“Comunichiamo Noi l’Università”
Gli studenti firmano la campagna
Il Rettore Lacchè: "Questo Paese si rifiuta di dare ai giovani lo spazio che devono avere"
di Alessandra Pierini
Grazie all’Università di Macerata «collega la mente», «accendi il pensiero» e «connetti le idee». Sono questi gli slogan scelti per la campagna pubblicitaria Unimc che prende a prestito loghi dal mondo del web e che è stata firmata, per la prima volta, al 100% dagli studenti e dall’ufficio comunicazione dell’Ateneo al grido di “Comunchiamo Noi l’università”. Un gruppo selezionato di studenti, guidato da Paola Papakristo, docente in comunicazione pubblicitaria, con il supporto di Gianna Angelini, docente di semiotica e Lucia D’Ambrosi, delegata del rettore alla comunicazione, e dopo il confronto con gli ex studenti Andrea Compagnucci e Carlo Scheggia, oggi titolari dell’agenzia Esserci.
«Oggi abbiamo l’occasione – ha detto il rettore Luigi Lacchè – di presentare la nuova campagna dell’università ma anche di lavorare attorno a un piano di comunicazione capace di rappresentare al meglio le potenzialità dell’ateneo. Per comunicare chi siamo, cosa siamo e cosa vogliamo dire non bastano le idee e le strategie ma servono gli strumenti, per questo ci siamo dotati anche di un ufficio comunicazione. Ogni volta che l’Università rende gli studenti protagonisti ha ottimi risultati. Comunicare l’umanesimo, che identifica l’università di Macerata, è difficile e i nostri studenti di ottimo livello ci sono riusciti. Questo paese si rifiuta di dare ai giovani lo spazio che devono avere – ha sottolineato Lacchè – noi facciamo la nostra parte e otteniamo riultati professionali con minori risorse». Il rettore ha anche parlato della campagna promozionale della Regione Marche il cui protagonista è Dustin Hoffman: «Nn so se un fantastico attore leggendo l’Infinito di Leopardi in modo approssimativo può aiutare il turismo. Noi abbiamo scelto di dare spazio ai nostri studenti perchè vogliamo che diventino agenti di cambiamento e di innovazione».
Il laboratorio “Comunicare l’Università” dal quale è nata la campagna pubblicitaria è alla sua quarta edizione .In passato gli studenti hanno raccontato la loro esperienza per poi tradurre le loro idee in una possibile campagna, quest’anno l’obiettivo è stato quello di realizzare concretamente una campagna . «I 14 studenti – ha spiegato Paola Papakristo – selezionati tramite un bando, sono stati divisi in 3 gruppi nei quali ognuno aveva un ruolo specifico così da ricreare il clima di un’agenzia. I gruppi hanno lavorato su un brief basato sul concetto “Umanesimo che innova”, sulquale sono stati declinati tre piani di comunicazione. Le idee sono state presentate al rettore e distillate in quella che è diventata la campagna dell’ateneo. E’ stata un’esperienza trasversale che ha messo insieme diverse realtà».
Anche gli studenti hanno raccontato la loro esperienza. Mirco Lattanzi ha spiegato la scelta delle icone del web: «Il progresso non può essere raggiunto solo attraverso la tecnologia, perciò abbiamo scelto i simboli del computer e del web che abbiamo affiancato alla parola, strumento tipico dell’ateneo maceratese». Mauro Meletti, studente di giurisprudenza, si è comunque lasciato coinvolgere dalla comunicazione: «Spero in futuro di essere un buon avvocato ma col laboratorio ho imparato che in ogni caso è fondamentale saper comunicare le proprie competenze». Hanno partecipato al laboratorio anche Alessia Sabbatini, Alice Carlotta Bravi, Antonio Pastore, Azzurra Caruso, Catia Carducci, Chiara Sagramola, Davide Mazzoli, Eleonora Ciattaglia, Giulia Accorroni, Hole Faienza, Marta Tomassucci e Michela Liliana Patrascanu.
Esserci comunicazione, oltre a offrire un confronto professionale agli studenti, ha introdotto 2 borse di studio per gli studenti: «Voagliamo dare l’opportunità agli studenti di lavorare in una agenzia. Quello che consigliamo agli studenti è di avere coraggio, osare e innovare».
L’ateneo inoltre approderà sui social network quali Facebook, Twitter e Youtube e che valorizzeranno la compomente comunitaria dell’Ateneo.
(Foto di Guido Picchio)


