Un «nuovo» Amleto
"Le Sibille" di Tolentino al 1° Festival Regionale di Loreto
Dopo la commedia esilarante, al 1° Festival Regionale di Loreto è di turno la tragedia. La Compagnia «Le Sibille» di Tolentino ha messo in scena «Parlami illusione, parlami» liberamente tratto dall’«Amleto» di Shakespeare. La regista Laura De Sanctis dimostra nell’occasione grande coraggio e spiccata personalità artistica. Scardina letteralmente il testo originale in tanti frammenti che poi con maestria e attenta cura ricompone secondo una linea moderna che rende lo spettacolo, almeno all’apparenza, meno tragico.
Per la regista il titolo «è il grido disperato di chi rincorre la propria illusione: l’amore, il potere, la forza, la conquista… Vane chimere ….Intrappolati come topi, i personaggi rincorrono le proprie illusioni, ignari di tuffarsi tra le braccia di un destino crudele». Il suo intervento è radicale. I cruenti fatti di sangue che segnano l’esistenza del principe di Danimarca sfumano, il suo celebre monologo con il quale si interroga dubbioso sull’«essere o non essere» è appena accennato. Il risultato è uno spettacolo originale, godibile e raffinato che conserva, però, intatto il valore dell’opera di Shakespeare. La narrazione inizia con Amleto (Roberto Valentini) riverso sul corpo inanimato di Ofelia (Giulia Sancricca), poco più in là giace la regina madre Gertrude (Laura Cannara), immagine che ritroviamo anche nel finale.
Sulla scena ci sono soltanto loro. I numerosi personaggi originali sono, infatti, sostituiti da due figure femminili che assumono ora il ruolo di narranti, ora quello della coscienza di Amleto, ora quello di fustigatrici o di «illusioni». Hanno caratteristiche diverse: una (Barbara Olmai) è più equilibrata, pacata, è la coscienza «bianca», i suoi movimenti coreografici sono più dolci, l’altra (M.Simona De Sanctis) è più pungente, è la coscienza «nera», ha un look più aggressivo e i suoi movimenti sono più nervosi. Ofelia si muove con eleganza e grazia col suo fisico quasi adolescenziale, mentre Gertrude, perfettamente nel ruolo, ha una figura più «matura». Severo e davvero regale il suo portamento. Molto buona la interpretazione dell’intero cast, valorizzata dalla simultanea ripresa video (Riccardo Seri) che crea un effetto onirico e dalla scenografia ridotta al minimo ma integrata da un sapiente gioco di luci, disegnate da Gustavo Federici. I costumi di Giovanna Giraldi sono eleganti nella loro semplicità. Felice la scelta delle coreografie di Daniela Cataldi per le «Illusioni» e di Anna Zanconi per Ofelia, su musiche degli Open Sound. Lo spettacolo delle «Sibille», leggiadro e di elevata qualità artistica, pur essendo destinato ad una platea dai gusti raffinati, ha avuto finora ampi e lusinghieri riconoscimenti aggiudicandosi, tra gli altri, il 1° Premio assoluto di regia all’XI Festival «Fantasio Piccoli» di Lanciano, nel 2008 e il 1° Premio al 26° Festival «Sele d’Oro» di Oliveto Citra (SA).
