di Fabio Macedoni
Nuova puntata della rubrica Dialettandoci.
Giugno: la farge ‘n pugno; si non è in pugno vene, luju ne vêne.
Giugno, la falce in pugno (per mietere il grano), se non è bene in pugno, arriva luglio.
Giugnu ugne.
Di giugno si suda.
Sand’Andò a pà, se carpe jì e grà.
S. Antonio (13 giugno) del pane per i poveri, si raccoglie il lino ed il grano.
Se vòi la rapa tonna, mettela de giugnu.
Se vuoi rape tonde piantale di giugno.
San Medardu, carpe el linu benché aju.
San Medardo (8 giugno) raccogli il lino anche se è verde come l’aglio fresco.
Dopo sand’Andò, tutti li vaci fa dindò.
Dopo Sant’Antonio tutti i filugelli vanno sul boschetto per fare il bozzolo, dimenandosi, altrimenti vanno a male.
Giugno, sul letto ‘n ce poso il grugno.
Giugno, non poso la testa sul letto per i lavori che ci sono da fare nei campi.
Chi de sand’Andonio non compra lu porcu, tuttu l’annu va co’ lu musu stortu.
Chi di Sant’Antonio non compra il maiale va tutto l’anno col muso storto.
De san Vito, tristu quillu baciu che non è jutu.
Di San Vito (15 giugno) il baco da seta che non è andato a fare il bozzolo è perduto.
Se l’uva po’ passàla guazza de san Joanno non ha più paura.
Se l’uva riesce a superare la brinata di S. Giovanni (24 giugno) non ha più nulla da temere.
San Gioânno, pija la farge e vêni spundanno.
S. Giovanni, prendi la falce e incomincia a mietere.
Ma chi se bagna sparisc ogni magagna.
A chi si bagna la notte di S. Giovanni sparisce ogni male.
San Pietro, pijo la farge e mèto.
S. Pietro (29 giugno) prendo la falce e mieto.
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