«La fiera dimezzata è morta,
va completata o si deve variare.
Non facciamo l’autogol di perdere la Lube»
CIVITANOVA - Giorgio Medori ripercorre la vicenda del "Cuore Adriatico" e del palazzetto. E sugli spazi espositivi: «Ormai quelli più vicini sono a Fermo che organizza tutti gli ex eventi civitanovesi»

Giorgio Medori
«Una fiera dimezzata è una fiera morta, ora la città non faccia un autogol perdendo la Lube. Rifletta piuttosto sugli spazi espositivi, o si completi la fiera o si pensi a variare il tutto». Giorgio Medori, ingegnere, interviene sul dibattito sorto a seguito delle parole di Fabio Giulianelli, patron della Lube, commentate poi dall’esponente del Pd Giulio Silenzi per riportare l’attenzione sulle strutture frutto della variante “Cuore Adriatico”. Medori ripercorre la variante che aveva l’obiettivo di «realizzare la fiera allo scopo di arricchire il distretto commerciale di una attrezzatura di livello superiore a quella esistente in centro, nella quale si sarebbero potute svolgere manifestazioni di qualsiasi tipo. Tutta l’unità minima di intervento nasceva come “Cuore Adriatico” – ricorda Medori – con la progettazione di 11.500 metri quadrati di fiera insieme ad altre opere urbanistiche da cedere al Comune nelle immediate vicinanze del casello autostradale. Tralasciando le vicende delle polizze fideiussorie false della ditta poi fallita che ha realizzato il centro commerciale, la politica ha poi cambiato il progetto dimezzando la nuova fiera di 11.500 mq con la costruzione del nuovo palazzetto dello sport su 6.380 mq che avrebbe ospitato la Lube “in fuga” da Macerata. Agli 8 milioni iniziali per la fiera, si aggiungevano gli ulteriori costi di costruzione, circa 3 milioni di euro per il palazzetto. Questi ultimi sono stati addebitati alla collettività che indubbiamente ha tratto un grande beneficio dal nome della città portato in Europa ed in Italia oltre all’indotto creato con la squadra di pallavolo di livello europeo». E questa è storia nota, ma quasi mai invece si parla della fiera, poi tramutata in Covid hospital durante l’emergenza pandemica e con il suo intervento Medori intende proprio sollecitare la riflessione su quella struttura e sui suoi utilizzi futuri: «la fiera in pratica è morta perché dimezzata. Gli spazi espositivi più vicini, addirittura privati, si trovano a Fermo che organizza tutti gli ex eventi civitanovesi. Da presidente dei tecnici locali ho organizzato nella vecchia fiera per molti anni innumerevoli convegni per la mostra dell’edilizia e sono rimasto sorpreso come la “politica” abbia abbandonato questo settore sostituendolo con lo sport “Lube”. Senza entrare nelle diatribe “Silenzi-Giulianelli”, condivido i commenti dell’avvocato Bommarito e dell’ex presidente della Fondazione Carima Franco Gazzani: la città, realizzato il palas non dovrebbe fare un autogol perdendo la “Lube” ma dovrebbe riflettere se sia importante ripensare gli spazi espositivi dimezzati con l’eventuale completamento della fiera, come auspico, o addirittura cancellare o variare il tutto?».
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ttps://www.cronachemaceratesi.it/2024/07/05/giunti-stregato-dal-progetto-lube-calcio-qualcosa-di-mai-visto-prima-foto/1873481/
La eliminazione della fiera di Civitanova , è stato un errore gravissimo , lo scrissi sul Resto del Carlino a suo tempo , come rappresentante CNA.Ebbi diversi incontri con l’amministrazione del tempo , tutti dicevano che era inutile avere una fiera di quelle dimensioni a Civitanova. Oggi l’economia locale ne subisce le conseguenze.
La consueta lucidità di Giorgio Medori nel ricostruire la vicenda del palazzetto, legata alla distruzione dell’ipotesi di una fiera degna di questo nome ed anche, per altri versi, alla bufala del center covid.
Sarebbe interessante, visto che non parliamo di preistoria, andare a ricostruire come le amministrazioni dell’epoca, di centro destra e di centro sinistra, si raccordarono con Mattucci per tutte queste stsoriacce, pur conoscendone perfettamente la caratura criminale (n.b.: non sono parole mie, risultano in un atto ufficiale).
La mia impressione è che proprio in quell’epoca sia dilagata la deriva politico-affaristica, certamente già in essere, che ha portato alla attuale situazione politica civitanovese, sempre più permeabile sia a livello burocratico e istituzionale ed oggi completamente sfuggita di mano.
Oggi il pallino in mano ce l’ha chi ha tanto soldi da riciclare, soprattutto la ‘ndrangheta, e ha trovato a Civitanova l’ambiente ideale per farlo. La gente è impaurita e le istituzioni fanno finta di niente, mentre un fiume di cocaina invade la città.
Io mi ricordo che andavamo all’iper attaccato alla superstrada. A parte il fatto che come ipermercato era molto più conveniente di Conad (ormai quasi a monopolio)mi sono sempre chiesto il perché costruire un altro centro commerciale a 500 metri? I negozi si sono trasferiti immediatamente lasciando la struttura vuota e non riuscivo a capire il perché. Col passare del tempo si riesce a capire i danni che hanno fatto la politica,la criminalità e il loro malaffare. Sulla struttura fatta in fretta e furia per il covid vale la stessa cosa, bisognava farla perché gli ospedali erano pieni e basta. Ora è vuota e con macchinari utili e costosi abbandonati.
Da notare anche il fallimento di numerose piccole imprese e delle due consorelle nell’appalto