Delitti contro le imprese,
il report di Confartigianato:
«Pesano i nuovi reati informatici»

ECONOMIA - I dati del quinquennio 2019-2023. Macerata è la provincia più stabile con un aumento del 6,6%. Ad Ascoli Piceno sono saliti del 23,3% e nel Fermano del 25,1%. Appello di Mengoni per la prevenzione

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Enzo Mengoni, presidente di Confartgianato

Criminalità economica, Confartigianato presenta il report sui delitti contro le imprese: pesano i nuovi reati informatici. L’appello dell’associazione di categoria è rivolto alla prevenzione.

Dai dati, viene infatti evidenziato come «in un contesto segnato da forte incertezza e instabilità geopolitica internazionale, le imprese si trovano a dover fronteggiare anche sfide sul tema sicurezza». Dai più recenti dati diffusi dall’associazione emerge come nel quinquennio 2019-2023 i delitti contro l’attività d’impresa sono sostanzialmente in crescita in un po’ tutti i territori in Italia, anche nelle province di Macerata, Ascoli Piceno e Fermo.

I dati proposti dall’associazione fanno seguito al monitoraggio dell’Istat dei delitti denunciati dalle forze di polizia all’autorità giudiziaria e comprendono i furti, le rapine, le estorsioni, la contraffazione e la violazione della proprietà intellettuale, la ricettazione, il riciclaggio, l’usura, i danneggiamenti e il contrabbando, oltre ai reati informatici.

Da sottolineare, comunque, che sono proprio i reati informatici a far salire i dati circa la più generale criminalità economica, in anni in cui le nuove tecnologie hanno fatto un grande balzo in avanti e la loro fruizione ha spostato i malintenzionati verso truffe e raggiri telematici. Non sempre di facile contrasto. Andando sull’analisi nazionale di Confartigianato: «In provincia di Ascoli Piceno – si legge nel report di Confartigianato -, i delitti denunciati sono saliti del +23,3% dal 2019 al 2023, con l’incidenza che segna 11 denunce ogni 100 unità locali di impresa (dato 2022). I delitti informatici hanno visto un incremento nel quinquennio del +104,3%: nel 2023 sono il 43,8% del totale. In provincia di Fermo, i delitti denunciati sono saliti del +25,1% dal 2019 al 2023, con l’incidenza che segna 12 denunce ogni 100 unità locali di impresa (dato 2022). Da segnalare, inoltre che è stata registrata una flessione di -0,4% nell’ultimo anno di riferimento. I delitti informatici hanno visto nel quinquennio un incremento del +117%, nonostante una leggera flessione (-8,1%) nell’ultimo anno di riferimento: nel 2023 sono il 43,5% del totale».

Nel Maceratese c’è una tendenza più strutturale e stabile nel tempo, «con i reati che sono saliti dal 2019 al 2023 del +6,6%. Si segnalano 10 denunce ogni 100 unità locali di impresa (dato 2022). I reati informatici sono cresciuti nel quinquennio del +57,9% nonostante una leggera flessione (-1%) nell’ultimo anno di riferimento: nel 2023 sono il 49,8% del totale. Guardando proprio ai reati informatici, le tre province sono sopra la media nazionale (del 45,5%) e regionale (56%) in fatto di crescita di delitti negli ultimi cinque anni di riferimento. Un focus particolare va fatto circa l’esposizione al fenomeno della contraffazione, che vede le Marche come seconda regione in Italia per incidenza, dopo la Toscana».

Nell’analisi provinciale (dati fine 2024) «Ascoli Piceno conta 555 imprese esposte, il 3% del totale; 341 imprese artigiane esposte, il 6,9% del totale e il 30,3% sul manifatturiero. Per Fermo ci sono 1.979 imprese esposte, l’11,7% del totale; 1.281 imprese artigiane esposte, il 23,3% del totale e il 63,1% sul manifatturiero. Seconda provincia in Italia. E per Macerata, 1.429 imprese esposte, il 4,7% del totale; 946 imprese artigiane, il 10,6% del totale e il 38,9% sul manifatturiero. In Italia le imprese esposte sul totale sono il 2,3% e il 5,6% quelle artigiane (nelle Marche, rispettivamente 4,4% e 10%)».

«La sicurezza è un bene pubblico essenziale per la libertà economica – le parole di Enzo Mengoni, presidente territoriale Confartigianato Macerata, Ascoli e Fermo – con le imprese artigiane e le micro e piccole imprese che sono spesso le più esposte agli atti criminali, soprattutto per quel che riguarda i reati di tipo informatici. Le nuove tecnologie sono entrate con forza nei processi produttivi e purtroppo ancora non tutti gli imprenditori hanno gli strumenti e le conoscenze giuste per decifrare possibili truffe o raggiri online. Per questo è utile mantenere alta l’attenzione e fare prevenzione e continuare con la stretta e proficua collaborazione che portiamo avanti tra mondo produttivo e forze dell’ordine, queste ultime sempre molto attente e presenti, operando con grande competenza».

«La criminalità economica – tradizionale e digitale – rappresenta oggi una minaccia trasversale allo sviluppo, alla fiducia e alla libertà d’impresa. In particolare, il cybercrime è un fenomeno crescente, con un impatto sempre più diretto sulle micro e piccole imprese: accessi abusivi a sistemi informatici, frodi online, furti di identità digitale e ransomware rappresentano pericoli concreti per la continuità operativa e la reputazione delle aziende. È utile, quindi, sostenere politiche di prevenzione e formazione sulla sicurezza digitale e promuovere interventi legislativi e fiscali che incentivino le imprese a investire in strumenti di protezione fisica e informatica. Sotto questo aspetto, abbiamo accolto positivamente il Bando Sistemi Sicurezza 2025 della Regione Marche, una misura che ci auguriamo venga ampliata anche a tutti i campi della sicurezza».

Quanto alla storica problematicità della contraffazione di prodotti Made in Italy, per Mengoni «la legalità non è un tema astratto: è il presupposto per garantire equità, concorrenza leale, attrattività e sviluppo sostenibile. Solo in un contesto sicuro e regolato le imprese possono crescere, innovare e creare valore per la comunità. Confartigianato continuerà a tutelare il 100% Made in Italy, rimanendo presidio attivo di legalità economica, a tutela del lavoro, delle persone e delle imprese del nostro territorio. Il Made in Italy non è solo un valore etico, ma rappresenta un asset strategico per la competitività e l’attrattività dei territori».


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