Una città “spenta” non va bene per giovani “accesi”
L'intervento di Luigi Lacchè, rettore dell'Università di Macerata
Da Luigi Lacchè, rettore dell’Università di Macerata:
La settimana scorsa, giovedì 29 novembre, si è tenuto a Macerata presso la nuova sede dell’Informagiovani di Piazza Vittorio Veneto (Biblioteca Comunale Mozzi-Borgetti) un incontro per presentare il progetto “Macerata digitale: una Rete in Comune!”. Tale presentazione, animata con maestria dal direttore artistico del Macerata Opera Festival, Francesco Micheli, ha fatto conoscere un progetto molto importante per la città e per il nostro Ateneo. Noi siamo tra i protagonisti di una serie di azioni (tre in particolare) che sono state finanziate dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Gioventù, e dall’Anci e che potranno davvero incidere sull’essere “studente universitario” a Macerata. Entro aprile 2013 tutto il centro storico sarà wi-fi free, con un apposito sito web di comunicazione rivolto a tutte le componenti giovanili. Inoltre, tutti gli studenti potranno avere una card dei servizi nei principali settori di interesse (diritto allo studio, attività commerciali, trasporti, tempo libero e cultura). L’Università (tramite lo CSIA e il coordinamento di Pierluigi Feliciati, delegato del rettore) darà un supporto molto significativo dal punto di vista tecnico, dopo aver contribuito all’ideazione e alla partenza del progetto.
Non si è trattato, però, di una “banale” presentazione, bisogna dirlo. Una passerella rossa sulla quale i diversi soggetti coinvolti sono stati chiamati a camminare ha fatto subito presagire che la serata sarebbe stata diversa dalle solite. A cominciare dai cinque video ideati e realizzati da Strade d’Europa con gli studenti per “interpretare” in maniera creativa cinque criticità rilevate dagli studenti stessi. Tuttavia, non è stata una libera interpretazione, perché in realtà tutto è nato da una indagine conoscitiva che il Comune di Macerata, a cominciare dall’assessore competente Federica Curzi, ha commissionato per capire meglio come i giovani vivono e vedono la città. Che cosa è emerso dalla ricerca (a mia memoria la prima ricerca di questo tipo)? Che le occasioni di socialità e di svago per i giovani dovrebbero essere di più e meglio coordinate; che i trasporti sono carenti e poco in sintonia con gli stili di vita dei giovani; che la comunicazione dovrebbe essere fortemente potenziata, tramite una rete gratuita e di facile accesso (wi-fi) e tramite un sito pensato come portale per i giovani. A ben vedere, sono tutte cose che conosciamo bene. E i giovani, che sono intervenuti nella presentazione, anche via web dai locali pubblici del centro collegati in diretta, l’hanno ribadito con chiarezza.
Io dico: finalmente! Finalmente parliamo di una città che si confronta con i giovani. Una città che sempre più è in cerca di una vocazione e che talvolta fa finta di non essere “universitaria”, autocommiserandosi per il suo (inesorabile) declino. Certo, c’è chi ha fatto di tutto per allontanare dal centro alcune funzioni strategiche, per separare il centro (allargato) da un’altra Macerata, sempre più lontana, da collegare ad improbabili svincoli, alla ricerca di non si sa bene quale modello di sviluppo. E ora si scopre che i cinema sono troppo lontani, che i centri commerciali rispondono a logiche diverse. Il problema non è mai il cambiamento. Ci sono processi inevitabili, che caratterizzano i centri storici di tante città italiane. Però, c’è modo e modo. Ciò che è mancato nella dissennata politica urbanistica che muove da lontano è qualsiasi capacità di equilibrio, di visione integrata, civile, forte della città come polis, luogo non solo di utenti e consumatori ma, prima di tutto, di cittadini, di ogni età, a cominciare, però, dal nostro futuro, i giovani. Di fronte a queste macerie, è difficile ora “riprogettare”, ricucire strappi così profondi, perché ciò che non è stato fatto allora, sarà ben difficile – per ragioni immaginabili – poterlo fare ora.
Tuttavia, io credo che c’è sempre un po’ di tempo avant le déluge, ma proprio per questo dico finalmente. Cominciamo da ciò che abbiamo (e non è poco), mettiamo in rete tutte le iniziative che le tante agenzie culturali del territorio producono, coordiniamo le occasioni di svago, inventiamo occasioni nuove. Perché non valorizzare ogni sera uno scacchiere di Macerata? Una volta Piazza Mazzini e le “scalette”; un’altra le piazze e i locali del “centro” allargato e così via. Sarebbe così difficile proiettare due buoni film ogni settimana? Organizzare uno spettacolo live una volta alla settimana? Aggiungere al canonico “giovedì” altre opportunità? L’Università – l’ho detto apertis verbis – intende recuperare un suo locale per dare agli studenti la possibilità di aprire un ‘caffè letterario’. Macerata – almeno dal martedì al giovedì – dovrebbe essere un punto di riferimento per i giovani della provincia, come le città della costa lo sono, si capisce, nei fine settimana e d’estate.
