Il suolo marchigiano perde fertilità
Le centrali a biogas sono state ideate anche per smaltire la materia organica che, prodotta dalle aziende zootecniche, dovrebbe essere invece usata come nutrimento

Terreno agricolo in cui è rimasta solo la componente argillosa, disseccato e improduttivo, se non fosse per l’apporto di concimi chimici
di Fulvio Ventrone
Qualche giorno fa ero in vacanza e parlando con un mio amico dei sapori del cibo, gli ho spiegato che non sono quelli di una volta per ‘colpa’ principalmente della perdita di fertilità del suolo. Lui mi ha chiesto: ‘ma come? Che c’entra il sapore di una bistecca o di un formaggio con il terreno?’ A quel punto ci siamo addentrati in un discorso che evoca spettri pericolosi, non solo per la generazione attuale, ma anche e soprattutto per quelle futuro. Tornato a casa, ho aperto il sito di Cronache Maceratesi e ho letto con interesse l’articolo dell’avvocato Bommarito riguardo gli impianti a biogas e la presunta speculazione ai danni dell’ambiente (leggi l’articolo). Senza entrare nel merito della necessità o meno di tali impianti, mi ha colpito il fatto che questi sono stati ideati anche per ovviare al problema che hanno le aziende zootecniche di smaltire la materia organica (stallatico, urina, liquami) da esse prodotta. Ebbene, ciò, a mio avviso, è un paradosso: il suolo perde fertilità e noi gettiamo via ciò che lo nutrirebbe … Ma siamo matti? E’ a questo punto che ho deciso di raccontare la mia opinione in merito alla questione, nella speranza di far conoscere un problema molto grave, ma poco divulgato, a chi avrà la pazienza di leggere l’articolo. Avete mai notato che i suoli si stanno abbassando? Avete mai notato che il livello dei campi è sempre più basso, confronto alle strade? Ciò è dovuto proprio al fatto che dai suoli si preleva sempre più sostanza, senza restituirla. Ormai i terreni sono solo uno ‘scheletro’ minerale che sopravvive a stento solo grazie all’apporto di concimi chimici, derivanti dal petrolio. I contadini più anziani si chiedono spesso il perché della minore crescita degli ortaggi e/ o dei frutti, nei loro campi. Si chiedono il perché delle sempre più numerose malattie che affliggono i vegetali, ma non conoscono (non tutti) la risposta, che consiste proprio nell’aver distrutto quella complessità di organismi viventi presente nell’humus, che garantiva equilibrio fisiologico e sanitario.
Analizzando la fertilità (capacità nutritiva) dei suoli di pianura e collinari nelle verdi Marche, regione considerata una delle migliori dal punto di vista dell’integrità ambientale, scopriamo, purtroppo che invece non è proprio così; forse stiamo un po’ meglio della pianura padana o delle aree metropolitane o delle zone investite dalla radioattività, ma non viviamo in un’oasi felice, poiché anche qui, stiamo sempre più prelevando sostanza dai terreni senza restituirgliene.A cosa mi riferisco, quando parlo di restituzione?
Mi riferisco al capitale della Terra, il suolo, una volta fertile ma oramai agonizzante e tenuto in vita da ‘flebo’ di prodotti chimici derivanti dal petrolio. In passato, le agricolture dei vari popoli si basavano su colture e allevamento animale. Entrambi i fattori erano in simbiosi e gli animali servivano per le loro deiezioni, usate per ri-fertilizzare il terreno. In sostanza era un ciclo chiuso e la fertilità prelevata veniva reintrodotta. Nulla andava sprecato. Con la rivoluzione industriale, invece, i processi produttivi sono stati accelerati per ottenere i cibi e le materie prime occorrenti alla popolazione in progressivo e costante aumento (fino a quando?), ma non è stato fatto nulla per ovviare alla perdita di fertilità. Ciò ha conseguenze disastrose che stanno venendo a galla solo ora, e che saranno sempre più evidenti con il passar del tempo, come evidenziato dall’associazione Slow Food, ad esempio. Perché nessuno ci dice che quando finirà il petrolio si avrà una crisi alimentare dalle proporzioni immani? Non è il caso di prevenire per tempo? Se non ci saranno più concimi derivanti dall’idrocarburo, negli attuali terreni non potrà crescere nulla!! I sistemi agricoli dovrebbero essere permanenti, altrimenti i nostri figli si troveranno con un deserto sterile al posto dei campi agricoli, ma oggi, purtroppo, regna la regola del tutto e subito, del prodotto immediato, a discapito di una lungimirante politica volta al futuro. Nel suolo fertile, come ad esempio nella terra di bosco o nei prati pingui di alta montagna si hanno numerosissimi organismi viventi (funghi macro e microscopici, batteri, larve, insetti, vermi, etc.), che decompongono la sostanza organica (animali e piante morte) e formano il cosiddetto ‘humus’, ossia quel ‘cocktail’ di elementi nutritivi indispensabili all’equilibrio fisiologico dei vegetali.

