Gli studenti raccontano l’Erasmus:
“Esperienza indimenticabile”

L'inchiesta della settimana

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di Beatrice Cammertoni

ed Eros Mandolesi

Per l’inchiesta di questa settimana Cronache Maceratesi torna a parlare di Università, in particolare di una delle esperienze più intense che si possono vivere nel corso degli studi. Stiamo parlando del progetto Erasmus.
Le borse di studio messe a disposizione quest’anno dal nostro Ateneo sono state ben 520: gli studenti che hanno superato il bando di concorso vivranno dai 3 ai 12 mesi in una delle 122 Università partner di Macerata, entrando in contatto con la cultura degli altri paesi dell’Unione Europea e frequentando le lezioni in una realtà accademica totalmente diversa da quella a cui erano abituati. Promosso dal Cri, Centro Rapporti Internazionali, il progetto Erasmus raccoglie ogni anno moltissime adesioni: sono sempre di più, infatti, i ragazzi che partono per un soggiorno all’estero, con una valigia piena di aspettative e con tanta voglia di nuove avventure. Di ritorno dal loro Erasmus, alcuni di loro ci raccontano la loro esperienza con grande entusiasmo. Con un po’ di nostalgia e con tanta voglia di ripartire inviano congiuntamente un invito ai loro colleghi: “Ragazzi… Partite!”
Emanuele Caraceni ha trascorso quattro mesi in Finlandia, diventando a tutti gli effetti uno studente dell’Università di Vaasa. “E’ stata un’esperienza fantastica e indimenticabile. Ho conosciuto tantissimi studenti provenienti da tutte le parti del mondo con culture diverse e allo stesso tempo molto affascinanti da scoprire. Vivere all’estero per un periodo mi ha formato tantissimo, oltre a conoscere nuove culture e una nuova lingua ho imparato a prendere le decisioni più velocemente e da solo. E’ bellissimo poi confrontarsi con altri studenti europei sia per quanto riguarda lo studio (con i lavori di gruppo) sia sulla cucina, sullo sport, sul modo di divertirsi. Consiglio l’Erasmus a tutti i miei colleghi, in che altro modo potrebbe capitare di fare il bagno nel lago ghiacciato dopo la sauna quando la temperatura esterna è di -18°!”.
È stata invece Dublino la destinazione di Donia Soltana: il viaggio in aereo che l’8 settembre del 2008 l’ha portata fino in Irlanda ha dato il via a quella che lei stessa definisce “una vera e propria esperienza di vita”. Non è facile lasciare famiglia e amici: spesso l’eccitazione e l’emozione della partenza devono fare i conti con la paura di abbandonare gli affetti più cari.
“Non potevo rinunciare a una tale opportunità. Avevo sempre sognato di partire, di vivere un’esperienza di vita del genere, che mi avrebbe messo faccia a faccia con i miei limiti e mi avrebbe dato l’opportunità di approfondire lo studio di una delle lingue più parlate al mondo: l’inglese.”. Nel corso del suo soggiorno irlandese, Donia ha diviso l’appartamento con un’altra italiana, una ragazza turca e una tedesca. Non è stata solo la convivenza con delle culture tanto diverse il primo scoglio da superare: “Per la mia esperienza lo spirito di adattamento si è rivelato essere utile più volte. Il sistema universitario Irlandese, infatti, è molto più simile a quello di Scuola Media Superiore italiano. A qualcuno potrebbe risultare più facile, ad altri magari più difficile, ma quel che è certo è che non è lontanamente paragonabile all’Università italiana (senza alcuna accezione positiva o negativa che sia). Devo però ammettere di aver notato da parte delle persone, tra cui anche i professori, un’immensa disponibilità e una cordialità che difficilmente si trovano in Italia. La gente, già a partire da delle banali indicazioni stradali, si mostrava contenta di poterti dare una mano. Questa è sempre stata una cosa che mi ha colpito di Dublino.”
Quel che resta a otto mesi dalla partenza però è un pizzico di nostalgia ed un bellissimo ricordo: “Se mi avessero chiesto una definizione di Erasmus lo scorso anno, molto probabilmente avrei risposto: un progetto al quale molte Università di tutta Europa aderiscono per far studiare i propri iscritti per un periodo più o meno lungo all’estero. Ora alla luce di questi 5 mesi trascorsi in Irlanda credo vivamente che questa definizione, nella mia mente ma soprattutto nel mio cuore abbia acquisito un valore pari a zero.
L’Erasmus non è soltanto un progetto, non è soltanto un’esperienza di studio ma soprattutto è un’esperienza di vita. È uno di quei periodi in cui la persona assiste ai cambiamenti di se stessa e fa i conti, magari per la prima volta, con la quotidianità.
Detto così, più che entusiasmare, l’Erasmus potrebbe spaventare ma il tutto sta nel non rimanere soli. Appena si crea il gruppetto di amici che dopo i corsi si ritrova a fare un aperitivo insieme è fatta! In Erasmus se uno vuole, si creano amicizie vere e si vivono momenti importanti con persone che resteranno sempre nel tuo cuore. Ricordo con immenso affetto le cene a base di pietanze nuove provenienti da tutti i Paesi d’Europa, il buttarsi in pista seguendo i passi di qualche danza spagnola un po’ stravagante, il ritrovarsi a mezzanotte allo Spire perché pur essendo lontano era il fulcro della città e il luogo in cui ci si era dato appuntamento sin dall’inizio. Tirando le somme quindi, per me l’Erasmus è stata un’esperienza nella quale ho imparato ad arrangiarmi, a tollerare, a sopportare, a far valere le mie idee e allo stesso tempo mi sono divertita sorseggiando Guinness e scattando foto che oggi riguardo con nostalgia.”

