Attraversa a nuoto lo Stretto di Messina
«Un anno di allenamento
per 46 minuti di adrenalina pura»

ME VS ME - Damiamo D'Amico, da Castelraimondo, racconta la sua sfida da 3.878 metri in acqua. «Questo luogo mi ha incuriosito sin da piccolo, ha qualcosa di mitologico. In ogni bracciata c'era un piccolo pensiero»

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Damiamo D’Amico, originario di Castelraimondo, ha attraversato a nuoto lo stretto di Messina

di Alessandro Vallese

Da Castelraimondo allo Stretto di Messina, passando per un anno di allenamenti. Damiano D’Amico, originario del comune dell’alto maceratese ma da sette anni residente in provincia di Milano per lavoro, ha trasformato una curiosità coltivata fin da bambino in una sfida personale: attraversare a nuoto uno dei tratti di mare più affascinanti e impegnativi d’Italia. Iscritto alla Natatio Master Team, D’Amico ha preparato l’impresa per quasi un anno, alternando gli allenamenti in piscina con la squadra alle prove in acque libere. A giugno aveva già affrontato due esperienze nella Baia di Paraggi, in Liguria, e al Lago d’Orta. Poi è arrivato lo Stretto.

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La traversata ha richiesto 40 minuti e 26 secondi, per coprire 3.878 metri, con una media di 1’12” ogni 100 metri. Un ritmo mantenuto su livelli ancora più alti nella prima parte, con passaggi da 1’07”, 1’04” e 1’10”, prima di dover fare i conti negli ultimi 800 metri con una corrente particolarmente forte, che ha portato il ritmo fino a 1’29” ogni 100 metri.

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«Da quando sono piccolo sono sempre stato incuriosito da questo luogo, che ha qualcosa di mitologico. Ci sono due mari che si incontrano e delle correnti molto forti. A un certo punto mi sono detto: perché non provare a mettermi in gioco? Sono anche appassionato di mare e mi piace affrontare questo tipo di competizioni in acque libere».

Per arrivare pronto all’appuntamento ha lavorato con la propria squadra. «Mi sono allenato sostanzialmente con la squadra e con i classici allenamenti in piscina. Durante la settimana di vacanza in Calabria ho dedicato invece molto più tempo al mare, proprio per arrivare preparato alla giornata della traversata».

Poi il momento del tuffo, con la partenza da Torre Faro, a Messina, e la rotta verso Cannitello, nel territorio di Villa San Giovanni, in Calabria. «Il primo pensiero è stato semplicemente quello di sperare di arrivare in Calabria». Ogni nuotatore aveva a disposizione un barcaiolo, fondamentale per individuare la traiettoria migliore in un tratto di mare nel quale le correnti possono cambiare rapidamente.

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«Le correnti erano veramente forti. L’acqua era anche molto calda, ma ogni tanto arrivavano, per fortuna, delle correnti di acqua freddissima». E proprio una di queste ha caratterizzato gli ultimi metri. «All’arrivo l’acqua era ghiacciata, perché in quel momento c’era una corrente fredda molto forte. Ho fatto una fatica incredibile». Ad aspettarlo sulla barca, però, c’era anche la famiglia, che lo ha accompagnato e sostenuto per tutta la traversata.

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L’abbraccio con i famigliari all’arrivo

Il tempo finale è stato migliore di quanto immaginasse. «Mi aspettavo in realtà un tempo più alto. Alla fine è andata molto bene». Più del cronometro, però, resta ciò che c’è dietro quei poco più di 40 minuti. Un concetto che D’Amico aveva già sintetizzato sui suoi social con una frase: “Un anno di allenamento per 46 minuti di adrenalina pura”.

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«Mi porto dietro sicuramente un bagaglio più ricco a livello di esperienza, oltre alle emozioni e alle sensazioni. In ogni bracciata c’era un piccolo pensiero. Tante volte durante l’anno non abbiamo voglia di allenarci, fa freddo, non abbiamo voglia di andare in piscina. Quando poi raggiungi un risultato del genere capisci che lo sforzo fatto durante tutto l’anno viene ripagato».

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Una sfida personale, senza confronti con gli altri. Il messaggio che D’Amico aveva affidato ai social prima della traversata era proprio quello del “me vs me”: l’unico avversario da superare è la persona che si era il giorno precedente. E la prossima sfida potrebbe essere ancora nello Stretto. «Non ho ancora obiettivi precisi, ma sicuramente questa è un’esperienza che vorrò ripetere anche l’anno prossimo. Magari cercando di abbassare il tempo».


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