Il 25 aprile divide Civitanova,
Troiani rilegge la storia da destra
«Uccisi molti fascisti innocenti»
CIVITANOVA - Cerimonia divisiva per la Festa di Liberazione, l'Anpi: «Ci sono politici a guidare il nostro Paese che fanno fatica a nominarsi antifascisti». In Comune si è svolto l’incontro con lo storico Giuseppe Parlato. A gettare benzina sul fuoco, l'intervento del presidente del Consiglio comunale: «I libri su cui hanno studiato per anni generazioni di studenti hanno taciuto in una sorta di damnatio memoriae che in Italia ci sia stata una sanguinosa guerra civile». Manifestazione della lista dell'ex sindaco Corvatta: «Liberiamo la città dalle speculazioni edilizie»

La cerimonia a Civitanova
di Laura Boccanera
«Il Paese è guidato da una classe politica che fa fatica a nominarsi antifascista, nel simbolo di Fratelli d’Italia c’è ancora la fiamma tricolore». E’ stato un 25 aprile di divisioni, nei fatti e nei discorsi a Civitanova.

Francesco Peroni presidente Anpi
Nei fatti perché come anticipato ieri dal presidente dell’Anpi Francesco Peroni l’associazione non avrebbe partecipato al momento conclusivo della celebrazione in sala consiliare con lo storico Giuseppe Parlato, nei discorsi perché, per quanto proprio lo storico abbia cercato di illustrare la componente plurale della Resistenza, ci ha pensato il presidente del consiglio Fausto Troiani ad evitare accuratamente la parola “antifascismo” nel suo discorso parlando genericamente della «liberazione dall’occupante straniero» e di “damnatio memoriae nei libri di storia” posizionandosi in una frangia molto più estrema rispetto alle parole dello storico che invece sono state all’insegna di una ricostruzione dettagliata, suggerendo la via dello studio e del rispetto delle memorie quale strada per una pacificazione nazionale ancora lontana a venire.
In piazza Gramsci questa mattina fra striscioni inneggianti all’antifascismo con su scritto “W l’Italia antifascista e 25 aprile festa della liberazione dal nazifascismo” a prendere la parola sono stati il sindaco Fabrizio Ciarapica e il presidente Anpi Francesco Peroni che, pur ringraziando l’amministrazione ha rimarcato una differenza e spiegato le ragioni della diserzione: «sentiamo il bisogno di raccontare e ricordare in questa piazza intitolata a Gramsci, vittima del carcere fascista, perché oltre a festeggiare la vittoria dell’Italia avvertiamo il bisogno di raccontare alle nuove generazioni che in quel tempo dall’8 settembre del ’43 al 25 aprile del ’45 il popolo italiano, cittadini, operai, i militari che hanno rifiutato l’arruolamento, si sono uniti nella lotta clandestina nelle città, sulle montagne, per dire definitivamente e per sempre no al fascismo al totalitarismo e ingiustizia. Cattolici, liberali, comunisti hanno fatto nascere la nostra Costituzione.

L’Italia che è nata dal 25 aprile è nata sulle ali dell’antifascismo. Eppure in questi anni a guidare il nostro paese ci sono politici che fanno fatica a nominarsi antifascisti, o forse non lo possono fare perché non si sentono proprio antifascisti.
Il partito del presidente del Consiglio ha ancora nel simbolo quella fiamma tricolore che nasce dalla tomba di quel dittatore che trascinato il nostro Paese nell’oblio. Da anni questa classe politica cerca di riscrivere la storia del nostro Paese, ma noi che l’antifascismo ce l’abbiamo nel sangue siamo qui anche per opporci alla volontà di travisamento della storia. E anche nella nostra città organizzato dopo questa cerimonia è stata organizzata una conferenza con il professor Parlato, affine e artefice di questa cultura di destra. Non parteciperemo e preferiamo recarci al cimitero di porto Civitanova ad omaggiare la lapide dei civitanovesi caduti e lo faremo cantando il nostro inno, quel “Bella ciao” che ancora scalda i cuori di ognuno che oggi come allora manifesta e lotta per la libertà».

L’INCONTRO – In sala del consiglio dopo le deposizioni di corone e i momenti celebrativi è stato il momento dello storico Giuseppe Parlato che però ha preso la parola dopo il discorso del presidente del consiglio Fausto Troiani che ha acutizzato ancora di più quella spaccatura emersa in piazza Gramsci: «parlerò da uomo di destra – ha esordito Troiani – per parlare del 25 aprile, data della liberazione della patria dall’occupante straniero. Festa di una libertà raggiunta con spargimento di sangue, molto più dalla parte dei vinti.