Il suolo fertile (la parte superficiale, scura) oramai ridotto a pochi centimetri sopra materiale sterile ed inerte.
Il Co.sma.ri da diversi anni ha provveduto a creare compost dai rifiuti organici che tutti noi buttiamo via quotidianamente, proprio a questo scopo, per restituire all’agricoltura ciò che viene preso in enormi quantità. Sulla qualità del compost prodotto ci sarebbe molto da dire, ma ciò è un altro discorso. In un terreno fertile i vegetali crescono bene, sani e vigorosi, mentre in un terreno soggetto ad agricoltura intensiva possiamo immettere tutti i concimi chimici che vogliamo, ma il risultato non sarà mai lo stesso. Per fare un esempio, è come se una persona si nutrisse solo di due-tre cibi, invece di avere una dieta mista e variegata. Nel tempo il risultato è che la persona si ammala sempre più e stenta nella sopravvivenza. Così è per il suolo. Per garantire un futuro all’agricoltura bisogna prendere esempio dalla natura; bisogna imitare i suoi processi e farne tesoro, altrimenti tra non molto avremo anche qua, nelle verdi Marche, una sorta di deserto sterile ed improduttivo. Basterebbe copiare ciò che fa Madre Terra, ossia preservare il suolo e scongiurare l’erosione; trasformare gli scarti, vegetali e animali, in humus, non sprecare alcunché e bilanciare i processi di crescita e decomposizione. La natura provvede a conservare grandi riserve di fertilità, trattiene con la massima cura l’acqua piovana e le piante e gli animali si proteggono molto meglio dalle malattie. E’ questo che dobbiamo capire e ricreare e per fortuna gli esempi non mancano, a cominciare dall’agricoltura biologica, se effettuata con serietà e non per truffare il cittadino in buona fede. Tornando a noi, oggi che finalmente piove e la temperatura si è normalizzata, l’ambiente tira un sospiro di sollievo… spero sia un buon segno per il futuro e che le politiche siano più avvedute e attente a garantire alle generazioni che verranno dopo di noi, un adeguato paniere alimentare.

Tutto vero il suolo perde fertilità, ma non vedo il collegamento con il Biogas. Il digestato, cioè il sottoprodotto (attenzione non è un rifiuto) della digestione anaerobica (processo chimico che porta alla formazione di Biogas) è un discreto ammendante e fertilizzante e se usato come concime per le coltivazioni può favorire la restituzione di quella sostanza organica di cui si parla, sopratutto per l’azoto, andando anche a ridurre o quasi eliminare l’utilizzo di concime chimico… ecco il cerchio che il cerchio si chiude. Succede quindi esattamente il contrario di quello che si legge nell’articolo, ancora una volta vengono fornite informazioni ambigue e mal interpretabili. Ma per voi di Cronache Maceratesi non è ora di dar voce ad un professionista competente in materia che possa snocciolare un minimo la questione???
Grazie Fulvio. Il tuo bellissimo articolo spero che sia di monito a tutti quegli agricoltori che pensano che non sia possibile cambiare “sistema”.
La verità è che oggi solo chi fa agricoltura biologica ha trovato un mercato che lo soddisfa economicamente e non distrugge la sua terra.
Complimenti, veramente un bellissimo articolo, che dovrebbe essere fatto conoscere soprattutto ai giovani, anche nelle scuole!
