Carlo Magno nell’occhio del ciclone,
la petizione di parrocchiani e storici:
«Facciano i loro studi ma altrove»

IL CONFRONTO - La richiesta arrivata dal vescovo di Fermo è stata determinante per l'espulsione del Centro Studi Giovanni Carnevale. Agli antipodi le posizioni degli interessati, i frequentatori della chiesa parlano di spazio requisito ma in amministrazione non si ricordano lamentele. L'assessore Cesca: «Non sono decisioni nostre ma della diocesi»

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L’abbazia di San Claudio

di Marco Ribechi

Epurazione di Carlo Magno da San Claudio, diverse visioni tra parrocchiani, storici e amministrazione.

Continuano ad essere tesi come una corda di violino gli equilibri nella frazione di Corridonia dove è stato dato il ben servito al Centro Studi Giovanni Carnevale, accusato da una parte dei parrocchiani di essersi indebitamente appropriato del piano superiore della chiesa, occupandolo senza autorizzazione (leggi l’articolo).

Molte e complesse le dinamiche che vedono coinvolte a più livelli i frequentatori della parrocchia, la comunità di storici, le varie amministrazioni che si sono succedute negli ultimi anni, la diocesi e, ovviamente, anche il parroco dell’Abbazia.

Da un lato c’è chi dice che la presenza del centro studi non ha danneggiato l’immagine e la fruibilità del monumento, dall’altra invece c’è chi la ritiene eccessivamente invadente e immotivata, considerando la sua attività di studio e divulgazione all’interno di un edificio religioso.

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Monica Sagretti

Ad accendere la miccia determinante per la decisione di monsignor Rocco Pennacchio sarebbe stata una petizione proposta da cinque portavoce e firmata da 112 parrocchiani e 110 persone legate alla ricerca storica, sia professori che semplici amatori.

Tra questi ci sarebbe anche Alessandro Barbero, raggiunto per mail, Florian Hartmann, medievalista di Aachen, e il poeta Umberto Piersanti, in passato accostato al premio Nobel e da sempre esperto di storia.

Ad onor del vero la petizione con le relative firme risulta già protocollata all’archivio dell’arcivescovado di Fermo dove resterà per 50 anni in camera caritatis. Al momento non è quindi possibile visionarla se non su richiesta al vescovo, ma i promotori assicurano che fosse una semplice lettera, pur rifiutandosi di fornirne il testo perché scrittura privata.

«Non c’è nessun accanimento contro il Centro Studi che può continuare a svolgere le proprie ricerche – spiega Monica Sagretti, tra i cinque promotori della petizione ed ex assessore della giunta Cartechini – ma non nella chiesa simbolo della nostra comunità parrocchiale. Queste persone hanno requisito lo spazio del piano superiore apportando modifiche in maniera esclusiva, senza dialogo con la comunità. Parlano di migliorie ma non avevano nessuna autorizzazione da parte della soprintendenza».

Le citate installazioni riguarderebbero i corrimano in ferro battuto lungo le scale esterne, i cestini della spazzatura e i posacenere, il cancelletto per chiudere la torre al pubblico. «Ci offendono anche con le loro parole, non è possibile un dialogo – prosegue Sagretti – non vogliamo fare una sala giochi come sostengono, anzi ben vengano le iniziative culturali ma concordate tra tutti. Soprattutto vogliamo restituire dignità allo spazio sia da un punto di vista della sacralità che da quello storico».

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Massimo Cesca

Bisogna ricordare che l’Abbazia di San Claudio è monumento nazionale dal 1902 ed è tra le principali attrazioni di interesse storico presenti sul territorio.

«Premetto che non è intenzione dell’amministrazione entrare nel merito di decisioni che riguardano la diocesi – spiega l’assessore al turismo Massimo Cesca – Indubbiamente San Claudio è una delle testimonianze più imponenti del romanico nelle Marche. Dal mio punto di vista tutto ciò che contribuisce a diffonderne notorietà è accolto in maniera positiva ed esprimiamo gratitudine a tutti coloro che dimostrano interesse.

Le questioni specifiche però riguardano la diocesi, noi come Comune puntiamo sul rilancio turistico e per questo è stato costruito tramite bando anche un hub davanti alla chiesa che sarà legato al cicloturismo. Lo inaugureremo a breve, sicuramente entro la fine dell’anno».