È stata invece la Norvegia la meta dell’Erasmus di Alessia Torresi, che ha lasciato a fine estate il mite clima italiano per le fredde temperature nordiche dei fiordi. “E’ stata un’esperienza davvero unica. All’inizio è stato molto difficile ambientarsi: non conoscevo il posto, la lingua, la gente e soprattutto avevo nostalgia di casa. Poi però ho conosciuto tantissimi altri studenti che come me erano in Erasmus o comunque fuori per progetti simili. Mi sembrava incredibile: ragazzi da ogni parte del mondo, con i quali tuttora ho la fortuna di essere in contatto!! Da quel momento in poi sarei rimasta volentieri in Norvegia, non avevo proprio voglia di tornare a casa. E’ stato un
periodo davvero indimenticabile, utile sia a livello di curriculum sia per crescere e maturare. Ecco perché consiglio a tutti gli studenti che mi chiedono informazioni su questo progetto di partire e approfittare di questa opportunità unica e irripetibile: ogni volta, confesso, un pò di sana invidia nei confronti di coloro che stanno per partire c’è sempre!”
Barcellona è da molti considerata la città Erasmus per eccellenza. Giacomo Montemarani che ha vissuto in Spagna per i mesi previsti dal progetto ci racconta la città e le opportunità che offre agli studenti stranieri, tra scenari che ricordano il celebre film “L’appartamento spagnolo” che vede protagonisti per l’appunto studenti stranieri nel corso della loro esperienza all’estero. “La città concilia le opportunità offerte da una capitale con il clima e i ritmi di una città di mare, la qual cosa si traduce, in primo luogo, con divertimento, svago e “movida”. Normale quindi che sia una meta ambitissima per gli Erasmus da tutta Europa, ne vengono a migliaia ogni anno. Si è creato un intero sistema organizzativo di accoglienza, affitti, corsi di lingue, gite e feste che ruota attorno agli studenti stranieri che ciclicamente arrivano a Barcellona e che forse rendono l’Erasmus qui anche troppo inflazionato. Ma per fortuna “Barna” (così la chiamano i suoi abitanti) non è solo Erasmus. In questo momento sta vivendo un floridissimo sviluppo culturale ed è una delle prime città europee, se non la prima in assoluto, per quanto riguarda le arti urbane e “l’underground”; ci sono mostre, musei, fiere ed esposizioni, eventi che richiamano artisti da tutto il mondo nel campo della grafica, del video e della musica. È anche, a detta di molti, la capitale europea degli skaters, come quotidianamente si può ammirare di fronte al museo d’arte contemporanea di Barcellona (il Macba). In più naturalmente c’è uno zoccolo duro di arte di più alto “lignaggio” che ha nella grande architettura catalana la sua massima espressione, con Gaudí su tutti.”
Fabio Tesoro si trova invece tuttora a Barcellona in Erasmus. Questa la sua testimonianza dalla città catalana: “Passeggiare per le strade della Ciutat vell di Barcelona resterà per sempre uno di quei ricordi intinti di sapori e profumi magici e indimenticabili. L’incredibile essenza che se ne respira è un mix di culture, suoni di lingue lontane e vite tanto diverse tra loro, il tutto amalgamato da lontane note flamenche  e latine suonate da una chitarra seduta sui gradini di Santa Maria del mar, o sulle spiagge della città o in qualche vicolo sperduto. Ho vissuto un anno in questa magica città, svegliandomi con le torri della Sagrada Familia fuori dalla finestra, e adesso posso dire di sentirla mia. Ricorderò per sempre ogni abbraccio ed ogni sguardo, con il rimpianto, forse, di non aver avuto abbastanza tempo. Si, perché Barcellona non è mai abbastanza, e non lo sarà mai. Tornerò a Macerata per “cercare” di terminare gli studi ma qui, per sempre, lascerò parte di me, consapevole di aver vissuto qualcosa di incredibilmente difficile da raccontare a pieno.”


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