@ Marco Giustozzi. Hai completamente ragione su ciò che hai spiegato… e spero che tanta gente capisca veramente la situazione e non “criticare”… solo perchè lo ha sentito dire…!!! Un esempio: questa estate uscendo la sera, ho visto tante lucciole, e ciò dimostra che alcune zone non sono infestate, ma quasi immuni da materiale chimico e “non” naturale…!!! Tanti… prima di criticare… si informassero bene… e “dopo” potrebbero capire com’è la situazione e sapere finalmente dove sta la verità…!!! Cercate di aprire gli occhi… e toglietevi i paraocchi…!!! Il sentito dire è passato di moda…!!!
occhio che ora iniziano i commenti di parte
Se iniziano i commenti di parte non lo so. Di sicuro in questi giorni, dopo il ritorno della famosa tesi dei 15 mila litri per produrre un chilo di carne, (tesi ripresa da Il Fatto Quotidiano in carenza di articoli buffi a causa del periodo estivo), ci mancava solo questa astrusa teoria dell’abbassamento dei terreni e del ciclo prodotto agricolo e reintegro di fertilizzante naturale….ovviamente passando per il tema del momento…il biogas, citando il quale ci si permette ancora di dire che sta finendo l’era del petrolio. Un sacco di scoperte. Mancava solo l’eolico deturpante e il fotovoltaico assassino, poi l’esame poteva essere superato.
Il problema della fertilità dei suoli cozza contro l’igene pubblica…….se non erro.
A quanto mi risulta la nostra legislazione ed in particolare l’organo di controllo delle ASL spargere “merda ” per i campi non è propriamente accettato come fattibile.
O sbaglio?
Cari nonni il mondo cambia…..in peggio.
Gentile Marco Giustozzi,
Quando parlo di materia organica persa, non mi riferisco al digestato, bensì a tutto quel materiale utile (deiezioni), che spesso costituisce un problema per le aziende zootecniche, invece di una risorsa. Per questo ho scritto ‘siamo matti?’ ossia per dire che è un’assurdità gettare via tale fertilizzante naturale.
Proprio per ovviare a questo problema, ho scritto, pare siano nati gli impianti a biogas, per cui la mia affermazione è indipendente dalla giustezza o vera efficacia di tali impianti (per i quali non voglio entrare nella diatriba del si o del no) e si riferisce solo allo SPRECO di una risorsa così importante.
Spero di averle chiarito il significato reale delle mie parole.
… e intanto hanno appena approvato la realizzazione della centrale biogas a Petriolo.
Gentile Dott. Ventrone,
Come penso, lei conoscerà il ciclo dell’azoto. Poi saprà anche che alcune aziende hanno più deizioni di quelle che potrebbero spargere, quindi non sempre “la cacca” è una risorsa fertilizzante così importante, anzi a volte se sparsa senza fare un’accurato bilancio dell’azoto può diventare pericolosa, e creare fenomeni di inquinamento delle acque da nitrati. In questo caso diventerebbe un’arma a doppio taglio e bisognerebbe trovare una soluzione, esempio biogas.
A me il suo articolo è piaciuto, non tanto per come quello che ha scritto ma più per la tematica toccata, non condivido solamente la sua impostazione da cui secondo me traspare il messaggio Biogas=Impoverimento dei suoli.
Concludo dicendo che neanche io voglio entrare in merito alla questione biogas si, no o ni. Volevo inoltre sottolineare che i miei commenti non sono di parte… anzi si, un pò di parte lo sono… sono dalla parte dell’agricoltura sostenibile.
Provo a dare il mio contributo senza considerarmi di certo un esperto; parlo sulla base di alcune cose che ho imparato, visto ed ascoltato . Se ragioniamo in termini di sostenibilità il tipo di agricoltura più sostenibile dovrebbe essere quella integrata in cui in un ciclo chiuso niente va sprecato (e quindi non ci sono rifiuti o emissioni in aria e/o in acqua) . Questo avviene se c’è una pluralita di coltivazioni e di colture e anche di allevamenti. Le deiezioni degli animali sono una ricchezza per l’agricoltura in quanto rappresentano un concime organico ma questo fino al punto che ovviamente non sono “troppe” tanto è vero che la legge mi sembra fissi un rapporto fra numero di capi e ettari di terreno coltivabile per permettere lo spargimento delle deiezioni , più questo rapporto viene superato e piu c’è “inquinamento” del terreno. Da quello che ho visto gli impianti di biogas se integrati in questo processo (e quindi non troppo grandi da necessitare l’utilizzo di materia prima proveniente da fuori) rendono un favore all’efficenza del sistema agricolo e alla sua sostenibilità. L’impianto infatti permette , credo, di utilizzare il gas presente nelle deizione come fonte di energia e come sottoprodotto ottiene un concime fra l’altro più “ecologico” perche più secco non emette metano ed altri gas serra (che invece vengono prodotti quando le deiezioni tradizionali vengono sparse nel terreno) . Quindi l’impianto di biogas con queste caratteristiche (piccolo ed integrato ) va visto credo come aspetto senz’altro positivo (positivo per l’ambiente e per l’azienda agricola). In definitiva quello che finisce per inquinare e ridurre la fertilità dei suoli (cosa che sta davvero succedendo in giro per il mondo ) è l’eccesso di industrializzazione del processo agricolo. Magari ho detto qualche cavolata ma nel complesso le cose dovrebbero stare cosi. Per chi volesse saperne di più a parte quanto scritto da Petrini e Slow Food c’è un bellissimo libro che davvero racconta in modo informativo ed appassionante tutte le differenze fra l’agricoltura industrializzata e quella tradizionale o sostenibile. Si tratta del “Dilemma dell’Onnivoro” di Michael Pollan in italia lo ha pubblicato Adelphi.
