Il grazie di Dante Ferretti a Pasolini:
«E’ stato il mio maestro
ma mi ha sempre dato del lei»

INTERVISTA al tre volte premio Oscar che ha lavorato fianco a fianco con il regista e scrittore ucciso cinquanta anni fa: «Per me ha fatto tanto e ha lasciato tracce profonde nel mio mestiere» Nel libro "Bellezza imperfetta", a cura di David Miliozzi, i ricordi dello scenografo

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Pier Paolo Pasolini e Dante Ferretti

di Alessandra Pierini

«Pasolini ed io ci siamo sempre dati del lei». E’ in queste parole di Dante Ferretti l’essenza del rapporto con Pier Paolo Pasolini. A fianco della incredibile sinergia e dell’empatia con cui lavoravano, il rispetto profondo tra artisti del cinema, uno all’epoca già conclamato, Pasolini appunto e l’altro, Dante Ferretti, allora poco più che un ragazzino, all’inizio della sua splendente carriera da scenografo ma in cui il maestro aveva già riconosciuto il talento, prevedendo per lui un futuro di successo che si è poi concretizzato, forse superando anche ogni più alta aspettativa.

Dante Ferretti ha infatti poi ottenuto ben tre Oscar, infiniti riconoscimenti e uno straordinario successo. E in virtù di un moto di gratitudine, dopo aver pubblicato un libro in cui racconta la sua vita straordinaria, lo scenografo ha voluto concretizzare la sua gratitudine per il maestro Pasolini in “Bellezza imperfetta. Io e Pasolini” a cura di David Miliozzi. E come ogni storia che riguarda Ferretti, inizia da Macerata, questa città che gli ha dato i natali ma «che non mi riconosce, non mi fa lavorare»

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Dante Ferretti e David Miliozzi fianco a fianco per la stesura del libro “Bellezza imperfetta. Io e Paolini”

Come ha conosciuto Pier Paolo Pasolini?
«A Macerata studiavo all’istituto d’arte. Di notte gli rubavo i soldi a mio padre e di pomeriggio, anziché studiare andavo a vedere tre film al giorno. Mi piaceva il cinema. E’ stato Umberto Peschi a suggerirmi di diventare scenografo e a spiegarmi cosa fosse la scenografia. Chiesi allora a mio padre di andare a Roma per studiare all’Accademia di belle arti. Mio padre mi disse “ma come? Vieni sempre bocciato”. Mi misi allora a studiare per due mesi, fino all’esame di maturità. Così, per una specie di miracolo, ottenni la promozione, persino in ginnastica, e il permesso di andare a Roma. A Roma facevo pratica dall’architetto Aldo Tomassini Barbarossa di Macerata. Un pomeriggio un produttore lo chiamò e gli propose di lavorare ad un film che avrebbero girato contemporaneamente ad Ancona. Io pensai. “Me ne sono andato dalle Marche per fare il cinema e ora invece devo tornare nelle Marche per fare cinema”. Durante quella esperienza conobbe Luigi Scaccianoce, uno dei migliori scenografi d’Italia, e come suo assistente lavorai ad alcuni film di Pasolini tra cui “Il vangelo secondo Matteo”. Nonostante fossi un assistente, Pasolini si rivolgeva a me per mandare avanti le cose più che a Scaccianoce».

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Il bozzetto del Decameron realizzato da Ferretti, come molti altri, fu riprodotto in maniera incredibilmente fedele nella realtà

Poi Pasolini la volle anche in Medea con Maria Callas.
«Appena rientrato da Ponza per lavoro, stavo per partire con un mio amico per andare a Fregene. Era un sabato. Salito in macchina mi accorsi di aver dimenticato il costume da bagno, così tornai a casa a prenderlo. Proprio in quel momento mi arrivò la telefonata del produttore Franco Rossellini che mi avvisava di prepararmi in fretta per andare in Cappadocia a scegliere con Pasolini le location di Medea. Io non sapevo neanche dove fosse la Cappadocia ma partii e appena arrivato mi misi subito al lavoro. Dopo quel film mi volle sempre al suo fianco fino alla fine».

Com’era il rapporto tra voi?
«Ci siamo sempre dati del lei, ma era molto gentile e mi ha insegnato moltissimo. Lui mi dava grande fiducia e ascoltava i miei suggerimenti e le mie indicazioni. Siamo andati molto d’accordo e siamo stati vicini fino a girare Salò o le 120 giornate di Sodoma».

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La scena del Decameron girata da Pasolini come interprete

Come ricorda il giorno della morte di Pasolini nel 1975?
«Ricordo che una persona cara mi ha detto che era stato ammazzato. Ho provato un dolore fortissimo per quello che mi aveva insegnato, per quello che mi aveva dato nel cinema. E’ sempre stato una persona stupenda. E’ grazie al lui che è iniziata questa mia avventura».

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La copertina del libro

Come mai ha deciso di scrivere un libro su di lui?
«Ne ho sentita la voglia per ricordare tutto ciò che ha fatto, per le tracce che ha lasciato nel mio mestiere, perché mi ha presentato Fellini. Sentivo il dovere di ricordarlo. Mi ha aiutato David Miliozzi, abbiamo lavorato molto insieme per ricostruire il nostro rapporto».

Il suo libro si intitola “Bellezza Imperfetta”. Cosa vuol dire?
«Pier Paolo Pasolini diceva che tutte le cose perfette erano sbagliate, sembravano finte, diceva che nella vita bisogna fare degli errori. Tutto ciò che è imperfetto è naturale perciò mai fare cose perfette E’ stato un suo pensiero che io ho subito accettato e fatto mio. Così – dice con ironia – quando sbaglio posso dire l’ho voluto fare apposta per fare cose imperfette».

***

“Bellezza imperfetta. Io e Pasolini”, il nuovo libro del tre volte premio Oscar marchigiano Dante Ferretti, esce a a 50 anni dall’omicidio del più grande intellettuale italiano del ‘900  Questo libro emozionante e pieno di ricordi, curato da David Miliozzi, è corredato da immagini esclusive, in cui bozzetti e fotogrammi di film che hanno fatto la storia del Cinema scorrono l’uno di fianco all’altro senza soluzione di continuità. Un diario intimo in cui il Maestro Dante Ferretti racconta per la prima volta tutta la sua riconoscenza e il suo amore verso Pier Paolo Pasolini, il suo primo indimenticabile Maestro. Un incontro straordinario, che segnerà il giovane Dante per sempre e che resterà nel suo cuore per tutta la sua incredibile carriera, da Cinecittà a Hollywood, fino alla vittoria dei suoi tre premi Oscar, consacrandolo, secondo le parole di Leonardo DiCaprio, come “il più emblematico scenografo della sua epoca, forse il più grande scenografo della storia del Cinema”.

 


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