Ecco perché abbiamo aderito con convinzione a Macerata digitale, perché il Comune ci ha dato un segnale concreto e intelligente che vogliamo, dobbiamo accogliere. Una città “spenta” non va bene per giovani “accesi” e rischia di vanificare tutti gli sforzi che l’Ateneo fa per attirare giovani, anche dal resto del mondo. Noi vorremmo vivere nella città che i video degli studenti hanno “sognato”. Non è una chimera, basta volerlo.

Bravo Lacchè condivido tutto… ma il sindaco non aveva detto: “Macerata è una città viva?????”
Bravo Travaglio, penso proprio che il Prof. Lacche’ abbia pienamente ragione!… manina rossa per il Sindaco.
ottimo intervento, speriamo non cada nel vuoto
Caro Magnifico,
peccato che le ottime proposte da Lei avanzate siano state fatte da noi già da vent’anni a questa parte, rimanendo puntualmente disattese, nonostante la diffusione a mezzo stampa, le professionalità messe all’opera al fine di aiutare il processo di svecchiamento e potenziamento, etc.
Se a Macerata ti muovi e lo fai bene, per prima cosa ti si devono tagliare le gambe. Puoi sopravvivere (bene o addirittura benissimo) solo nel caso in cui: 1. appartieni alla lista fiorita degli amici degli amici; 2. non costituisci “nocumento” intellettuale alla mediocrità diffusa. Può salvarsi solo Lei, perché l’Università è extraterritoriale nonostante la territorialità.
Peraltro, non si può nemmeno dire che l’accademia abbia così tanto – negli anni – accettato di compromettersi con le agenzie culturali del territorio: io non ricordo un solo incontro letterario organizzato da militanze referenziate, ancorché non accademiche, a cui abbiano partecipato – pur regolarmente invitati – docenti o ricercatori universitari. Sarà un segno, ad esempio, che tesi di laurea su Remo Pagnanelli (tanto per dirne uno, e nemmeno un minore…) siano state assegnate a Bologna e altrove, ma mai nella sua città?
Fa proprio rabbia che alcuni maceratesi siano contrariati dal naturale chiasso giovanile. E’ molto bello vedere in queste serate universitarie un centro storio diverso, vissuto da tanti studenti nostri ospiti dell’industria universitaria maceratese. Una parte importante della nostra economia locale è proprio l’Università che in questo periodo sta cambiando rotta verso una internazionalizzazine molto interessante. Dal dibattito si chiede giustamente ai nuovi assessorati una maggiore attenzione verso i princiali servizi agli studenti, Macerata si è sempre distinta nell’istruzione di qualità, la politica è rimasta un po indietro, come consiglieri comunali non riusciamo neppure a dare una degna fermata buss e un marciapide che parte dalla facoltà di Sgienze della Formazione a Via Pancalducci. Il nuovo Direttore Artistico del Macerata Opera Festival sembra portare novità eccezionali a tutto il mondo studentesco, sono convinto che ci riuscirà a svegliare la nostra città che deve correre al paripasso al programma universitario.
Il problema di Macerata (ma non solo) è che purtroppo viviamo in un paese di anziani, sicché molte risorse vanno in quella direzione visto che sono un bacino elettorale piuttosto ampio…
Un esempio ?
Le varie fondazioni bancarie cittadine (e non) elargiscono più fondi alle associazioni di tutela degli anziani (appunto) e dei disabili che a quelle – magari culturali – che si rivolgono ai giovani.
Se non cambia questa tendenza temo che ci sarà ben poco da fare e credo che man mano perderemo anche studenti universitari…
@ Marco Ravich
Il problema è che Macerata NON si è mai voluta veramente trasformare in città universitaia, come ad esempio è successo ad Urbino (dove quasi la metà della popolazione residente è universitaria, soprattutto dentro le Mura).
Da un lato (politica) NON si è voluto poichè se il numero degli universitari cresceva troppo (quindi residenti -MA NON VOTANTI- che vivono, magiano, pagano) poi non si poteva non ascoltare le loro necessità e le loro richieste.
(non caso non si è mai preso in considerazione l’idea di fare un Capus all’ex Saram di via Roma che avrebbe portato almeno ulteriori 500/600, se non di più, studenti fissi a Macerata oltre a quelli che già c’erano)
Dall’atro lato la scellerata scelta universitaria di spostare Corsi fuorisede (Citanò, Fermo, Tolentino, San Severino) ha privato della città di altri centinaia di studenti residenti (quindi paganti).
Mettici poi la comunità greca che è tornata a casa e l’apertura di decine de decine di corsi un pò dapertutto ed ecco che negli ultimi 15 anni di uovo rotto in uovo rotto si è arrivati a fare una gigantsca frittta di occasioni mancate.
Potvamo essere una importante città universitaria (nel vero e completo senso del termine) del Centro Italia, ci dobbiamo accontentare di fare fonte comune con l’Università di Camerino che, 15/20 anni fa, era italianamente considerata di serie B (almeno per quanto riguarda Giurisprudenza)
Ovvio che in una situazione come questa si privilegeranno cooro che sono maceratesi, cioè che votano, in quanto l’obiettivo primario di qualsiasi amministrazione (che non programma mai a medio/lugo termine) è solo la rielezione successiva….