Ciao Mario, complimenti per il tuo intervento, hai detto tutte cose giustissime sintetizzandole con parole chiare… Cercherò il libro da te consigliato.
Secondo voi, sostenitori del biogas selvaggio, in Emilia Romagna sono dei pazzi o degli esaltati ad aver posto il divieto di uso del digestato nei campi coltivati a scopo di produzione del parmigiano reggiano?
Secondo voi, sostenitori del biogas selvaggio, è corretto, etico, logico, accettabile, usare il granturco per produrre biogas?
Secondo me, come per il fotovoltaico, vale la regola del ‘piccolo è sano’, ossia piccoli impianti, democratici, per tutti e non mega impianti speculativi ai danni dell’ambiente e DELLA NOSTRA SALUTE!!!!
RIBELLIAMOCI!!! Facciamogli sentire il fiato sul collo e tampiniamoli, passo passo fino a quando cederanno!! La salute (anche la loro…) è + importante di tutto!
Fin quando non avranno paura di incontrare qualche cittadino veramente inca..ato, nulla cambierà!
@ axel munthe
Caro Axel, non fai una piega. Intanto, è bene precisare che il dotto Fulvio Ventrone è un botanico e sull’argomento può parlare e dibattere.
Un mio amico di scuola elementare di Corridonia, Nazareno Giustozzi, ha fatto sempre il contadino ed oggi ha un bell’allevamento di vacche da latte. Ha anche un “grascià”, ossia un letamaio di 200 metri quadrati, profondo 3 metri. Quando lo sterco della vacche con la paglia della stalla che lì viene messo è “maturo”, lo trasporta con il trattore nei campi suoi e di altri parenti che fanno colture intensive di diverse varietà di ortaggi. Vedo con i miei occhi che le vacche mangiano il fieno e il granoturco che egli produce nei suoi campi concimati con lo sterco delle stesse. Il latte è di prima qualità e viene utilizzato da una caseificio del Fermano che fa mozzarelle squisite. Neno è nemico dei concimi chimici. Usa perciò lo sterco delle sue vacche, come facevano il padre e il nonno e la produzione è sicura, continua e biologica.
Vorrei precisare che i bovini oggi esistenti non arrivano ai numeri delle mucche di razza marchigiana che esistevano quando ero bambino. In campagna c’erano percentuali altissime di contadini che avevano bovini per il latte e per il lavoro dei campi. Ricordo quando venivano concimati i campi e le piante da frutto con il “prodotto” del letamaio.
Sono molto preoccupato, per figli e nipoti, del futuro della nostra produzione agricola. I migliori campi agricoli sono stati occupati dal cemento, dai pannelli solari ed ora dalla centrali biogas. A causa della globalizzazione ci stiamo impoverendo… Dove andremo a comperare le derrate alimentari con la nostra povertà?
Sì, Axel, si ribelleranno. Nessuno ci crede ancora tra i politici, che continuano a sguazzare dicendo tutto e il contrario di tutto. Guarda l’IdV regionale sull’impianto di Petriolo…
Sento parlare di bastoni (non di manganelli, che sono fascisti), di pistole e addirittura di “defenestrazione di Praga”… C’è un mio concittadino che vorrebbe buttarli dalla finestra come avvenne con i politici di Praga all’inizio del 1400, alla fine del 1400, agli inizi del 1600 ed infine nel 1948. Ormai, è dato per scontato che prima o poi questa Casta politica farà una brutta fine. Ancora il Popolo è fondamentalmente buono. Ma, quando da gregge diventarà branco, nessuno lo fermarà e i conti verrebbero saldati. Spere che quel giorno sarò morto per non vedere l’orrore…
Articolo e commenti molto interessanti.
Io sono favorevole alla centrale a Biogas, ma qui si parla di tutt’altro rispetto al sì o no alla centrale.
