La vasca di Prato è tornata.
«Progetto di valorizzazione
secondo l’idea dell’arte ambientale totale»
MACERATA - Rubata nel dicembre 2023 è riapparsa nei giorni scorsi ad una festa. Ora si trova nello spazio messo a disposizione del Comune, con gli altri lavori del cavaliere, curato da Francesco Ruggiero: «Vogliamo portare al maestro il riconoscimento che merita»

La vasca è stata riportata
La vasca del cavalier Franco Prato è tornata. Dopo che la scorsa domenica qualcuno si era accorto della presenza dell’iconica vasca con la scritta Alex Britti ad una festa (ed era uscito un articolo su Cronache Maceratesi) chi ne era entrato in possesso si è prontamente attivato per restituirla. Ora si trova nello spazio che il comune di Macerata ha messo a disposizione per le opere di Prato a Piediripa (il parco della fantasia creato da Prato è stato smantellato per consentire i lavori per il sottopasso ferroviario di via Roma).

Il cavalier Franco Prato
La vasca è stata dunque rubata tre volte nel corso degli anni (l’ultima intorno al 20 dicembre 2023) e ora restituita per la terza volta. Intanto prosegue il progetto per realizzare uno spazio per far conoscere l’opera di Prato (scomparso il primo dicembre del 2022). Curatore è Francesco Ruggiero che nel corso della sua quarantennale carriera è stato curatore di numerose mostre di livello nazionale e internazionale. Tra queste la Biennale delle accademie italiane di cui sta organizzando la terza edizione, la seconda si era svolta alla Reggia di Caserta. E proprio lì, nel 2012, Ruggiero aveva conosciuto Prato.
«Un personaggio straordinario, amante soprattutto del lavoro di Joseph Beuys dell’arte totale – dice Ruggiero -. Nel progetto è prevista la realizzazione di quello che avviene nelle accademie di Belle arti, una estensione attenta alla scuola di scultura dell’Accademia di Belle arti di Roma (coinvolta nel progetto, ndr) e di Macerata. Ci stiamo lavorando da tre anni, sono corsi di formazione teorico-pratici, aperti a tutti. Su questo tema di arte totale vogliamo coinvolgere gli artisti e soprattutto gli studenti per realizzare le proprie opere. Positivo il primo passo: le opere del maestro Prato non sono state smantellate. Per ora c’è la fase di contenimento, poi c’è da sistemare e mettere a sistema e a regime un materiale storico fotografico sulle opere che ha Javier Stacchiotti e da lì costruire intorno alla figura di Franco Prato, come riferimento di parte di una componente molto forte nel mondo legata a Beuys e non solo, per portare al maestro Prato il riconoscimento che merita». Uno degli esperimenti che potrebbero guidare l’esposizione è quella dell’arte ambientale totale sull’esempio di quanto fatto nella città tedesca di Kassel.
(redazione CM)
La vasca del cavalier Prato ricompare ad una festa: «Chiediamo venga restituita»
La vasca del cavalier Prato lasciata al centro di una rotatoria
Sparita la vasca del Cavalier Prato, l’aveva dedicata ad Alex Britti
La vasca di Alex Britti torna al Parco della Fantasia “L’avevano rubata, si sono pentiti”
E’ morto il cavalier Prato, l’eclettico “tramandatore” Inventò il Parco della fantasia
Pettinari intitolò i nuovi ponti della provincia ai Pontefici, Parcaroli intitoli il sottopasso al Tramandatore Cavalier Prato
Era la patria di Leonardo e Michelangelo… che finaccia
Se Leonardo, Michelangelo e ci metto pure Raffaello, fossero nati a Macerata avrebbero fatto gli stradini, naturalmente dopo aver superato il concorso. Sarebbe stato meglio per loro fossero nati a Civitanova dove tre sciabicotti (pescatori da terra con rete a strascico tirata manualmente)avrebbero perlomeno respirato aria marina. Macerata è una città tristissima e il Cavalier Prato vi regalava almeno colore e allegria.
La domanda sorge spontanea: un bidet Debussy sarebbe arte in cerca di curatore?
Una faccia da ca.zzo sarebbe arte ma non deve assomigliare ad una faccia da c.ulo.
Prato un grande.
La sua idea e’ geniale.
Ma se l’arte può ora essere soltanto rifiuto di una società mafiosa, servile, opportunista, volgare e materialista, cosa ha a che fare con le scuole e i professori, con le accademie e le università, con le chiacchiere vacue, tristemente ridicole e ridicolmente tristi dei critici d’arte?