A Macerata le guerriglie in strada
legate a faida per lo spaccio di marijuana.
Chi c’è dietro i 58 chili di droga

IL COMMENTO di Giuseppe Bommarito - Il sequestro di droga a Porto Recanati con l'arresto di un 35enne, che nega sia sua, porta ad una famiglia albanese e ad un socio di questa. Intanto sulla piazza gli egiziani starebbero cercando di prendere il mercato dello spaccio ai marocchini

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L’avvocato Giuseppe Bommarito

di Giuseppe Bommarito*

Il questore Luigi Silipo ci saluta dopo una troppo breve permanenza a Macerata che inizialmente, dato il suo prestigioso curriculum, lasciava ben sperare circa il contrasto alle piaghe principali della nostra zona: la diffusione della droga e la colonizzazione in atto del territorio provinciale da parte della criminalità organizzata di varia estrazione italiana e straniera, che ricicla a tutto spiano.

Ha fatto in tempo però a ristrutturare profondamente la Squadra Mobile (brillantemente diretta dal commissario capo Anna Moffa), ad annunziare l’arrivo di altri quindici agenti (comunque troppo pochi rispetto alle esigenze e ai buchi di organico) e – chiudendo con il botto – a concludere una importante operazione a Porto Recanati, che ha portato al sequestro di un grosso quantitativo di sostanza stupefacente contenuta in diversi borsoni, quasi sessanta chili di droga confezionata in panetti, tra hashish e marijuana, valutabile, ai prezzi di mercato, in centinaia di migliaia di euro, e al fermo per detenzione e spaccio del detentore di un siffatto “tesoro”, originario di Casette Verdini di Pollenza ma da qualche mese dimorante sulla costa in un appartamento di cui poteva servirsi. 

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Al centro il questore Luigi Silipo e la comandante della Squadra mobile Anna Moffa

L’uomo fermato, subito trasferito al carcere di Montacuto, si è professato innocente, sostenendo di essersi reso disponibile a custodire i borsoni un po’ perché costretto un po’ per cercare di recuperare, quale compenso per l’essersi messo a disposizione, dei soldi investiti per un lavoro che poi non si era concretizzato. Ma nell’appartamento sono stati trovati anche più di seimila euro nonché l’attrezzatura per confezionare i panetti di droga, un coltello, una pistola scacciacani e alcuni proiettili, e tutto ciò rendeva poco credibile la tesi difensiva, tanto che il Gip Bonifazi non ha potuto fare altro che convalidarne l’arresto, pur spedendo il depositario di così tanta droga (di certo non uno spacciatore) ai domiciliari come misura cautelare.

L’uomo, incensurato, era attenzionato da circa un mese a mezzo di scrupolosi pedinamenti e appostamenti, evidentemente a seguito di una soffiata ben fatta arrivata agli uomini della Polizia di Stato e poi verificata e sviluppata con la dovuta attenzione.

Nulla è stato detto, nella conferenza stampa tenuta subito dopo l’operazione dal Questore, circa la provenienza di un così ingente quantitativo di hashish e marijuana, ma informazioni assunte nell’ambiente dello spaccio maceratese danno per certo che, come nel caso del recente sequestro di sostanze avvenuto a Macerata in corso Cairoli, si tratti di droga facente capo ai componenti della conosciuta famiglia albanese che, con la cogestione un socio italiano (tutti “noti a questo comando”, come recita una famosa espressione del gergo burocratico), gestisce da anni il traffico di droga a Macerata e dintorni.

Nel frattempo, sempre a Macerata, sta avvenendo un fatto nuovo. A contrastare la leadership dei gruppi marocchini che da sempre sono predominanti nello spaccio di hashish, si sono infatti insediati negli ultimi tempi un paio di bande egiziane, che, per conquistare il mercato, si muovono ognuna per conto suo e offrono il prodotto (che arriva loro prevalentemente da Milano e da altre città della Lombardia, Piacenza in primis), anche agli albanesi, in grandi quantitativi e ad un prezzo ridotto.

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Scontro in via Roma

Insomma, si è scatenata una forte lotta concorrenziale, in primo luogo tra gruppi di egiziani per stabilire chi meglio riesce a piazzare l’hashish nel territorio maceratese. Da qui gli scontri degli ultimi tempi tra le rispettive manovalanze, che hanno avuto come teatro pure vie cittadine e che sono state motivate ufficialmente come contrasti scaturenti da motivazioni legate ad appalti lavorativi. Può darsi che qualche contrasto in tal senso vi sia (le imprese edili sono spesso usate come copertura da chi si muove nell’ambito delle cessioni di stupefacenti, e qualche lavoro quindi devono pur farlo per giustificare la loro esistenza), ma il motivo scatenante delle ultime violente zuffe è senza ombra di dubbio legato all’hashish, alle forniture, alla clientela da accaparrarsi per grandi quantità di prodotto tramite un prezzo più conveniente. Nella droga stanno i soldi veri, non certo in qualche piccolo appalto per la ristrutturazione di case e manufatti edili, specialmente ora che è finita la pacchia del superbonus 110 per cento.

In secondo luogo, e ciò pure si ventila negli ambienti locali dello spaccio, l’entrata a gamba tesa degli egiziani nel traffico e nello spaccio di hashish e marijuana sta creando una forte tensione, ormai pronta ad esplodere, con i gruppi marocchini che in questo ambito di sostanze stupefacenti hanno sempre primeggiato, senza mai avere avuto, peraltro, contrasti di sorta. Ed ora si trovano a fare i conti con i nuovi arrivati provenienti dall’Egitto, una new entry pervenuta in maniera molto aggressiva nel mondo locale del traffico e dello spaccio, che non poteva certo passare inosservata. Facile prevedere qualche scontro abbastanza cruento in tempi relativamente brevi.

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