L’omelia di Natale del vescovo Giuliodori:
“Torniamo a riempire le chiese di bambini”

Particolare attenzione al calo demografico durante la messa al Duomo
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di Beatrice Cammertoni

Duomo gremito ieri sera per la funzione di mezzanotte celebrata come tradizione dal Vescovo della diocesi di Macerata Claudio Giuliodori. Uno dei momenti più attesi della suggestiva messa natalizia, che si è aperta con la processione dei sacerdoti che concelebravano la messa e con la benedizione dei fedeli, è stato anche quest’anno l’omelia: il discorso che Giuliodori ha scelto di rivolgere ai suoi parrocchiani si è concentrato sulla perfetta coincidenza della natura divina in quella umana nel Dio che si è fatto uomo e sull’importanza della riscoperta dei “segni” nell’illuminare il percorso di fede dell’uomo. Se per l’omelia di consueto pronunciata nel corso della messa del giorno di San Giuliano il Vescovo sceglie di affrontare questioni proprie della vita sociale, culturale e religiosa maceratese, quello pronunciata da Giuliodori nel corso delle celebrazioni per le festività cristiane è un discorso che si snoda tra i misteri della fede e che medita sul significato dell’essere credenti oggi.
«Dopo la corsa per i regali e gli auguri ora abbiamo tempo di fermarci a riflettere sul senso ultimo di quanto viviamo.» Il Natale come celebrazione di un Dio che si fa carne apre a delle domande, alle quali il Vescovo risponde nella sua stessa omelia. Le condizioni di possibilità dell’incarnazione originano dei dubbi: Giuliodori si richiama ai “filosofi della ragione” che: «Esprimono l’interrogativo legittimo di chiedersi se l’atto di farsi uomo non contraddica la stessa esistenza di Dio». Citando la lettera di San Paolo ai Colossesi il Vescovo fa riferimento alla Capax Dei, la capacità dell’uomo di accogliere la natura divina: «Dio prende la forma dell’uomo diventandone il modello, solo in Cristo natura umana e natura divina coincidono perfettamente». Secondo interrogativo: «Perché Dio s’è fatto uomo? Dio si umanizza perché l’essere umano si divinizzi » risponde il Vescovo richiamando un’equazione cara al pensiero religioso occidentale. Prova della grazia di Dio nell’uomo gli incontri fatti in questi ultimi giorni trascorsi tra giovani studenti e lavoratori nelle celebrazioni natalizie, tra giovani famiglie nel pieno del percorso di fede e tra i malati ed il loro abbandono fiducioso alla fede. Ultima domanda, le conseguenze dell’atto di amore di Dio: «Il Natale ci insegna a rinnegare la mondanità ed a vivere con pietà. Ci indica un programma di vita ed una strada per la luce. La strada della fede è libera dalla prigionia dei desideri materiali, ci richiama alla sobrietà, alla pietà ed alla giustizia nei rapporti sociali. A Natale, come è successo ai magi invochiamo un’altra strada cercando dei segni che ci guidino oggi  fecero gli angeli con i pastori. La grazia di Dio apparsa a Natale ci conduca dunque verso la libertà, la sobrietà, la pietà e la giustizia», ha detto il Vescovo rifacendosi alla seconda lettura dalla lettera di San Paolo a Tito.

Se l’anno scorso a destare la preoccupazione di Giuliodori era la crisi dell’istituzione della famiglia, quest’anno è il calo delle nascite a meritare particolare attenzione: «Il bambino è stato un segno concreto del cammino di fede: oggi il crollo demografico corrisponde ad un crollo ed alla nostalgia del segno. Preghiamo perché le chiese tornino a riempirsi di bambini.»

In supporto alle famiglie colpite dalla crisi, le offerte raccolte nel corso della funzione hanno contribuito al Fondo di Solidarietà voluto dalla Caritas per supportare coloro che hanno recentemente perso il posto di lavoro.



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