Intitolata a Franco Torresi
la terrazza della Mozzi Borgetti.
«Sempre operato per il bene della città»
MACERATA - Riconoscimento a uno dei protagonisti della vita culturale cittadina tra storia, ricerca e impegno civile. Il sindaco Sandro Parcaroli ha ricordato la sua figura nel corso della cerimonia

La terrazza intitolata a Torresi
di Alessandra Pierini
Cosa avrebbe detto Franco Torresi, convinto comunista per tutta la sua vita, se avesse saputo di dover attendere una amministrazione di centrodestra per vedersi intitolare un luogo di Macerata? In particolare, a portare il suo nome è la terrazza della Biblioteca Mozzi Borgetti che si affaccia sul cuore della città, uno spazio poetico sospeso tra la bellezza architettonica e la memoria storica. Anche il merito di questa intitolazione ha un nome e cognome: Roberto Cherubini, consigliere comunale del Movimento 5 Selle, studioso e conoscitore di Torresi, che ha trovato per la proposta che portava avanti da anni, trovando sempre porte chiuse, una sponda nel presidente del Consiglio Francesco Luciani e nell’attuale Consiglio comunale che ha votato all’unanimità la necessaria delibera, a testimonianza del valore condiviso della sua eredità.

E’ stato proprio Cherubini a ringraziare Luciani «perché è stato davvero in questi anni un presidente del Consiglio super partes».
L’intitolazione a Franco Torresi, figura centrale della vita culturale e politica maceratese del Novecento, si è svolta questa mattina nell’ambito della quarta edizione di Città di Macerata in Festa, alla presenza delle istituzioni, dei familiari, di amici e di tanti cittadini che hanno voluto rendere omaggio a una personalità tanto sobria quanto profonda.

Il sindaco Sandro Parcaroli, nel suo intervento, ha sottolineato come «pur non avendolo conosciuto personalmente, i racconti ascoltati da chi gli è stato vicino parlano di un uomo che, con discrezione e passione, ha sempre operato per il bene della città, senza mai chiedere nulla in cambio».
Franco Torresi è stato consigliere comunale del Pci dal 1970 al 1980, ma la sua figura travalica l’ambito politico. Uomo di studio, rigoroso e tenace, ha dedicato gran parte del suo tempo alla ricerca storica e alla divulgazione culturale. La sua opera più nota, La città sul palcoscenico, in quattro volumi, è una minuziosa ricostruzione della vita cittadina tra il 1884 e il 1944. Come ha ricordato il consigliere Roberto Cherubini, «un lavoro immenso, che ha evitato che la storia di Macerata finisse per impolverarsi nell’oblio».

Il presidente del Consiglio comunale Francesco Luciani ha parlato di una scelta che «va oltre le appartenenze politiche, un riconoscimento meritato che si inserisce con naturalezza nella festa di tutta la comunità».
Anche l’assessora alla Cultura Katiuscia Cassetta ha voluto esprimere l’importanza del gesto: «Intitolare a Franco Torresi la terrazza della biblioteca, questo spazio di bellezza e riflessione che in futuro potrebbe anche trasformarsi in qualcosa di più fruibile, è un messaggio forte per le nuove generazioni. Il suo esempio di impegno civile, studio e amore per la città deve essere fonte di ispirazione».

Da sinistra: Paola Torresi, il sindaco Sandro Parcaroli, il presidente del Consiglio comunale Francesco Luciani, l’assessore Katiuscia Cassetta
La cerimonia è stata toccante, con le parole affettuose della figlia Paola, che ha ricordato il padre come «una persona semplice e umile, capace di gioire delle piccole cose, così lo ricordo io anche se molti penseranno a lui più come al personaggio scontroso», e della nuora Letizia Evangelisti, che ha evocato la storica agenzia libraria Einaudi come «un salotto letterario dove si incrociavano intellettuali come Franco Graziosi e Umberto Peschi. Mio suocero mi ha insegnato il valore degli aneddoti e della curiosità per la storia – ha aggiunto – e spero che anche i più giovani sappiano cogliere questo messaggio».

Paola Torresi
Parole significative da parte di chi lo ha conosciuto nelle battaglie politiche, ma anche nei momenti quotidiani: Giovanni Di Geronimo ha raccontato gli incontri al Bar dello Sport e il ruolo di riferimento che Torresi ha avuto per lui, giovane iscritto al partito, poi Lorenzo Marconi, presidente dell’Anpi Macerata, che ha ricordato il suo impegno, mentre il professor Valerio Calzolaio ha ironizzato «Lo so che Torresi aveva un grande difetto, dal vostro punto di vista: era un comunista, ma interpretava la sua identità politica con amore per la sua città e questo non si poteva non riconoscerglielo. E’ stato un bravo maceratese, E ora anche l’archivio di materiale che ha lasciato all’Ampi andrebbe in qualche modo valorizzato».

