
L’avvocato Giuseppe Bommarito
di Giuseppe Bommarito*
Il questore Luigi Silipo ci saluta dopo una troppo breve permanenza a Macerata che inizialmente, dato il suo prestigioso curriculum, lasciava ben sperare circa il contrasto alle piaghe principali della nostra zona: la diffusione della droga e la colonizzazione in atto del territorio provinciale da parte della criminalità organizzata di varia estrazione italiana e straniera, che ricicla a tutto spiano.
Ha fatto in tempo però a ristrutturare profondamente la Squadra Mobile (brillantemente diretta dal commissario capo Anna Moffa), ad annunziare l’arrivo di altri quindici agenti (comunque troppo pochi rispetto alle esigenze e ai buchi di organico) e – chiudendo con il botto – a concludere una importante operazione a Porto Recanati, che ha portato al sequestro di un grosso quantitativo di sostanza stupefacente contenuta in diversi borsoni, quasi sessanta chili di droga confezionata in panetti, tra hashish e marijuana, valutabile, ai prezzi di mercato, in centinaia di migliaia di euro, e al fermo per detenzione e spaccio del detentore di un siffatto “tesoro”, originario di Casette Verdini di Pollenza ma da qualche mese dimorante sulla costa in un appartamento di cui poteva servirsi.

Al centro il questore Luigi Silipo e la comandante della Squadra mobile Anna Moffa
L’uomo fermato, subito trasferito al carcere di Montacuto, si è professato innocente, sostenendo di essersi reso disponibile a custodire i borsoni un po’ perché costretto un po’ per cercare di recuperare, quale compenso per l’essersi messo a disposizione, dei soldi investiti per un lavoro che poi non si era concretizzato. Ma nell’appartamento sono stati trovati anche più di seimila euro nonché l’attrezzatura per confezionare i panetti di droga, un coltello, una pistola scacciacani e alcuni proiettili, e tutto ciò rendeva poco credibile la tesi difensiva, tanto che il Gip Bonifazi non ha potuto fare altro che convalidarne l’arresto, pur spedendo il depositario di così tanta droga (di certo non uno spacciatore) ai domiciliari come misura cautelare.
L’uomo, incensurato, era attenzionato da circa un mese a mezzo di scrupolosi pedinamenti e appostamenti, evidentemente a seguito di una soffiata ben fatta arrivata agli uomini della Polizia di Stato e poi verificata e sviluppata con la dovuta attenzione.
Nulla è stato detto, nella conferenza stampa tenuta subito dopo l’operazione dal Questore, circa la provenienza di un così ingente quantitativo di hashish e marijuana, ma informazioni assunte nell’ambiente dello spaccio maceratese danno per certo che, come nel caso del recente sequestro di sostanze avvenuto a Macerata in corso Cairoli, si tratti di droga facente capo ai componenti della conosciuta famiglia albanese che, con la cogestione un socio italiano (tutti “noti a questo comando”, come recita una famosa espressione del gergo burocratico), gestisce da anni il traffico di droga a Macerata e dintorni.
Nel frattempo, sempre a Macerata, sta avvenendo un fatto nuovo. A contrastare la leadership dei gruppi marocchini che da sempre sono predominanti nello spaccio di hashish, si sono infatti insediati negli ultimi tempi un paio di bande egiziane, che, per conquistare il mercato, si muovono ognuna per conto suo e offrono il prodotto (che arriva loro prevalentemente da Milano e da altre città della Lombardia, Piacenza in primis), anche agli albanesi, in grandi quantitativi e ad un prezzo ridotto.

Scontro in via Roma
Insomma, si è scatenata una forte lotta concorrenziale, in primo luogo tra gruppi di egiziani per stabilire chi meglio riesce a piazzare l’hashish nel territorio maceratese. Da qui gli scontri degli ultimi tempi tra le rispettive manovalanze, che hanno avuto come teatro pure vie cittadine e che sono state motivate ufficialmente come contrasti scaturenti da motivazioni legate ad appalti lavorativi. Può darsi che qualche contrasto in tal senso vi sia (le imprese edili sono spesso usate come copertura da chi si muove nell’ambito delle cessioni di stupefacenti, e qualche lavoro quindi devono pur farlo per giustificare la loro esistenza), ma il motivo scatenante delle ultime violente zuffe è senza ombra di dubbio legato all’hashish, alle forniture, alla clientela da accaparrarsi per grandi quantità di prodotto tramite un prezzo più conveniente. Nella droga stanno i soldi veri, non certo in qualche piccolo appalto per la ristrutturazione di case e manufatti edili, specialmente ora che è finita la pacchia del superbonus 110 per cento.
In secondo luogo, e ciò pure si ventila negli ambienti locali dello spaccio, l’entrata a gamba tesa degli egiziani nel traffico e nello spaccio di hashish e marijuana sta creando una forte tensione, ormai pronta ad esplodere, con i gruppi marocchini che in questo ambito di sostanze stupefacenti hanno sempre primeggiato, senza mai avere avuto, peraltro, contrasti di sorta. Ed ora si trovano a fare i conti con i nuovi arrivati provenienti dall’Egitto, una new entry pervenuta in maniera molto aggressiva nel mondo locale del traffico e dello spaccio, che non poteva certo passare inosservata. Facile prevedere qualche scontro abbastanza cruento in tempi relativamente brevi.
