio per il Colosseo senza chiedere neppure il marchio Tod’s fuori dal cantiere… un gesto di vero mecenatismo vedendo come s’impacchettano e si ‘griffano’ dappertutto rotatorie ed altro ancora, dappertutto se c’è un qualche contributo privato”.

Sgarbi ha promesso che farà venire qui Oscar Farinetti e soprattutto Carlo Petrini (presidente di Slow food) per fare degli Zoccolanti un caso italiano e mondiale. Alla cui ruota ci sono tanti altri casi maceratesi, secondo l’elenco della Scialdone: Villa Spada a Treia (1.750 voti) e poi palazzi e siti a Loro Piceno, Cingoli, Villa Eugenia a Civitanova, Matelica, il lago di Castreccioni e perfino le colline di Pievefavera. Ha concluso dopo due ore e mezzo ore di dibattito, Liana Lippi che ha fatto emergere il caso ‘Colle dell’Infinito’. Sgarbi ha però ormai le pile scariche e resta in silenzio anche la sua antica amica e sodale settempedana lo invita ad intervenire. “Quello è un problema che se non si interviene subito, sarà senza possibili soluzioni: il caso dell’atenne mi pare più facile” confida uscendo all’amico cronista l’ex soprintendente ai monumenti.



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