Angiografo, l’Ast contesta
ma il problema impiantistico c’è:
convocazione notturna di una maxi riunione
MACERATA (L'inchiesta di Giuseppe Bommarito) - Dopo l'articolo in cui si è denunciata la situazione l'azienda ha convocato un incontro con presenti al tavolo varie parti (coinvolta telefonicamente perfino la casa costruttrice Philips). Al termine è stata avviata con tutta urgenza la procedura per l’acquisto di un gruppo di continuità (Ups)

L’avvocato Giuseppe Bommarito
di Giuseppe Bommarito*
Sulla questione dell’angiografo da circa 800mila euro donato dalla Fondazione Carima e al momento inutilizzato, l’Ast di Macerata da un lato con una nota contesta la ricostruzione della nostra inchiesta (ma non i fatti più gravi riportati) dall’altro convoca nella notte una riunione per cercare di affrontare quando denunciato da Cronache Maceratesi.
Sulla nota dell’Ast, essa non solo offende in più punti la verità (pur trovandosi costretta di fatto a confermare – non potendoli negare – i fatti più gravi contenuti nell’articolo, e cioè il fermo da oltre tre mesi di un angiografo di nuova generazione e di grande valore, oggetto di donazione; l’utilizzo forzato di un altro angiografo ormai del tutto obsoleto – anche se su questo l’Ast sostiene non possa ritenersi obsoleto -, incappato negli ultimi mesi in ripetute interruzioni dell’alimentazione elettrica con pazienti sotto i ferri, che hanno corso un grave rischio), ma al contempo è riuscita, parlando di “carenza progettuale della nuova tecnologia”, cioè il nuovo angiografo fermo al palo, ad offendere con un colpo solo sia il soggetto donatore, la Fondazione Carima, che l’impresa produttrice, la Philips.
Un’accusa sconcertante nella sua infondatezza ove si pensi che la predisposizione di un sistema a copertura dalle interruzioni operative durante il funzionamento dell’angiografo, come già ripetutamente detto, è obbligatoria per legge ed è principio operativo così assodato che non risulta ci siano stati problemi di sorta con gli oltre 50 angiografi che negli ultimi due o tre anni sono stati installati dalla Philips in tanti ospedali d’Italia a seguito dell’aggiudicazione in una gara Consip lanciata a livello nazionale. Nessun problema anche nella recente installazione (a marzo 2026) di altri due angiografi nella sala Ibrida all’Ospedale di Torrette, identici a questo di cui si parla, sempre a cura della Philips, in quanto è talmente scontato garantire l’alimentazione in sicurezza degli angiografi che nessun ufficio tecnico si sogna di non prevederla. Solo a Macerata si è verificato il problema qui lamentato.

Una replica oggi ancora meno convincente alla luce delle valutazioni tecniche effettuate in sede Ast nel corso di una maxi riunione convocata nottetempo (convocazione inviata per email a notte fonda domenica 10 luglio scorso) per cercare di affrontare e risolvere in qualche modo il problema denunciato da Cronache Maceratesi.
Va qui ricordato, per meglio comprendere la situazione, che la direzione generale ha sostenuto nella replica in questione che non vi sarebbe stato alcun pericolo per i pazienti e che sarebbero in corso semplici verifiche, come se tutto fosse stato sotto controllo. Ora, se così fosse, sorge subito però una domanda del tutto ovvia: perché convocare ieri mattina con carattere d’urgenza la riunione straordinaria cui sopra si è fatto cenno tra Direzione Sanitaria, Ingegneria Clinica, Ufficio Tecnico, consulenti specialistici, progettisti e imprese esecutrici dell’impianto elettrico, coinvolgendo telefonicamente perfino la casa costruttrice Philips, per individuare una soluzione immediata e tamponare al più presto la situazione?
La risposta è una sola ed è del tutto ovvia: esiste, in relazione al vecchio e al nuovo angiografo usati dalla Radiologia Interventistica, un gravissimo problema impiantistico che, una volta reso di pubblico dominio in tutta la sua rischiosità per i pazienti e i medici operatori, non poteva più essere ignorato. Tanto che, al termine dell’incontro tecnico, è stata avviata con tutta urgenza la procedura per l’acquisto di un gruppo di continuità (Ups) in grado di garantire la durata dell’alimentazione elettrica nei tempi richiesti dalle norme tecniche di riferimento. Rimangono comunque incerti i tempi per l’acquisto e il giusto posizionamento, considerato anche il periodo quasi feriale.