Il presidente del consiglio Fausto Troiani
Dopo il 25 aprile molti, anche se non avevano mosso un dito contro i partigiani, furono giustiziati perché fascisti. Sicuramente fu un periodo drammatico quello dal ’44 al ’47: persone disarmate e uccise senza processo solo perché schierati e simpatizzanti della parte avversa. I libri di storia ufficiali su cui hanno studiato per anni generazioni di studenti non hanno mai menzionato, hanno negato e taciuto in una sorta di damnatio memoriae che in Italia ci sia stata una sanguinosa guerra civile – ha continuato Troiani tracciando la sua personale storia – ben oltre la fine della caduta del regime fascista, un periodo durante il quale migliaia di italiani sono stati vittime delle più bieche vendette senza risparmiare donne e bambini. Il tempo guarisce tutte le ferite, ma non può cancellare la verità dei fatti seppure sono trascorsi 80 anni di damnatio memoriae con alterazioni e omissioni di ciò che è accaduto in quegli anni», conclude omettendo di ricordare, ad esempio, i rastrellamenti nazifascisti contro civili innocenti.

Giuseppe Parlato
Delle tante anime della Resistenza e della fatica a trovare una memoria condivisa e una pacificazione ha parlato lo storico e presidente della fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice: «la Resistenza non è stata un monolite – afferma – ci sono state forme plurali di antifascismo, ogni anima lo interpretava in base alla propria storia, pur avendo obiettivi comuni erano diversi metodi e finalità».
Differenze da cui emerge – secondo Parlato – la reciproca diffidenza che in fasi alterne si è superata in periodi come quello della formazione della Repubblica e la nascita della Costituzione e acutizzata ad esempio negli anni ’60.
«Usare la Resistenza e il 25 aprile per combattere politicamente gli avversari è legittimo se è politico – conclude Parlato – ma è un errore se storico e svilisce la Resistenza che con le sue luci e ombre è stata necessaria perché l’Italia recuperasse il senso della libertà e democrazia.
Il prossimo anno saranno 80 anni dalla fine della guerra, dopo 80 anni penso si possa fare un discorso storico, dal quale emergano i valori fondanti della Costituzione. Il modo meno divisivo per celebrare il 25 aprile credo sia riportare alla storia i suoi valori affinché dittature e totalitarismi non si affaccino più sul nostro domani».
C’è stato poi anche un altro 25 aprile segnato da un manifesto che la lista dell’ex sindaco Tommaso Corvatta ha mostrato lungo Costamartina per riportare invece l’attenzione all’attualità e all’urbanistica con le lottizzazioni in corso. Questa mattina Corvatta, assieme ad alcuni attivisti hanno infatti esposto uno striscione con su scritto: “25 aprile 1945 Italia liberata, 25 aprile 2024 liberiamo Civitanova dalle speculazioni”.
***
L’intervento del sindaco Fabrizio Ciarapica è iniziato con un ringraziamento a tutti coloro che hanno contribuito «a portarci verso la pace e la democrazia. Il 25 aprile è giorno che celebra la Resistenza e la Liberazione dall’oppressione nazifascista – ha detto il primo cittadino – Fu un giorno di festa per tutta la nazione perché non solo terminava la Seconda Guerra Mondiale, ma terminava anche una guerra civile iniziata l’indomani dell’8 settembre del ’43. Una guerra fratricida di italiani contro italiani che disseminò dolore, morte, stragi, persecuzioni e deportazioni in tutto il territorio nazionale. Oggi più che mai è importante preservare la memoria di quei tempi bui e riaffermare il nostro impegno a favore della pace, della solidarietà e della democrazia. Sono valori fondamentali che dobbiamo difendere con determinazione e coesione, soprattutto alla luce dei tragici conflitti che sono in corso ai nostri confini. Che questa giornata – ha concluso Ciarapica – ci riempia di orgoglio e ci stimoli a seguire l’esempio dei nostri predecessori nel promuovere una società più giusta e più libera per tutti».

