Il suolo marchigiano perde fertilità

Le centrali a biogas sono state ideate anche per smaltire la materia organica che, prodotta dalle aziende zootecniche, dovrebbe essere invece usata come nutrimento
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Terreno agricolo in cui è rimasta solo la componente argillosa, disseccato e improduttivo, se non fosse per l’apporto di concimi chimici

di Fulvio Ventrone

Qualche giorno fa ero in vacanza e parlando con un mio amico dei sapori del cibo, gli ho spiegato che non sono quelli di una volta per ‘colpa’ principalmente della perdita di fertilità del suolo. Lui mi ha chiesto: ‘ma come? Che c’entra il sapore di una bistecca o di un formaggio con il terreno?’ A quel punto ci siamo addentrati in un discorso che evoca spettri pericolosi, non solo per la generazione attuale, ma anche e soprattutto per quelle futuro.  Tornato a casa, ho aperto il sito di Cronache Maceratesi e ho letto con interesse l’articolo dell’avvocato Bommarito riguardo gli impianti a biogas e la presunta speculazione ai danni dell’ambiente (leggi l’articolo). Senza entrare nel merito della necessità o meno di tali impianti, mi ha colpito il fatto che questi sono stati ideati anche per ovviare al problema che hanno le aziende zootecniche di smaltire la materia organica (stallatico, urina, liquami) da esse prodotta. Ebbene, ciò, a mio avviso, è un paradosso: il suolo perde fertilità e noi gettiamo via ciò che lo nutrirebbe … Ma siamo matti? E’ a questo punto che ho deciso di raccontare la mia opinione in merito alla questione, nella speranza di far conoscere un problema molto grave, ma poco divulgato, a chi avrà la pazienza di leggere l’articolo. Avete mai notato che i suoli si stanno abbassando? Avete mai notato che il livello dei campi è sempre più basso, confronto alle strade? Ciò è dovuto proprio al fatto che dai suoli si preleva sempre più sostanza, senza restituirla. Ormai i terreni sono solo uno ‘scheletro’ minerale che sopravvive a stento solo grazie all’apporto di concimi chimici, derivanti dal petrolio. I contadini più anziani si chiedono spesso il perché della minore crescita degli ortaggi e/ o dei frutti, nei loro campi. Si chiedono il perché delle sempre più numerose malattie che affliggono i vegetali, ma non conoscono (non tutti) la risposta, che consiste proprio nell’aver distrutto quella complessità di organismi viventi presente nell’humus, che garantiva equilibrio fisiologico e sanitario.

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Terreno scuro, che indica forte presenza di sostanza organica, quindi fertilissimo

Analizzando la fertilità (capacità nutritiva) dei suoli di pianura e collinari nelle verdi  Marche, regione considerata una delle migliori dal punto di vista dell’integrità ambientale, scopriamo, purtroppo che invece non è proprio così; forse stiamo un po’ meglio della pianura padana o delle aree metropolitane o delle zone investite dalla radioattività, ma non viviamo in un’oasi felice, poiché anche qui, stiamo sempre più prelevando sostanza dai  terreni senza restituirgliene.A cosa mi riferisco, quando parlo di restituzione?

Mi riferisco al capitale della Terra, il suolo, una volta fertile ma oramai agonizzante e tenuto in vita da ‘flebo’ di prodotti chimici derivanti dal petrolio. In passato, le agricolture dei vari popoli si basavano su colture e allevamento animale. Entrambi i fattori erano in simbiosi e gli animali servivano per le loro deiezioni, usate per ri-fertilizzare il terreno. In sostanza era un ciclo chiuso e la fertilità prelevata veniva reintrodotta. Nulla andava sprecato. Con la rivoluzione industriale, invece, i processi produttivi sono stati accelerati per ottenere i cibi e le materie prime occorrenti alla popolazione in progressivo e costante aumento (fino a quando?), ma non è stato fatto nulla per ovviare alla perdita di fertilità. Ciò ha conseguenze disastrose che stanno venendo a galla solo ora, e che saranno sempre più evidenti con il passar del tempo, come evidenziato dall’associazione Slow Food, ad esempio. Perché nessuno ci dice che quando finirà il petrolio si avrà una crisi alimentare dalle proporzioni immani? Non è il caso di prevenire per tempo? Se non ci saranno più concimi derivanti dall’idrocarburo, negli attuali terreni non potrà crescere nulla!! I sistemi agricoli dovrebbero essere permanenti, altrimenti i nostri figli si troveranno con un deserto sterile al posto dei campi agricoli, ma oggi, purtroppo, regna la regola del tutto e subito, del prodotto immediato, a discapito di una lungimirante politica volta al futuro. Nel suolo fertile, come ad esempio nella terra di bosco o nei prati pingui di alta montagna si hanno numerosissimi organismi viventi (funghi macro e microscopici, batteri, larve, insetti, vermi, etc.), che decompongono la sostanza organica (animali e piante morte) e formano il cosiddetto ‘humus’, ossia quel ‘cocktail’ di elementi nutritivi indispensabili all’equilibrio fisiologico dei vegetali.

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Il suolo fertile (la parte superficiale, scura) oramai ridotto a pochi centimetri sopra materiale sterile ed inerte.

Il Co.sma.ri da diversi anni ha provveduto a creare compost dai rifiuti organici che tutti noi buttiamo via quotidianamente, proprio a questo scopo, per restituire all’agricoltura ciò che viene preso in enormi quantità. Sulla qualità del compost prodotto ci sarebbe molto da dire, ma ciò è un altro discorso. In un terreno fertile i vegetali crescono bene, sani e vigorosi, mentre in un terreno soggetto ad agricoltura intensiva possiamo immettere tutti i concimi chimici che vogliamo, ma il risultato non sarà mai lo stesso. Per fare un esempio, è come se una persona si nutrisse solo di due-tre cibi, invece di avere una dieta mista e variegata. Nel tempo il risultato è che la persona si ammala sempre più e stenta nella sopravvivenza. Così è per il suolo. Per garantire un futuro all’agricoltura bisogna prendere esempio dalla natura; bisogna imitare i suoi processi e farne tesoro, altrimenti tra non molto avremo anche qua, nelle verdi Marche, una sorta di deserto sterile ed improduttivo. Basterebbe copiare ciò che fa Madre Terra, ossia preservare il suolo e scongiurare l’erosione; trasformare gli scarti, vegetali e animali, in humus, non sprecare alcunché e bilanciare i processi di crescita e decomposizione. La natura provvede a conservare grandi riserve di fertilità, trattiene con la massima cura l’acqua piovana e le piante e gli animali si proteggono molto meglio dalle malattie. E’ questo che dobbiamo capire e ricreare e per fortuna gli esempi non mancano, a cominciare dall’agricoltura biologica, se effettuata con serietà e non per truffare il cittadino in buona fede.  Tornando a noi, oggi che finalmente piove e la temperatura si è normalizzata, l’ambiente tira un sospiro di sollievo… spero sia un buon segno per il futuro e che le politiche siano più avvedute e attente a garantire alle generazioni che verranno dopo di noi, un adeguato paniere alimentare.



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