Coturfidi: i vertici della coop
accusarono due dipendenti
per l’ammanco

IL CASO - Avvenne in una riunione che si tenne 4 anni fa, ma non vi sarebbe stato alcun seguito giudiziario. Le impiegate decisero poi di lasciare, per la gravità delle contestazioni che si erano sentite rivolgere
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confcommercio(1)di Gianluca Ginella e Marco Ricci

Caso Coturfidi, l’ammanco di circa un milione di euro sarebbe stato opera di due dipendenti, che nel 2009 vennero convocate dai vertici della coop ad un incontro cui però non ci sarebbe stato un seguito giudiziario. A loro la coop in quell’incontro addebitò l’ammanco. Una cifra esorbitante che le due dipendenti, che lavoravano in amministrazione, avrebbero fatto sparire, almeno secondo quanto venne loro contestato dai vertici della coop legata alla Confommercio, nel giro di 4 o 5 anni. Alla riunione interna erano presenti anche i legali delle due donne. E, come detto, alle dipendenti venne contestato il fatto di aver causato una voragine nel fondo della Coturfidi, che superava il milione di euro. Una accusa gravissima, che non presero bene i legali delle dipendenti che invitarono i rappresentati di Coturfidi a denunciare le dipendenti, come pare avessero minacciato di fare nel corso della riunione. E venne anche chiesto dai legali come fosse possibile che si fosse generato un simile buco, senza che nessuno ne venisse a conoscenza per così lungo tempo. Le due donne però non sarebbero mai state denunciate. In seguito alla riunione entrambe le lavoratrici lasciarono Coturfidi. Una di queste, una maceratese che ha poco più di 70 anni, e che era dipendente da circa 25 anni, dopo essersi dimessa andò in pensione. Dunque non fu licenziata dalla Coop, come emerso nei giorni scorsi. Sulla vicenda della Coturfidi potrebbero partire a breve le indagini della procura di Macerata, per fare chiarezza sulla natura dell’ammanco, se sia responsabilità di qualcuno o di una crisi generale del settore del commercio. E la procura potrebbe poi indagare anche il perché, se si sospettava che la somma fosse sparita per opera di qualcuno, non vi fossero state denunce da parte della coop. Fin qui la vicenda Coturfidi. Intanto lunedì, Massimo Polacco, il direttore generale per le Marche di Confcommercio, sarà di nuovo a Macerata. Dove ha convocato per la mattinata un incontro con i dipendenti e gli amministratori di Confcommercio. E continuano le prese di distanza da parte di alcuni amministratori dell’associazione di categoria – a Macerata ma non solo – dalle vicende della Coturfidi. Amministratori che sottolineano da una parte come Confcommercio e Coturfidi siano due società distinte con organi diversi. E dall’altra di non essere mai stati messi a conoscenza dei fatti accaduti nella cooperativa di garanzia. Cooperativa e associazione, comunque, avevano amministratori in comune. La Coturfidi è una cooperativa il cui scopo è prestare garanzie a favore dei soci nelle operazioni di finanziamento con alcuni istituti bancari convenzionati, tra cui Banca Marche e Popolare di Ancona del gruppo Ubi. Le garanzie che Coturfidi offre agli istituti di credito provengono da un fondo costituito principalmente da versamenti da parte degli stessi soci nel momento in cui accedono ai prestiti delle banche. Versamenti di importo variabile tra il 3 e il 4 per cento di quanto erogato. La Coturfidi G. Monti – con sede legale a Macerata – è iscritta in Banca d’Italia nell’elenco degli intermediari finanziari, nei cosiddetti confidi. Gli intermediari presenti in questo elenco possono svolgere esclusivamente l’attività di garanzia collettiva dei fidi.  A tali operatori è pertanto precluso l’esercizio di prestazioni diverse e la loro operatività non è sottoposta al regime di vigilanza prudenziale della Banca d’Italia.  I poteri e gli interventi di controllo di Via Nazionale sono soltanto finalizzati a verificare l’osservanza delle norme sulla trasparenza delle operazioni consentite. Ai confidi, e dunque alla Coturfidi, si applicano gli obblighi antiriciclaggio di identificazione della clientela, di registrazione delle operazioni e di segnalazione delle operazioni sospette.



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