“Io e il Professore”, ovvero l’androtecnico
Al «Verdi» di Pollenza presentato del volume su Sorrentino, Maestro dello sport degli anni ’20
di Walter Cortella
Ci sono al mondo persone che hanno l’invidiabile prerogativa di lasciare una impronta indelebile della loro personalità. E talvolta accade che qualcuno, tra coloro che hanno avuto modo di conoscerle, senta imperioso il desiderio di scrivere un libro che ne ricordi l’operato e lo tramandi ai posteri. E così, quelle persone tanto affascinanti entrano magicamente nell’orbita di generazioni che non hanno avuto l’opportunità di conoscere direttamente chi ha realizzato opere importanti e prestigiose che magari hanno arrecato grandi benefici alla società. Con questo spirito l’avvocato Giuseppe Sabbatini, nostro concittadino e stimato professionista, nel suo tranquillo e confortevole «eremo» di Castelnuovo di Recanati, un bel giorno d’estate del 2007 maturò l’idea di scrivere un libro dal titolo intrigante, «Io e il Professore».
L’«Io» narrante è indubbiamente il Sabbatini stesso, ma questo «Professore» chi è?, mi son chiesto. Che cosa ha fatto nella vita per meritare di essere immortalato in un libro? Un interrogativo che evoca il celebre Carneade di manzoniana memoria. Il quesito esigeva una risposta. E per averla, non c’era cosa migliore da fare che prendere parte alla presentazione ufficiale del volume, nel delizioso teatro Verdi di Pollenza. L’evento si è tenuto domenica scorsa, su iniziativa del Comune e della locale Società Operaia di Mutuo Soccorso. Conduttrice della serata è stata la professoressa Sabrina Ricciardi, già sindaco della cittadina e attuale vice Presidente del citato Sodalizio. Dopo i saluti di rito, ha preso la parola la professoressa Stefania Fortuna, docente di Storia della medicina presso l’Università Politecnica delle Marche di Ancona. Nel suo interessante intervento ha delineato lo scenario nel quale operava il Professore, quello della medicina e in particolare della medicina sportiva, ancora agli albori intorno agli anni ’20 del secolo scorso. Bene, siamo arrivati al punto nodale della questione. Il professor Sorrentino, protagonista del libro di Sabbatini, era dunque un medico, anzi per l’esattezza era un medico sportivo, il primo in Italia, anche se lui stesso si definiva «androtecnico», un neologismo che lasciava intendere chiaramente quale fosse l’oggetto centrale dei suoi studi, l’uomo visto come macchina capace di compiere imprese mirabolanti.
E Sorrentino, per alcuni anni libero docente all’Università di Bologna, cominciò subito ad interessarsi alla medicina sportiva, nella quale raggiunse risultati di assoluto rilievo, che ancora oggi, a distanza di tanti anni, gli sono ampiamente riconosciuti. Egli fece dello sport una vera e propria filosofia di vita finalizzata al miglioramento del corpo e alla correzione dei «paramorfismi», ovvero di quelle alterazioni della forma del corpo umano dovute ad astenia e ipotonia muscolare. Risultato delle sue ricerche fu una sorta di ampio e dettagliato decalogo per chiunque avesse voluto fare attività sportiva, non solo agonistica, ma anche per dare semplicemente vigoria e armonia al proprio corpo. “Tutto scaturiva dall’idea di partenza – il suo chiodo fisso – che l’esercizio atletico dovesse tendere non alla gara e tanto meno alla medaglietta, ma al miglioramento e al perfezionamento della struttura fisica dell’individuo e conseguentemente della società, in tal modo arricchita dalla presenza di persone sane di corpo e quindi di mente.” Ma non si limitò alla pura teoria. Nel giardino della sua casa anconetana aveva allestito un vero e proprio centro per gli allenamenti dei giovani atleti, dotato di campi da tennis, percorsi ad hoc per ogni disciplina e attrezzi da lui stesso costruiti e raccolse i suoi insegnamenti nel libro L’atleta, edito nel 1925. L’avvocato Sabbatini ebbe modo di conoscere il Professore nei primi anni ’50, quando era ancora un ragazzo, e rimase subito affascinato dalla spiccata personalità che l’«anziano» sportivo emanava. Cominciò a far propri i suoi insegnamenti, a praticare quegli esercizi fisici che ancora oggi esegue quasi quotidianamente. Nel corso della presentazione del suo libro Sabbatini, stimolato dalle pertinenti domande della conduttrice, ha ripercorso gli anni della sua adolescenza, rievocando molti momenti di quella breve ma indimenticabile frequentazione di Villa Bassani, dove il Professore allenava il famoso Plotone Allievi Atleti, da lui fondato nel 1919 e dal quale uscirono alcuni campioni. L’esposizione ha avuto il tono di un lungo racconto sulla vita di un “amico”, uno di quelli che rimangono per sempre nei nostri ricordi. E spesso nella voce dell’Autore si è potuto cogliere una mal celata commozione. Ha raccontato anche divertenti aneddoti, come quello del salto della siepe per sfuggire al feroce dobermann del suo Maestro, una performance possibile solo grazie ai puntigliosi allenamenti nel salto in alto cui si sottoponeva il giovane discepolo. Non è possibile citare tutti i numerosi particolari della vita del Professore che l’Autore ha tratto dal ponderoso carteggio della famiglia Sorrentino. Il libro, corredato da molte foto inedite, è completato da interessanti «passi» di scritti del Professore e da preziose testimonianze di quanti lo hanno conosciuto nell’esercizio della sua lunga e appassionata professione. Le “simpatiche” illustrazioni del testo sono di Lorenzo Sabbatini. La serata, alla quale ha preso parte un folto pubblico di amici ed estimatori dell’Autore, meriterebbe una replica in ambiti ad hoc, come scuole, associazioni sportive e sezioni del Panathlon, l’Associazione internazionale nata in Italia nel 1951, che tra l’altro ”si adopera affinché la possibilità di una sana educazione sportiva venga garantita ad ognuno, senza distinzione di razza, di sesso e di età, soprattutto attraverso la promozione di attività giovanile e scolastica, culturale e sportiva…”, in totale sintonia con gli insegnamenti del Professore.
(Foto di Giuseppe Sabbatini)