Calzolaio ha anche ricordato i luoghi chiave della vita di Torresi, il circolo del Partito comunista in corso Cairoli dove si raccoglievano gli umori della gente ma per trasformarli in confronto democratico e la sua libreria alla Cocolla dove i libri si potevano comprare a rate. «Se oggi da questa terrazza vedete luoghi anziché non luoghi, è anche grazie a lui».

Piero Piccioni
A leggere la prefazione del libro La città sul palcoscenico è stato l’attore Piero Piccioni. Assente fisicamente per questioni di salute ma presente con il cuore il poeta Giordano De Angelis, grande amico di Torresi che ha affidato a Cherubini le sue parole: «La nostra è stata più di una amicizia, è stata una empatia pazzesca. Un giorno incontrammo insieme lu sartore (personaggio maceratese molto conosciuto all’epoca) e quando tornai a casa, dopo aver passeggiato con lui, mi venne l’urgenza di scrivere la poesia “Vemme a troà”». Una poesia che oggi avrà sicuramente raggiunto Franco Torresi e tutti coloro che si sono affacciati dalla sua terrazza.
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Vemme a Troà
di Giordano De Angelis
Vidìssi quant’è grossa Macerata !
Lo dùppio e più, da quanno jisti via.
Da’ retta a me : vé’ a facce ‘na scappata.
No’ la rconoscerai, parola mia !
‘Mmezzo a l’asfardo, adè tando più bella.
Le case è quasci tutte de cimendo.
Pré ‘sembiu, jo’ per ” Sanda Maristella “,
do’, da vardàsci, jàmo a pomicià’,
ce sta un quartiere, adè ‘na sciccheria.
Oddio, ‘che òrda, sci, dendro me sendo,
( quanno che staco in vena de penzà’ )
lu còre piìnu de malingunia.
Però, me passa sùbbito, perché
più che lu còre, conda la rajo’.
Co’ lu progressu è mejo, se sta vè’.
Se sò’ cunvindu ? avòja !…..che mago’ !
Vémme a troà’ ! Magari per Natale.
A lu sconfortu mia, non ce penzà’.
Non ce fa’ casu. Io sò’ fattu male….
Ogni quartiere, qui, adè ‘na città.
Strade, palazzi……vidìssi che bellezza !
La jènde córe, quasci tutta, a branghi.
Se rvéni, rpenzerai a la giovinezza.
Ce cundirìmo li capelli vianghi.
Ogghj non se camina, c’è lu tramme.
Righi, da un póstu all’addru, in u’ mmomendu.
Putrìsti anghe fa’ a meno de le gamme.
Inzoma, se sta vè’. Io sò condéndu.
Adesso vasta ! vòjo èsse singèru.
Co’ la rajo’, lu còre non se mbròja.
Lo sai ? ha slargato anghe lu cimiteru…..
E, quarghe òrda, aho’, me vène vòja.

Roberto Cherubini

Lorenzo Marconi

Letizia Evangelisti



Complimenti a Cherubini e all’amministrazione comunale per questa importante intitolazione.. Torresi figura leggendaria e seria insieme al fratello..
Tanti anni fa volevamo come amministrazione contribuire alle loro opere.. lui si rifiutò di avere soldi pubblici lasciandoli per chi non aveva più bisogno..
Questa intitolazione non può che far felice chi ha conosciuto Franco Torresi e chi Franco (e il fratello Enzo che lo ha sempre affiancato) potrà conoscere attraverso le sue pubblicazioni, i suoi scritti e i racconti sulla sua attività politica e culturale, che ha segnato la città negli ultimi decenni del secolo scorso. A me piace ricordarlo per l’attenzione che con il fratello Enzo dedicava a noi più giovani che frequentavamo la loro Libreria Einaudi e i loro banchetti di libri alle Feste de l’Unità e le loro iniziative sulla storia della città, che arricchivamo continuamente la nostra biblioteca di casa acquistando da loro libri a rate, che abbiamo prenotato ad occhi chiusi e poi avidamente letto e consultato i volumi de “La città sul palcoscenico” … E per quest’ultima opera non posso che ringraziare Franco una volta di più, perché senza il suo documentatissimo studio sul teatro e le due Società Filodrammatiche dell’Ottocento, chissà quante difficoltà in più avrei avuto poi a scrivere il mio pubblicato ora su “Studi Maceratesi”. Grazie Franco, sarà un vero piacere frequentare la tua e nostra terrazza della Biblioteca ricordandoti sempre con grande affetto.