Anche dal punto di vista delle presenze turistiche però gli animi sono divisi: «Sostengono di portare turisti a San Claudio – prosegue Sagretti – niente di più falso. I turisti sono sempre venuti, loro li intercettano con le tesi strampalate e fanno proselitismo, vendendo anche i libri nello spazio della chiesa. Dal nostro punto di vista dovrebbero farlo in altre sedi».

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La vice sindaco Nelia Calvigioni con la sindaca Giuliana Giampaoli

Questo non è esattamente il ricordo dell’ex sindaco Nelia Calvigioni, oggi vice sindaco, che al tempo diede la cittadinanza onoraria a Giovanni Carnevale (leggi l’articolo).

«Ne sono orgogliosa – spiega Calvigioni – era una grande persona come insegnante, come sacerdote e come studioso. Se a distanza di 50 anni i suoi studenti parlano ancora bene di lui un motivo ci sarà. Lui amava San Claudio e credo che le sue ricerche abbiano fatto la differenza nella quantità di visitatori giunti nell’Abbazia, mi sembra difficile negarlo come sono evidenti anche le migliorie apportate. Sinceramente apprendo solo ora dei dissapori con la comunità, non ne avevo mai sentito parlare».

Anche sull’insediamento all’interno della chiesa da parte dell’associazione la Calvigioni ha una visione differente: «Non credo che abbiano buttato giù la porta con la forza e cambiato la chiave – spiega l’ex sindaco – evidentemente se non c’era un permesso ufficiale almeno c’era il beneplacito, altrimenti sarebbero stati cacciati con largo anticipo. Ricordo quando è stata apposta la targa marmorea (leggi l’articolo), ero presente ma non eravamo lì in veste ufficiale. Pensavo ci fosse l’autorizzazione necessaria anche da parte della diocesi ma oggi non saprei dire se fosse effettivamente così».

All’epoca dei fatti il Centro Studi Giovanni Carnevale ancora non esisteva poiché è stato fondato il 21 marzo del 2023. Esisteva però il Centro Studi San Claudio al Chienti con presidente Alberto Morresi, a cui Carnevale per libertà di pensiero non si era mai iscritto. Domenico Antognozzi invece era un semplice membro senza alcuna voce in capitolo sulle decisioni prese, tantomeno sulla targa che lui stesso reputava eccessiva.

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Augusto Andreoli

 Diverso ancora è il punto di vista degli storici firmatari della petizione: «Non vogliamo essere oscurantisti – spiega Augusto Andreoli – però non possiamo accettare queste tesi che contraddicono ogni verità storica. Non ci sono dubbi sulle vicende di Carlo Magno, è tutto spiegato e non serve ricorrere alla fantasia.

Per noi è inaccettabile che degli pseudostorici occupino un monumento nazionale con le loro tesi senza fondamento. I visitatori che vogliono ammirare l’architettura del luogo non devono essere assaliti con idee che non sono dimostrate. Possono fare le loro ricerche ma non è corretto che abbiano la loro sede proprio in quello spazio».

Durante un convegno a Montecosaro il gruppo di storici e il gruppo di parrocchiani ai ferri corti con il Centro Studi sono entrati in contatto: «In quel momento abbiamo pensato di diffondere la petizione – prosegue Andreoli – non c’è niente di segreto o di poco chiaro, semplicemente abbiamo unito gli intenti e il vescovo ha finalmente ascoltato le lamentele che erano nell’aria già da anni.

Tra l’altro le motivazioni per l’espulsione dalla chiesa riguardano il diritto ecclesiastico, è scritto nella lettera che il vescovo ha inviato al parroco che a sua volta sposa le tesi di Carnevale».

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L’Urban Hub che presto sarà inaugurato a San Claudio

A questo punto i giochi sembrano ormai fatti: il Centro Studi è stato espulso e solo il vescovo potrà in caso fare ulteriore chiarezza sull’accaduto.

Non resta che aspettare e vedere se l’effettiva rimozione degli ospiti indesiderati sarà un bene o un male per una frazione che dovrà riorganizzarsi per ricevere turisti e mantenere visitabile il piano superiore della chiesa. Anche senza Carlo Magno.

Forse l’imminente assegnazione e apertura del nuovo punto di informazione turistica potrà placare le acque una volta per tutte e dare il giusto riposo al re dei carolingi nel suo tumulo, ovunque esso si trovi.

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