In agricoltura da studi interessantissimi fatti da un ricercatore italiano di nome Fabio Caporali che ha scritto “Agroecologia. Teoria e pratica degli agroecosistemi” (consiglio vivamente: stupendo) vi è riconosciuta l’importanza della pratica di gettare nei campi, ove erano cereali, dello stabbio per motivi di fertilità dei terreni. Anzi per la fertilità dei terreni è pericoloso non farlo in quanto la rimanente sostanza organica dei cereali se non combinata impoverisce i suoli e li rende più instabili.
Effettivamente rispetto a mandarli nella centrale a Biogas costa di meno e quindi sicuramente rende di più metterli da parte e spargerli subito così come sono nei campi dopo la mietitura.
Inoltre questo è una mia teoria da appassionato della materia: nella conduzione veramente biologica è ormai accertato che il miglior sistema economico per non perdere fertilità è la rotazione quinquennale con foraggiere e pascoli anche se, per chi impossibilitato, saltuari. Il problema è che per quello che viene pagato il foraggio conviene falciarlo e lasciarlo lì. I grossi clienti di fieno sono tutti a Nord e sebbene biologico non è un prodotto molto pagato. Questa della centrale a Biogas potrebbe essere una buona soluzione. In cambio, se è vero che è così fertilizzante, ti danno il loro derivato. Ma è anche biologico come fertilizzante?
Quindi quanto appena detto ora da me non va a costituire un problema enorme alla positività e fattiblità di una centrale a Biogas. Quanto liquame si produce ogni anno? Una parte potrà pure essere utilizzato da una centrale a Biogas suppongo oltre che direttamente nei campi?
L’unico problema è che si parla tanto di efficienza e poi vai a costruire un impianto a Petriolo così lontano da stalle meccanizzate e da svincoli di autostrade?
Credo che il tema trattato da Ventrone sia di fondamentale importanza per cercare di capire cosa sta succedendo nel mondo, in Italia e nella nostra regione. Non mi addentro nel tema dei biogas perché non lo conosco approfonditamente. Quel che posso dire con certezza, e che anche un bambino può osservare guardandosi attorno, è che i nostri suoli sono sempre più impoveriti, demineralizzati, destrutturati. Il suolo è un organismo vivente, formato sostanzialmente da minerali, sostanza organica, microbiologia, vari gas e acqua. Questa situazione “virtuosa” la si può incontrare ormai solo nei boschi, perché i suoli agricoli sono diventati un supporto inerte che riesce a produrre solo con crescenti inputs, ovvero con fertilizzanti di sintesi derivanti dal petrolio.
La situazione di oggi l’abbiamo raggiunta grazie alla cosiddetta Rivoluzione Verde, una trovata messa su dalla fondazione Rockefeller, dalla Banca Mondiale, da diversi governi (USA e Messico in primis) e dale facoltà di agraria. L’esigenza primaria era riconvertire gli eccedenti delle due guerre, così potassio, zolfo e azoto della polvere da sparo sono diventati fertilizzanti, i carriarmati sono diventati trattori e i piloti che sganciavano bombe sono stati messi a spruzzare insetticidi. Nella misura in cui i contadini raccoglievano di più, i loro suoli si impoverivano e le loro tasche si svuotavano.
Gli agricoltori oggi sono in mano a un sistema perverso che li ha fatti completamente dipendenti da fertilizzanti, diserbanti e insetticidi. Per coltivare 1 ettaro di grano ci vogliono più o meno 1000 euro, 500 grosso modo se ne vanno in prodotti chimici. L’agroindustria distribuisce morte spacciandola per produttività. Eppure le aziende agricole chiudono ogni giorno, i contadini che resistono sono sommersi dai debiti e nonostante i mille ritrovati i problemi di insetti e malattie sono sempre più drammatici. Come si fa a non capire che tutti questi problemi derivano dalla pessima alimentazione che ricevono le piante? Se mangio solo insalata per due mesi di fila come faccio a non ammalarmi? Perché questo non dovrebbe succedere al suolo quando uso solo azoto fosforo e potassio?