E’ bene qui precisare che il nuovo acquisto deciso d’urgenza non integra un semplice miglioramento dell’impianto o un accessorio facoltativo. L’Ups costituisce un elemento essenziale per assicurare il funzionamento di una tecnologia ad elevatissima complessità quale un angiografo destinato in molti casi ad interventi salvavita. Un elemento indispensabile che di sicuro avrebbe dovuto essere valutato e posto in opera prima della messa in esercizio dell’apparecchiatura.
Questo è il punto centrale della vicenda, e proprio ciò rende del tutto evidente che le criticità segnalate nell’inchiesta non erano né inventate né enfatizzate, ed anzi, alla luce di questa mossa dell’ultimo minuto, esse vengono ulteriormente confermate. Non si tratta qui di mettere in discussione la straordinaria professionalità dei medici e di tutto il personale a supporto, che hanno garantito l’attività clinica anche in una situazione a dir poco complessa. Il problema riguarda l’adeguatezza delle infrastrutture tecnologiche e della capacità di chi ha contribuito a realizzare i supporti impiantistici su cui le stesse hanno operato. Su questo e per questo è indispensabile che l’Ast apra un’inchiesta che accerti e renda note alla pubblica opinione cause e responsabilità.
Resta inoltre una questione che merita il massimo livello di trasparenza. Prima del fermo impianto (7 aprile scorso), l’angiografo donato dalla Fondazione Carima aveva già effettuato in circa tre mesi centinaia di procedure interventistiche.
Ebbene, a questo punto è dovere dell’Ast chiarire pubblicamente quale fosse il livello di conformità dell’impianto elettrico durante quel periodo, quali valutazioni di rischio siano state effettuate, quali misure compensative siano state adottate e perché l’indispensabilità dell’Ups sia emersa solo successivamente, dopo il nostro articolo.
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L’informazione seguente potrebbe essere utile.
L’ospedale di Macerata è alimentato con la ‘logica dell’anello’ (o doppia alimentazione), come obbligatorio per le utenze critiche secondo le norme CEI. La cabina MT è collegata a due linee distinte del distributore (Estra): in caso di guasto su una linea, l’energia viene garantita istantaneamente dall’altra. Questa ridondanza esterna è poi supportata da una rete interna ad anello tra i padiglioni, UPS e gruppi elettrogeni per assicurare la continuità assoluta dei servizi vitali. Lo schema tecnico dettagliato è disponibile sia presso l’ASUR Marche che presso Estra.
Da queste notizie deriva che a difendere l’indifendibile poi si fanno figuracce! Che ne
dice dott. Marini? L’angiografo Philips non puo’ operare senza gruppo di continuità e
quindi rimarrà fermo altri 2 mesi?
E per quanto riguarda l’angiografo GE Innova 3100 del 2009 che lei dichiara non
obsoleto e pienamente efficiente dopo essersi fermato ripetutamente, ha letto il
commento del sig. Aldo Iacobini di seguito al primo articolo dell’Avvocato
Bommarito? Legga bene la sintesi: “Dal punto di vista del produttore (GE
Healthcare), l’angiografo **GE Innova 3100** è considerato ufficialmente obsoleto.
GE ha infatti dichiarato lo stato di **EOS (End of Service)** per questo modello e
per i suoi fratelli (2100 e 4100).”
Come vede le vostre considerazioni per smentire quanto denunciato dall’avvocato
smentiscono voi stessi! Complimenti!
Sul tavolo operatorio contano solo i macchinari che funzionano, non i comunicati stampa.
Se l’impianto era davvero a norma, perché l’AST si è ridotta ad acquistare d’urgenza un UPS, proprio dopo l’uscita della notizia sui giornali? Il paradosso è che si corre ai ripari per la macchina nuova, lasciando senza tutele il vecchio sistema GE: un macchinario ormai obsoleto che oggi deve gestire da solo tutte le emergenze.
Tutto questo fa chiedere con amarezza quanta poca coscienza si abbia del paziente, costretto a subire incertezze e ritardi nel momento in cui è più indifeso. La salute pubblica si tutela con la pianificazione preventiva, non con i rimedi tardivi e le smentite d’ufficio.
Alla maxi riunione si chiami anche il governo e sappiamo tutti perché………i soldi agli italiani e mi riferisco a quella cosa lì.