Confcommercio nazionale contro Volpini
“Consiglieri all’oscuro della situazione”

Il consiglio direttivo dell'associazione dei commercianti è stato messo al corrente della comunicazione dei vertici nazionali che punta il dito contro l'ex presidente. Un mese di tempo per tentare di salvare la situazione a fronte di oltre un milione di euro di debiti verso Ascom, la società di servizi che rischia a sua volta di dover portare i libri in tribunale
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L'ex presidente di Confcommercio, Mario Volpini

L’ex presidente di Confcommercio, Mario Volpini

di Marco Ricci

La crisi della Confcommercio di Macerata, emersa prepotentemente negli ultimi mesi dopo la sfiducia da parte del consiglio direttivo al presidente Volpini e l’invio quale osservatore del direttore regionale Massimiliano Polacco da parte dei vertici nazionali, sembra tutt’altro che risolta. Impietosi d’altra parte i numeri emersi in questi mesi, con un buco di circa un milione e duecentomila euro nell’associazione di categoria, buco a cui si vanno ad aggiungere ulteriori tre milioni di euro di debiti contratti dalla Ascom Servizi srl, società in qualche modo emanazione della Confcommercio Macerata e che offre servizi nell’ambito fiscale e della contabilità (leggi l’articolo). Se almeno sembra schiarirsi il futuro della cooperativa di garanzia Coturfidi – grazie all’intervento della consorella anconetana, la Ascomfidi, dopo l’emersione di un altro buco di circa due milioni di euro (leggi l’articolo) – ieri si è riunito il consiglio direttivo della Confcommercio che ha discusso intorno alla lettera che i vertici romani hanno inviato a Macerata. Una lettera particolarmente dura nei confronti dell’ex presidente Volpini, dimessosi solo qualche mese fa su spinta del consiglio direttivo (leggi l’articolo).

confcommercio(1)Dopo aver ricevuto la relazione stesa da Massimiliano Polacco – un resoconto generale che secondo alcuni consiglieri illustrerebbe una “situazione pessima” per l’associazione maceratese – Roma avrebbe imputato tutta la responsabilità proprio a Mario Volpini, aggiungendo come il consiglio non sarebbe stato a conoscenza della situazione. Un indiretto appoggio a quei consiglieri – tra cui Claudio Pini, Elisa Bolognesi e Simone Biangi – che hanno in qualche modo scoperchiato la pentola, mettendo alle strette l’ex presidente e in qualche maniera portandolo alle dimissioni. Data la grave situazione ereditata da anni della vecchia gestione, Roma avrebbe ipotizzato di togliere il marchio Confcommercio all’attuale società, sebbene una decisione definitiva si avrà solo il 29 maggio. Una presa di tempo che viene letta come un’apertura di credito nei confronti dei consiglieri ribelli a cui Roma riconosce non solo di aver spinto alle dimissioni l’ex presidente Volpini ma di essere stati all’oscuro di quanto accaduto, consiglieri che nel frattempo sono intenzionati a rimboccarsi le maniche, arrivando entro un mese a proporre un piano di ristrutturazione credibile in grado di ottenere l’appoggio di Roma. Si immagina dunque che, nelle prossime settimane, il consiglio direttivo prenda diretto contatto con i vertici nazionali.

Il presidnete provinciale dell'Abat Claudio Pini (al centro)

Il presidnete provinciale dell’Abat Claudio Pini (al centro)

Alcuni consiglieri usano anche il termine “amarezza” per le polemiche degli ultimi giorni e per alcune notizie definite “non sempre corrispondenti al vero” uscite recentemente sulla stampa, amarezza accresciuta dalle voci che riverserebbero le responsabilità su chi ha fatto emergere la situazione piuttosto che su chi l’ha creata. “Le polemiche degli ultimi giorni – ha dichiarato Claudio Pini – vengono sollevate a chi vuole del male all’associazione, mettendo oltretutto nel mezzo una brava persona come Gianni Morresi che si è preso l’onere di guidare questo difficile momento. Noi stiamo lavorando senza prendere un euro di rimborso, sacrificando il nostro tempo per il bene della Confcommercio. Non era neppure immaginabile – ha concluso il consigliere – che anni di cattiva gestione potessero essere ribaltati in pochi mesi, come non è affatto vero che Roma abbia già deciso di togliere alla nostra associazione il marchio.”

Gia’ con una lettera di qualche giorno fa Elisa Bolognesi, l’altra consigliera ribelle, aveva nettamente preso le distanze dall’operato di Volpini – sostenendo tra l’altro come l’ex presidente avrebbe utilizzato risorse finanziarie da società controllate (Ascom e Caf) per sostenere l’associazione, questo senza che fossero stati trovati documenti in grado di giustificare il passaggio di risorse e, sempre secondo quanto sarebbe stato scritto, senza rapporti effettivi tra l’associazione e la Ascom – davanti ai due milioni di euro di Tfr non versati per i 52 dipendenti delle Ascom, ai mancati pagamenti di Iva e tasse, ai flussi di denaro e fatture tra Confcommercio e Ascom servizi, i consiglieri che hanno sfiduciato Volpini non hanno neppure condiviso la lettera con cui l’ex presidente ha illustrato al consiglio i suoi tentativi di risolvere la situazione, tra cui la possibilità di utilizzare contratti di solidarietà per gli stessi dipendenti Ascom. Tentativi giudicati tardivi e non adeguati alla gravità complessiva della situazione.

ascomIl rischio è adesso che – data la gravità dei conti – si crei un effetto valanga, partendo proprio dal bilancio della Ascom, con il collegio sindacale costretto, dato l’indebitamento della srl, a portare i libri in tribunale e un magistrato tenuto alla nomina di un commissario. La Ascom servizi infatti – oltre ad avere circa tre milioni di euro di debiti tra Iva, tasse e Tfr non versati – vanta un credito di almeno un milione di euro con Confcommercio, credito che non è chiaro in quale modo si sia generato. Il tutto a fronte di un patrimonio ormai di circa 90.000 euro, così che la consegna dei libri in tribunale al massimo entro il 30 giugno sembrerebbe un passaggio obbligato. Una procedura liquidatoria piuttosto che una ristrutturazione sarebbero quindi inevitabili, con l’eventuale commissario che non potrebbe non  esigere i crediti che la srl vanta nei confronti dell’associazione dei commercianti maceratese. A questo punto, si può immaginare, gli stessi consiglieri di Confcommercio potrebbero essere chiamati in causa con i propri patrimoni per estinguere i debiti che la Confcommercio avrebbe verso la Ascom. Un dissesto complessivo dunque che interessa dunque società diverse fino a rimbalzare sulla stessa associazione dei commercianti, società diverse ma spesso legate da amministratori in comune, tra i quali l’ex presidente Mario Volpini. 

 

 

 

 



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