“Devo dirti una cosa” protagonista
al teatro comunale di Loreto
La commedia è stata scritta da Valentina Capecci e messa in scena dalla Compagnia CTR di Macerata
di Walter Cortella
Da sempre la cicogna ha nella credenza popolare il compito di «portare» i bambini. Una ricca iconografia ce la presenta in volo, con il grazioso fardello tenuto dal lungo becco. Il suo arrivo viene quasi sempre salutato con gioia dai novelli genitori. Ma che cosa succede se per caso, durante il viaggio, la povera bestiola smarrisce la rotta e arriva a destinazione con grave ritardo sulla tabella di marcia? Beh, allora possono verificarsi situazioni incresciose. È, in un certo qual modo, ciò che accade nella commedia Devo dirti una cosa, scritta da Valentina Capecci e messa in scena dalla Compagnia CTR di Macerata al teatro comunale di Loreto, nell’ambito del I Festival Nazionale della UILT. Devo dirti una cosa è un testo divertente e frizzante ma con una sottile vena di amaro che pone lo spettatore dinanzi a un problema di grande rilevanza e sempre più attuale. Quello di donne che si trovano ad affrontare, in età da menopausa e quindi del tutto inaspettatamente, una gravidanza che finisce per cambiare in modo radicale la loro esistenza e quella dell’intera famiglia. Un evento del genere viene vissuto, nella realtà quotidiana, in maniera diversa dai protagonisti, in relazione alle proprie esperienze di vita, alla cultura, alle possibilità economiche e così via. La Capecci non esprime giudizi e lascia lo spettatore libero di esprimerne uno tutto suo. Ma in effetti, che cosa accade all’interno di una coppia ormai avanti negli anni quando la donna si accorge di aspettare un figlio? Le reazioni possono essere, come detto, le più disparate. E allora, vediamo come reagiscono Laura e Luigi Galimberti, una normale coppia borghese, ormai sistemata e con figli già adulti, protagonista della pièce della Capecci. Sulle prime la donna è disorientata. Non riesce a credere ai suoi occhi: il referto delle sue analisi cliniche è chiaro, eppure lei pensa ad un deprecabile errore da parte del laboratorio. Non può essere vero. Ma il suo medico curante è categorico: non c’è errore, lei è incinta. E il primo problema da affrontare è quello di dare al marito la…non lieta novella. Luigi ha una reazione veemente ma in fondo prevedibile. La nuova nascita turberà l’equilibrio sociale della famiglia, creerà situazioni imbarazzanti nella cerchia parentale e tra gli amici. E in più, l’avvocato Galimberti, ormai sulla sessantina, intravvede per il nascituro un futuro per tanti versi problematico, per non sottovalutare i rischi e i gravosi oneri per la neo mamma, ormai cinquantacinquenne. La prima soluzione che è in grado di elaborare prevede l’aborto. Un «piccolo» intervento e tutto torna come prima, come se la cicogna non fosse mai arrivata.
Naturalmente non intende assumersi la responsabilità del grave atto e lascia che sia la moglie a prendere una decisione in merito. Purtroppo, la donna ha già vissuto indirettamente questa drammatica esperienza, quando qualche anno prima la giovane figlia si è trovata costretta a interrompere una gravidanza indesiderata. Quel «piccolo» intervento l’ha sconvolta e ancora oggi ne ha orrore. Non ha dubbi: andrà coraggiosamente avanti, fino alla fine. In questo caso Laura, a differenza del marito, ragiona in termini positivi, tutto si sistemerà e, soprattutto, il nascituro le darà una grande possibilità di rivalutare la sua esistenza ormai quasi spenta, priva di particolari interessi e relegata anzitempo al riduttivo ruolo di futura nonna. Da questo momento in poi marito, figli, nuora, genero e nipoti imparino a gestirsi da soli. Dovranno fare a meno di lei, impegnata a curare se stessa e la sua creatura. Dopo il primo sbandamento, anche il marito vede la situazione da un’ottica diversa e pian piano comincia ad accarezzare addirittura l’idea che il bambino (perché sarà sicuramente un maschio!) possa seguire le sue orme professionali e diventare un grande avvocato. Ma il finale riserva una sorpresa: il bambino decide…. spontaneamente di non nascere e la famiglia, ormai abituatasi all’idea, finirà per affiliarne due. La commedia della Capecci, nota sceneggiatrice maceratese di cinema e televisione, è divertente, garbata, ricca di gags intelligenti ed ha un buon ritmo. Avrebbe potuto avere un’altra chiave di lettura, ma quella scelta dal regista Diego Dezi è parsa alquanto condivisa dal pubblico che ha riso di gusto, il che significa che si è divertito. E questo è più che sufficiente. I protagonisti (Fulvia Zampa e Piergiorgio Pietroni) hanno dato vita a personaggi molto aderenti alla realtà: lei con il suo humour contenuto, di stampo anglosassone, lui più «nostrano» con le sue manifestazioni talvolta melodrammatiche. Il binomio Zampa-Pietroni, in genere poco avvezzo ad interpretare ruoli brillanti, ha dato prova, laddove ce ne fosse bisogno, di notevoli qualità artistiche. La scenografia, minimalista ma elegante, è di Elisabetta Salvatori.