Il discorso è più complesso, ma faccio solo un ultimo esempio che aiuta spiegare lo stato drammatico in cui versa l’agricoltura. Avete notato che i trattori in giro sono sempre più mastodontici e potenti, e così le macchine che trascinano? Cosa diavolo devono fare? Delle trincee? Il fatto è che la terra è sempre più illavorabile perché la struttura è stata distrutta da anni di meccanizzazioni pesanti. Invece di trovare delle alternative intelligenti costruiamo dei mostri per andare ancora più a fondo e poi un bel giorno…puff, compaiono le pietre! Guardate solo i nostri pendii, di questi tempi sono arati, nudi, sono dei deserti dei tartari. Alla prima pioggia lo strato fertile dei suoli, quello superficiale, viene lavato via e portato a Citanò dal Chienti. Intere fette del territorio non producono più, basta solo vedere i declicvi soprattutto dove cambia la pendenza, con enormi macchie marroni anche a primavera. Li il suolo non c’è più, un capitale enorme buttato via, eppure ancora a daje sotto co ssa’ pertecara!
Le alternative ci sono, sono semplici e immediatamente applicabili. Ce le fornisccono la conoscenza contadina e lo studio della microbiologia, della biochimica e di altre discipline. I contadini dovrebbero solo provare a cala’ jo’ per un attimo da lu trattore e capire se veramente stanno andando dalla parte giusta.
Si, sono di parte: http://www.agricolturaorganica.it
un saluto
@ Matteo Mancini
Fai come faccio io: mi rifornisco di insalate, verdure, pomodori, ortaggi vari, frutta, uova, pomodori imbottigliati, vino, eccetera, direttamente dai contadini biologici, che non usano prodotti chimici e coltivano prodotti di stagione.
@Matteo Mancini.
Si vede che sei un appassionato del settore, però scusa se te lo dico, ma hai una visione un pò distorta o totalmente alterata su alcuni concetti. Primo fra tutti quello della fertilizzazione, le piante come dici tu mangiano prevalentemente, azoto, potassio e fosforo, poi in misura minore altri elementi, quali ferro, zinco, magnesio ecc. In agricoltura da sempre quindi la fertilizzazione si fà solo con questi tre elementi azoto, forsforo e potassio, perchè il terreno risulta naturalmente dotato dei microelementi (nelle marche per questo siamo fortunati). Lo “stabbio” ad esempio è ricco di azoto così come tutte le deizioni zootecniche, gli scarti della lavorazione della barbietola ad esempio invece sono ricchi di potassio, e così via si potrebbero fare decine di esempi di concimi organici, cioè contenti elementi chimici nelle forme organiche (consentite in agricoltura biologica). Poi però la pianta non li può mangiare così come sono (organici) quindi devono essere mineralizzati nel suolo, questo avviene ad opera dei batteri che sono naturalmente presente. In fin dei conti quindi la pianta mangia roba chimica, che più chimica non si può….
Anche per quello che riguarda l’aratura ti sbagli, le arature profonde >40 cm ormai non si fanno quasi più, proprio perchè ci vuole un salasso di gasolio… adesso si fanno arature superficiali, rippature e lavorazioni minime…
Sulle macchie marroni che vedi tu hai ragione, quello è l’effetto dell’erosione che porta via lo strato superficiale del terreno cioè quello più ricco di sostanza organica. Questo fenomeno potrebbe essere risolto evitando di lasciare il terreno nudo il meno possibile, portando le lavorazioni il più vicino possibile alla semina, ma questo a sua volta induce ad altri problemi su cui non mi dilungo.
Cmq la vera soluzione a tutti i problemi di fertilità è una sola… l’ha detta interfc nel suo commento… bisogna tornare alle rotazioni, bisogna abbandonare la monocoltura dei cereali.
Vedo con piacere che c’è tanto interesse su temi di agronomia ed ecologia, stiamo attenti però a non legare problematiche che non c’entrano l’una con l’altra.
Caro Marco, il suolo è molto più complesso di quello che leggiamo dentro ai sacchi di fertilizzanti e, se anche la pianta mangia principalmente azoto, la sua nutrizione, il suo equilibrio e dunque la sua salute è legata a un’infinità di fattori, tra cui la presenza e la diversità di molti minerali. Per esempio la fioritura è legata al boro, la resistenza meccanica delle foglie al silicio ecc…
E poi i batteri di cui parli nei nostri suoli non ce sono praticamente più perché , è stato dimostrato da decine di studi, l’uso di diserbanti paralizza tutta l’attività microbiologica del suolo. E’ per questo che si danno azoto fosforo e potassio sotto forma di sali in teoria immediatamente assimiliabili dalla pianta, ma poi delle quantità usate una parte evapora e la maggior parte rimane bloccata al suolo, indisponibile per la pianta. Ma quesso jo lu conzurziu non ce lo spiega….