Giorgio Napolitano rieletto
Presidente della Repubblica
L’Italia svolta verso il presidenzialismo?

Non era mai accaduto che un Capo dello Stato venisse votato per un secondo mandato dal Parlamento
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Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano

Ci sono volute sei votazioni, ma alla fine i grandi elettori hanno scelto: Giorgio Napolitano sarà ancora Presidente della Repubblica. I candidati proposti dal Partito Democratico, Franco Marini prima e Romano Prodi poi, non hanno mai raggiunto un consenso tale da poter essere riproposti nelle consultazioni successive, ed anche a Stefano Rodotà, arrivato terzo nelle “Quirinarie” indette dal Movimento 5 Stelle ma votato per la mancata disponibilità di Milena Gabanelli e Gino Strada, sono mancati i voti necessari. La disponibilità per una rielezione è stata chiesta a Napolitano da centrodestra, centrosinistra e Scelta Civica, oltre che dalla Cei: il Presidente ha sciolto le riserve alle ore 15, quando ha confermato di essere nuovamente in corsa per il Quirinale. Napolitano ha parlato del “senso di responsabilità verso la nazione” alla base della sua decisione ed è stato eletto al sesto scrutinio.

 

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COSA NE PENSI? Chiediamo anche ai maceratesi di commentare la notizia dell’elezione del Capo dello Stato.

Così si erano espressi i maceratesi negli scorsi giorni (clicca l'immagine per il video)

Così si erano espressi i maceratesi negli scorsi giorni (clicca l’immagine per il video)

 

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ciccarelli

IL COMMENTO

di Filippo Ciccarelli

Ormai abbiamo capito che per capire l’Italia e il futuro del Paese bisogna lasciare stare i calcoli dei sondaggisti e le osservazioni degli addetti ai lavori, ma guardare ai comici. Il Cetto Laqualunque di Antonio Albanese è un moderato, rispetto a quei consiglieri regionali beccati a fare le spese più disparate con i soldi. E il Bersani di Crozza è più autentico dell’originale: nella prima repubblica i governi vivevano mediamente qualche mese, quello del Pd è morto prima di nascere, ma nonostante ciò quasi tutti i big del più grande partito di centrosinistra sono riusciti ad autoeliminarsi, segretario (dimissionario) compreso. Viene da pensare a cosa sarebbe accaduto se i democratici le avessero perse, le elezioni.
Dopo due mesi di traccheggi, abboccamenti, consultazioni con tanto di pool di saggi la politica torna a lui, Re Giorgio: il Presidente della Repubblica, a cui l’appellativo di “re” venne affibbiato dal New York Times, ha accettato la candidatura al Quirinale. Non era mai accaduto nella storia repubblicana che il Presidente uscente accettasse un incarico bis. Nel 2006 Carlo Azeglio Ciampi rispose, rifiutando l’ipotesi di un nuovo settennato, che “lo spirito repubblicano impone la rotazione delle cariche, non ci si può illudere che ci sia una soluzione demiurgica ai problemi. È giusto che le istituzioni sappiano cambiare e che i cittadini si abituino a cercare altri punti di riferimento.
Il cartellone per la visita di Napolitano a RecanatiOggi quelle stesse istituzioni hanno raschiato il fondo del barile, chiedendo ad un signore di 87 anni di proseguire nel suo mandato, suscitando peraltro la reazione scomposta di un altro comico, Beppe Grillo, pronto a invocare milioni di persone a Roma per protestare contro la rielezione dello stesso Napolitano. 
Troppo semplice il parallelismo con la marcia su Roma dei fascisti, anche se allora – come oggi – le istituzioni liberali mostravano tutta la loro fragilità, e la mancanza di un governo acuiva il malcontento popolare. Grillo ha capito per primo lo stesso malcontento che serpeggia oggi, al di là dell’indiscutibile successo raccolto alle urne, invitando le persone a scendere in piazza contro la scelta di Napolitano.
Nonostante la propaganda, Napolitano è stato più che un semplice “firma carte”, e oggi a tutti gli effetti tiene a battesimo la nascita del presidenzialismo in Italia. Il suo nome mette d’accordo vescovi, centristi, centrosinistra e perfino il centrodestra, evidentemente non più spaventato dalla minaccia comunista per sostenere uno degli storici dirigenti dell’ex Pci. Costituzione alla mano non c’è nessun golpe: il Movimento 5 Stelle agita lo spettro del colpo di stato perché, probabilmente, anche Grillo ha capito che l’atteggiamento intransigente e il sogno di un Paese che va avanti senza governo è tramontato. La convergenza di tutti i partiti (tranne il M5S) sul nome di Napolitano apre le porte al cosiddetto governissimo tra Pd e Pdl, e virtualmente i grillini eletti alla Camera e al Senato perdono gran parte del proprio potere contrattuale.
L’elezione di oggi cambia quella che il giurista Costantino Mortati ha definito come “Costituzione materiale” dell’Italia: il governo del Quirinale è la prova che il Parlamento e la democrazia parlamentare non sanno più che pesci pigliare. Formalmente non cambia nulla, ma di fatto il nostro Paese ha preso la via del presidenzialismo. E’ probabile che Napolitano non porti a termine un altro settennato, se le forze politiche superstiti riusciranno a mettersi d’accordo nel Parlamento per riformare pesantemente l’assetto costituzionale, inserendo nella Carta l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e cambiando dunque prerogative e poteri degli organi di rappresentanza.
Chi vince dall’elezione di Napolitano? Non il Pd, che ha bruciato tutti i propri candidati, si è divisa da Sel sulla scelta del Capo dello Stato ed esce letteralmente a pezzi da questi primi due mesi di (non) governo. Nemmeno il Movimento 5 Stelle, che dopo mesi di insulti, “vaffa” ed indisponibilità alla formazione di un governo ha preteso (vanamente) l’appoggio del centrosinistra sulla stimabilissima figura di Rodotà: è possibile che il consenso popolare per il partito di Grillo aumenti, ma l’isolamento nei palazzi della politica sarà ancora più netto. Resta il Pdl, che è rimasto defilato limitandosi ad appoggiare più o meno velatamente i candidati proposti dall’altra parte politica. Il massimo risultato con il minimo sforzo.

 

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