Il terremoto nel Maceratese:
storie, aneddoti e testimonianze

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di Alessandra Pierini

Il terremoto che ha colpito l’Abruzzo in questi giorni è in realtà il terremoto italiano, poichè varie zone e regioni sono state colpite nel corso dei secoli da scosse che hanno evidenziato la sismicità della nazione tutta. Particolarmente toccante è per i marchigiani e in particolare i maceratesi che stanno rivivendo in questi giorni le tragiche vicende di 11 anni fa. “La propensione di una regione a generare terremoti – afferma Enzo Boschi, Presidente dell’Istituto Nazionale di Geofisica nel testo “I terremoti dell’Appennino Umbro-Marchigiano” – e la stima dell’impatto territoriale che gli stessi possono avere costituiscono la pericolosità sismica di quella regione. Per capire la sismicità di una regione dobbiamo guardare indietro.” Se questo è vero, ci sembra opportuno avventurarci nei secoli alla ricerca dei precedenti sismici che hanno interessato la nostra zona. Se l’Appennino umbro-marchigiano è interessato da scosse già nel 99 a.C. , per avere notizie relative alla nostra provincia dobbiamo arrivare al 56 a.C.,quando la città di Potentia fu parzialmente danneggiata tanto da rendere necessarie alcune opere di ricostruzione: venne restaurato il tempio di Giove, edificati il mercato coperto a nord del tempio, un edificio termale ad est ed edifici privati a nord-est. A ovest e nord della città furono realizzate le necropoli di cui oggi abbiamo testimonianza nel monumento funerario denominato il Torraccio. Andando avanti nel tempo si arriva al 1279, anno in cui  annali benedettini e antiche cronache annotano di forti scosse che causarono rovine in città importanti quali Norcia e Camerino e  a causa delle quali, nel Castello di Serravalle, una frana alterò il corso del fiume. E se la Valnerina fu tartassata di scosse prima nel 1328 poi nel 1477 e ancora nel 1599, minori furono i danni nell’area maceratese interessata. Giungiamo così al 1700, un secolo particolarmente intenso dal punto di vista sismico. Nel 1703, quando tutta l’Italia Centrale fu interessata da  una devastante sequenza sismica durata oltre un anno, caratterizzata da tre forti scosse nel volgere di due settimane, fra le piùviolente e distruttive della storia italiana. Nel 1703 i terremoti furono avvertiti distintamente in tutta la nostra Provincia e alcuni comuni furono anche danneggiati, tra questi Camerino e San Severino. In particolare di San Severino parla Raoul Paciaroni nel suo testo “Memorie sismiche sanseverinati” nel quale riferisce: “I movimenti tellurici che per secoli hanno scosso la città non hanno mai causato vittime o feriti gravi e ciò viene attribuito alla protezione di San Severino, il quale sarebbe il cugino di S.Emidio, protettore dai danni del terremoto e che con lui ci fosse quasi un patto di non far scatenare le forze distruttrici sulla città. Si vuole che S. Emidio abbia detto a San Severino : “Te sgrullo ma non te lamo” e finora la promessa è stata mantenuta.” Al di là del lato folcloristico della storia Paciaroni raccoglie anche testimonianze del terremoto del 1703: “Verso le due di notte del 14 gennaio si verificò il primo terremoto che distrusse quasi completamente Norcia, fu gravissimo nel territorio Aquilano (oltre 7000 morti) e fu sentito anche  a Roma. Il Landi (testimone dell’epoca ndr) scrive: “Li due febbraio del medesimo anno dedicato dalla Chiesa alla Purificazione della Vergine Immacolata, verso le 19 si sentirono due orribili scosse di tremuoto molto più impetuose di quelle del 14 gennaio e furono sì universali per tutta l’Italia che da ogni parte di essa vennero lagrimosi avvisi di dirroccamenti di chiese e molteplici abitazioni di città, castelli e ville; e di più di numerosa mortalità d’uomini e donne, che restarono sepolti vivi sotto quelle dirupate macerie.” Fra le soluzioni prese nei giorni successivi, si narra di solenni processioni con le reliquie più insigni. Diffusa nei secoli anche la tendenza ad abbandonare le proprie case e dormire all’aperto come sta succedendo in questo giorni ad Ascoli Piceno, di cui Sant’Emidio è il patrono.

Tra le tante scosse sismiche del 1700 da segnalare quella del 1785  che colpì l’Alta Valle del Chienti, in particolare Muccia e Serravalle, in un momento di forte disagio economico e quella del luglio 1799 che colpì duramente la zona di Camerino. Tra i fenomeni allora verificatisi il sacerdote Massimo Moreschini  parla di una vampa di fuoco che uscì dal terreno a Parolito: ” Si vide strisciare per l’aria un grosso globo di fuoco che passando presso di un olmo assai frondoso ne disseccò le foglie e piombando su una capanna vicina ridusse il tutto in cenere e sovrastò lo stesso infortunio ad un  barcone di grano”. Si narra inoltre che i saseverinati abitarono per una ventina di giorni fuori dalle loro case finchè non arrivò una tempesta che li costrinse a rientrare nelle loro abitazioni, nonostante le scossette continuassero. Nel 1832 una sequenza sismica interessò Camerino per oltre un mese, l’amministrazione pontificia lo considerò un evento irrilevante e gli aiuti giunsero più in forma spirituale che materiale. Ne abbiamo testimonianza in una lettera che il Governatore di Visso Paolo Canonici scrisse a Monsignor Cagiano: “Niun danno è accaduto ai fabbricati di questa Comune solidamente costruiti (…) si vocifera che l’origine più prossima di questo terremoto sia nelle vicinanze di Fiastra e Bolognola, delegazione di Camerino. Questa popolazione fu colpita da un certo spavento nella prima scossa ed abbandonò le proprie abitazioni. Non ebbe luogo disordine alcuno, tanto facile ad avvenire in simili casi; ora si fanno Pubbliche Preci da questi devoti miei amministrati, onde implorare dal Cielo che allontani gli effetti di tanto flagello.”

Ancora Serravalle, tristemente protagonista nel 1879 quando un terremoto classificato come rovinoso colpì la Valnerina in mezzo a un turbinare di sabbia rossa portata da piogge scroscianti. Nel 1979 la Valnerina fu investita da un’onda sismica che procurò oltre 5.000 edifici danneggiati, tra questi monumenti di un patrimonio storico artistico di grande valore. Nel 1972 fu l’anconetano ad essere sconvolto da gravi fenomeni sismici, anche in quel caso la nostra provincia, pur essendo al margine, visse un momento difficile: molti trascorsero intere nottate all’aperto e fu persino organizzata una tendopoli nell’oratorio salesiano maceratese.

Il sisma del 1997 è storia dei nostri giorni e ne portiamo ancora nel cuore un ricordo indelebile e una cicatrice ben lontana dalla guarigione.
Analizzando dal punto di vista storico i fenomeni sismici della nostra area, è evidente come sia stato l’entroterra, in particolare nell’area più vicina all’Umbria, quello più sensibilmente colpito: nel resto della provincia profonda è sempre stata la paura nell’avvertire distintamente le scosse ma i danni non sono mai stati di particolare rilevanza. E’ chiaro come, nelle circostanze che stiamo vivendo e nella vicinanza al dolore dei tanti colpiti dagli eventi di questi giorni, questo non possa rappresentare motivo di conforto poichè nella disgrazia i limiti territoriali e l’appartenenza regionale perde ogni significato e trascende nel concetto di umanità.

Nella foto: Sant’Emidio protettore dei terremoti e un’immagine del terremoto del 1997.


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