Il rettore Sani presenta un dossier
contro la classifica del Ministero
Università e graduatorie
di Beatrice Cammertoni
“Se questa vi sembra una valutazione”: arriva in forma di dossier la risposta dell’ateneo maceratese alla classifica resa pubblica in estate dal Ministero dell’Istruzione che vedeva Macerata agli ultimi posti in Italia. “Non una memoria difensiva, non un cahier de doléances, né un pamphlet sullo stile di quelli che vanno molto di moda ultimamente”, insiste il Rettore, “bensì un atto di denuncia ad una procedura di valutazione del “merito” delle Università Italiane che presenta limiti ed incongruenze. Al caso maceratese si fa riferimento solo in modo marginale ed a titolo esemplificativo”. Una replica forte e decisa, ma soprattutto condivisa e corale, visto che oggi la sala di Giurisprudenza nella quale era previsto l’incontro con i giornalisti si è riempita di presidi, docenti, studenti e personale tecnico-amministrativo.
L’analisi compiuta nel dossier è attenta e precisa e va a smontare il sistema di indicatori proposto dal Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario (CNVSU) in applicazione della legge n.1 del 2009. Sulla base di tale normativa, infatti, il 7% del Fondo Finanziamento Ordinario verrà suddivisa in base alla posizione che gli atenei hanno assunto in una classifica generale, che si compone di una metà “virtuosa” e di una metà che al contrario vedrà ridotte le proprie risorse. Politecnici, grandi atenei e università del nord occupano i primi posti, lasciando la coda alle Università del sud: “In un fumetto di qualche anno fa, un personaggio era stato creato in antitesi a Robin Hood, toglieva ai poveri per dare ai ricchi. Questa valutazione sembra SuperChuck” ha ironizzato il Rettore, che concentra la sua attenzione sui criteri del CNVSU. “Anche se la classifica è in fase di revisione, a noi non interessa una posizione più alta sulla base di questi indicatori. Sono criteri incoerenti, non aggiornati, e poco scientifici, assolutamente non in grado di cogliere le peculiarità dei piccoli atenei come il nostro e la loro evoluzione. Il più bravo giocatore di calcio in Italia, Totti, sarebbe ignorato e considerato una nullità se giudicato secondo i criteri dell’atletica leggera.”
Nell’analizzare il rendimento delle Università Italiane infatti, il CNVSU decide di attribuire un terzo del punteggio alla Qualità dell’offerta formativa e risultati dei processi formativi ed il rimanente peso alla Qualità della Ricerca Scientifica, confrontando Atenei di piccole dimensioni a grandi poli come quello della Sapienza, facendo riferimento a periodi temporali molto lontani (2001-2003), non differenziando le Università che hanno corsi umanistici e giuridici rispetto a Politecnici e Facoltà scientifiche e comparando diverse realtà di ricerca accademica.

“Uno degli indicatori tiene conto di quanti matricole passano al secondo anno e con quanti crediti ottenuti: dobbiamo abbassare la difficoltà dei corsi e perdere credibilità? Altro punto, quello della percentuale di laureati a partire dal 2004 impiegati confrontata con quella del valore medio per area territoriale su dati ISTAT. La nostra realtà di provincia è dal punto di vista economico caratterizzato dalla piccola impresa familiare, che difficilmente assorbe laureati, non possiamo essere penalizzati per questa situazione. Inoltre l’ambito di ricerca valorizzato è sicuramente quello tecnico-scientifico, non abbiamo gli strumenti per essere competitivi.”
Una doccia fredda in piena estate per l’Ateneo Maceratese, che in altre valutazioni aveva raggiunto delle posizioni di maggiore riguardo. Terzo posto nella programmazione e la valutazione delle Università per il periodo 2007-2009 in attuazione del D.M. 362/2007 pubblicato nel sito del MIUR l’8 Luglio del 2009 e sesto posto nella classifica Censis-Repubblica tra gli atenei medi, solo in quest’anno. L’obbiettivo del dossier, come affermato più volte e con forza dal Rettore, non è tuttavia difendere l’Università da lui guidata, bensì richiamare l’attenzione su tre aspetti e motivi giudicati particolarmente importanti. In primo luogo, in Italia sembra mancare una cultura della valutazione, in grado di fotografare la realtà del mondo accademico in modo oggettivo. L’ultima classificazione dipinge un paese a doppia velocità, come vuole lo stereotipo. È inoltre da sottolineare il fatto che gli atenei scientifici e tecnici sembrano avere maggiore peso e rilevanza, anche se lo sviluppo dello Stato non si muove solo in quella traiettoria. Infine, l’ateneo si chiede se il sistema di valutazione vada gestito attraverso “gogne mediatiche” e diffusione di liste di buoni e cattivi da offrire in momenti di difficoltà e di crisi in cui si demonizza lo spreco.
Nella foto in alto: il rettore Roberto Sani e il Ministro dell’istruzione Mari Stella Gelmini.
