Porto Recanati non delude mai
Considerazione di fine estate
di Gabor Bonifazi
Un paesaggio malinconico è quello che si può ammirare in questi giorni lungo Viale Lepanto a Porto Recanati. Quel paesaggio artificiale costituito da casotti a strisce, ombrelloni dai colori sgargianti e bagnanti in costume adamitico va infatti scomparendo, il mare è calmo e pulito, l’aria è umida e crea un ambiente rarefatto che vagamente rievoca le struggenti marine di Carlo Carrà.
Nonostante i catastrofisti avessero profetizzato da diverso tempo l’Apocalisse prima con la glaciazione, poi con la desertificazione, per via di quel maledetto buco e per altri infiniti mali oscuri, anche questa bella estate sembra non voler finire mai. Infatti, agli inizi di settembre, come tutti gli anni, mentre i bagnini lavorano alla manutenzione e al rimessaggio, el Panierano ha sospeso d’intrecciare i giunchi ed è rimasto incantato ad osservare dall’uscio della sua bianca casetta in riva al mare quella sequela di lettini stesi ad asciugare al sole. Quegli stessi lettini che fino a qualche giorno prima avevano sostenuto e cullato pigri individui di tutte le taglie che, pur di crogiolarsi al sole come lucertole e ramarri, li giravano continuamente verso il sole per poi posarci le stanche membra capaci di assumere le posizioni più strane. Invece i bagnini di spiaggia, così si chiamano in seguito allo sdoppiamento con quelli di salvataggio, dopo aver sgombrato come sempre i casotti dai secchielli, salvagente, materassini, delfini, coccodrilli, insomma da tutte quelle cose che aiutano a galleggiare, continuano a lavare i lettini con l’idropulitrice e a spennellare pazientemente una mano di
vasellina a protezione delle parti sensibili, per poi apprestarsi a riempire i casotti a strisce bianche e azzurre con le attrezzature estive. Ombrelloni espiantati dall’arenile, lettini stesi ad asciugare, con i parasole e le maledette testate che non si regolano mai con quel maledetto anello, tutti allineati e inclinati come tanti prigionieri a mani alzate.
Una marina senza gente è una scena metafisica per gli artisti e straziante per chi è abituato a farsi cullare dal mare. La bella stagione non vuole morire e crea uno stato d’ansia struggente negli ultimi romantici amanti del mare. Sono rimasti pochi bagnanti sulla spiaggia deserta pronti a ripararsi dal vento, tra le pareti di quei malinconici stabilimenti chiusi. Pierpaolo e Tonino continuano a nuotare oltre le boe, Andrea Cittadini prepara le retine e sta per imbarcarsi sullo Zio Pe’, il vecchio padre Annito osserva le stanche parabole dei vecchi gabbiani ed el Panierano ha ripreso a intrecciare i giunchi con quelle mani tanto nodose quanto sapienti per la coffa del Palio del prossimo anno, augurandosi che non sia conteso tra le pittoresche ciurme dei vari quartieri.
Tuttavia anche quest’anno Porto Recanati non ha fatto mancare nulla al pigro villeggiante, a partire dalle manifestazioni religiose: il battesimo all’alba di San Giovanni, la messa in Rai, la processione in terra, la chiusura dei Salesiani. E per quanto riguarda l’ambiente
un branco di delfini a poche miglia, lo spiaggiamento di una tartaruga all’altezza del Circolo della Vela, già spiaggiato nonostante i vari ripascimenti, un istrice tra gli scogli del pennello all’altezza del balneare Amneris. Per quanto riguarda la cultura ricordiamo il premio “la Ginestra” a Cecco Bonanotte, una bella mostra di cartoline, la vernice di Ighli Sisti al Castello Svevo, mentre tra i cosiddetti “eventi” registriamo il successo di quel gran mattatore di Piero Cesanelli in uno speciale MusiScultura all’arena Gigli.
Inoltre tra lo sciabordare, il pedalare sgangherato, il marciare veloce e il lento inciabattare con l’infradito, vi sono state alcune curiosità: l’enorme furto di biciclette; la buona azione di una pattuglia di finanzieri composta dal brigadiere maggiore Giuseppe Tizzani e Tonino Paoletti che nell’ultima domenica di agosto ha soccorso un turista con l’auto in panne nei pressi del castello ricaricandogli la batteria con gli appositi morsetti; la soddisfazione dei simpatici gestori del ristorantino Jakugè (acronimo di Jacopo Della Mora e Eugenio) che hanno ottenuto un discreto successo grazie anche a quella prelibata colatura di alici preparata dal mitico Giggio de Perà.
Insomma Porto Recanati non delude mai, perché nonostante tutto mantiene ancora un fascino straordinario nel linguaggio e soprattutto in quel gesticolare che viene da lontano delle ultime portannare quando pesano abilmente il pesce nella baia di Castelnuovo: Giacometta, Carla ed altre. Ecco perché questa cittadina all’ombra del Conero mantiene la sua colonia di bagnanti fedelissimi che si muovono sicuri tra il mercato delle erbe e il supermarket Zeppilli, tra la pizzeria di Daniele detto Succhio e la gelateria di Giorgio fino al balneare più a sud, dalla spiaggia continuamente erosa dalle mareggiate: lo storico stabilimento denominato “La Rotonda” recentemente trasformato da Enzo Pandolfi detto Bicchierò, un simpatico bagnino cotto dal vento e dalla salsedine.