*Presidente Ass.ne “Con Nicola, oltre il deserto di indifferenza”
«I 58 chili di droga non sono miei, ero in difficoltà economiche: costretto a tenerla»
Borsoni con la droga nel salone, c’erano 58 chili di hashish e marijuana: arrestato un 35enne
E’ Gianpaolo Patruno il nuovo questore. Luigi Silipo ai saluti, andrà a Viterbo
Guerriglia in via Roma, sequestrate armi. Denunciati altri nove muratori
Mi dispiace per i giovani e per chi ci casca. Lo stato è praticamente assente, visto che tutti sanno da anni chi sono i responsabili
Ma se sono a corto di personale, perché non adottare ronde volontarie? Per me è la voglia che manca.
Ottima analisi di cosa sta accadendo
Ma come è stata ridotta la nostra "povera" Italia....vergognatevi tutti...da destra a sinistra.
E sarà sempre peggio
i cosiddetti ramini.
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…leggo albanesi, egiziani, marocchini…tutta gente del posto quindi!!! Maaa, gli egiziani qui sopra ‘mentuati’, saranno mica quelli che si sono presi a mazzate poco tempo fa per il lavoro!!? Mah, chissà… gv
Peppe, grazie per aver dato, a chi ha gli occhi aperti, la possibilità di vedere e di capire cosa sta succedendo a Macerata
…caspita…quattro pollici versi (per ora…), sempre più intelligentoni, mi pare, continuano a negare la schifosa realtà di quello che sta avvenendo in Italia, dove i nostri padri e madri, nonni e nonne, e non solo, hanno sputato il sangue per darcene una decente, dove poter lavorare e farsi una vita pulita, negare per presunta ideologia (di che, poi!!?) o per esclusivo gioco di parte (non sarà un pochino stupido!!?…tagliarsi le palline per far dispetto alla moglie!!!), la realtà di quel che sta avvenendo nel nostro paese e forse qui è meglio che mi fermi e non aggiunga altro, perché credo che potrebbe essere addirittura pericoloso per me. Bravi…medaglia d’oro al valor incivile!!! gv
Dopo la sostituzione del QUESTORE PIGNATARO la criminalità organizzata straniera si e’ riattivata in maniera massiccia non solo a MACERATA ma anche nella provincia.
L’ormai prossima uscita di scena del Questore Silipo – non saprei direi se voluta o no, ma propendo per la prima ipotesi – dimostra ancora una volta la scarsa considerazione che le istituzioni, anche quelle centrali, hanno nei riguardi della nostra provincia, ritenuta ancora una zona relativamente tranquilla, con l’unico problema dell’Hotel House, come qualche mese fa venne incredibilmente a spiegarci un saccente sottosegretario agli interni, in realtà del tutto all’oscuro della realtà provinciale.
Si nega tuttora contro ogni evidenza la presenza massiccia (sulla costa, ma anche nelle zone interne) di tutte le mafie italiane e straniere, la preminenza della ‘ndrangheta, il riciclaggio a 360 gradi che è sotto gli occhi di tutti, l’enorme movimentazione di denaro che è in atto (che non può essere il frutto di normali attività imprenditoriali).
Provate a chiedere a qualsiasi abitante di Civitanova Marche quale è la situazione attuale della loro città, quali e quante sono le enorme operazioni immobiliari di natura speculativa in corso, se siano e meno evidenti i legami di persone di malaffare con l’apparato politico e burocratico del Comune rivierasco, se sia sufficiente oppure largamente carente l’azione delle forze dell’ordine, se si avverta o meno la presenza e la potenza della mafia calabrese, se via sia o meno consapevolezza del fiume di droga, specialmente di cocaina, che scorre in città. Ebbene, sono sicuro che avrete risposte quasi sicuramente tutte dello stesso tenore.
Occorre quindi che i cittadini facciano sentire la loro voce e soprattutto che prendano coscienza della situazione in essere, della vera e propria colonizzazione che la criminalità organizzata (che compra di tutto a tutte le ore) sta effettuando nel territorio maceratese, grazie alla sottovalutazione e all’ignavia delle istituzioni.
Personalmente vengo talvolta accusato da qualcuno di drammatizzare la situazione a causa del mio vissuto (mio figlio – come è noto – è morto per una overdose). Voglio allora concludere con una frase di Giovanni Falcone: “Io credo che occorra rendersi conto che questa non è una lotta personale tra noi e la mafia. Se si capisse che questo deve essere un impegno -straordinario nell’ordinarietà – di tutti noi nei confronti di un fenomeno che è indegno di un Paese civile, certamente le cose andrebbero molto meglio”.
La situazione è drammatica, certo e come non potrebbe esserlo dato che ci mangiano tutti, “buoni” che vedono salire il “loro volume d’affari” così come i cattivi. Tema comunque molto complicato. Le istituzioni? Chissà se il problema non sussista anche al loro interno. Gratteri prendendo al volo la sciocchezza sui test ai magistrati, ennesima scempiaggine di questo governo, l’ha detta giusta:“I test ai magistrati? Facciamoli anche ai politici. E mettiamoci alcol e droga”
Alle forze dell’ordine dovrebbero essere conferiti maggiori poteri, ma come si fa se vengono eletti politici che devono essere sottoposti a procedimenti giudiziari?