Tra tutti i civitanovesi era difficile scegliere una persona peggiore di Troiani per ricoprire quel ruolo eppure ci son riusciti
Se erano fascisti, non potevano essere innocenti. A meno che non fossero stati convinti che la delinquenza fascista sia stata un bene per il paese.
spesso si sottoscriva la tessera per svariate necessita senza nessuna convinzione cio non toglie che anche tanti poveracci mai apertamente schieratisi hanno pagato con la vita a causa di rappresaglie o solo per aver compreso e favorito chi si opponeva all assurdita di un regime il cui destino non potevx essere diverso da cio che è stato
per rapresaglia o per favorito
Mi dispiace che lo stesso Barbero, che pure in passato aveva detto cose più intelligenti, sia caduto nella trappola per la quale “chi non si definisce antifascista è fascista”, il che è da ignoranti, dato che “antifascista” è una parola connotata da una storia, per cui antifascista è stata sempre, per intenderci, la parola di Peppone e dei suoi, e allora se non sto con Peppone non significa che io sia fascista, semplicemente non mi sento obbligato a utilizzare lo stesso linguaggio di Peppone, Pepito Sbarzeguti per i cultori.
Voi sapete che alla sinistra piace la destra, a condizione che dica le stesse cose della sinistra con lo stesso linguaggio della sinistra: rientra nella famosa strategia dell'”egemonia culturale”, che quindi ora giunge a livelli più sottili, quelli del Wittgenstein delle Ricerche filosofiche: se una cosa è rossa è rossa e non blu, eccetera.
Bisogna usare tutti il linguaggio imposto dalla sinistra, altrimenti esci dalla legalità costituzionale.
Addirittura, avendo incautamente la Meloni scritto che con la caduta del fascismo si sono create le basi della democrazia, gli immarcescibili hanno detto che non basta, perché non c’è la formula magica, la parolina con la polverina di Trilli, appunto la parolina che devi pronunciare quando sfreghi la lampada di Aladino: “antifascismo”.
Letta impostò tutta la campagna elettorale sul pericolo fascista rappresentato dalla Meloni, e gli andò male. E’ arrivata la Schlein per “rinnovare il partito”, salvo che il partito di fatto è cambiato solo nella faccia, ossia che al posto di quella smorta di Letta è arrivata quella birichina della dottoressa Schlein, ma il resto è uguale o peggio.
Diceva qualcuno che non è intelligente rifare sempre la stessa cosa quando vedi che non funziona, ma può anche darsi invece che, continuando a sbattere la testa contro il muro, il muro si buchi, magari ha ragione la Viviani Schlein.
Fabio Massimo Nicosia
Kennedy: Big Pharma guadagna 60 miliardi all’anno vendendo quei VACClNl, ma guadagna 500 miliardi di all’anno vendendo i rimedi per le lesioni causate dai VACClNl.
Su questo è proibitissimo dire mezza parola, però abbiamo tutta la libertà desiderabile…
Al di là della Lectio Magistralis tenuta da chi controlla lo svolgimento del consiglio comunale, terrei a ricordare di quando con prove e testimonianze certe di una sua visita a Predappio, ha negato di averlo fatto.
«Io fascista? Mai stato a Predappio»
Ecco le foto che smentiscono Troiani
Avere il coraggio di parlare dopo aver dimostrato di non averlo proprio, anzi addirittura di vergognarsi per qualcosa che molti fanno , totalmente condivisibile visto che al di là del personaggio, rimane solamente una visita ad un defunto che come tanti altri andiamo a trovare nei vari cimiteri. Certo non è molto edificante per chi vuole dare lezioni fantasiose , frutto dei tanti tentativi di revisionismo, letture di carta straccia inneggianti a mostruosità di un recente passato dove si cerca di far passare la vittima come colpevole perché non appartenente a squadracce nazifasciste che ne hanno combinate di tutti i colori. Chi non ricorda le avventurose cacce di donne vecchi e bambini sulle montagne di Stazzema, Marzabotto ed anche dalle nostre parti dove non mancano episodi per cui bisognerebbe sciacquarsi la bocca con acido nitrico prima di cercare di dargli qualsiasi giustificazione. Il 29 ci sarà il nuovo consiglio comunale a Civitanova dove ai due primi punti ci sono comunicazione del sindaco e del di sopra raccontato. Speriamo che diano l’addio alle scene visto che quelle che loro rappresentano più delle altre riguardano proprio quelle che vengono osteggiate anche per strada dai cittadini che penso in gran parte hanno imparato dopo la loro elezione a conoscere.
https://www.cronachemaceratesi.it/2018/11/13/quale-fascista-mai-stato-a-predappio-ecco-le-foto-che-smentiscono-troiani/1175172/
Al di là della Lectio Magistralis tenuta da chi controlla lo svolgimento del consiglio comunale, terrei a ricordare di quando con prove e testimonianze certe di una sua visita a Predappio, ha negato di averlo fatto.
Noi comunisti facciamo nostro
il programma fascista del 1919, che è un programma di pace, di libertà, di
difesa degli interessi dei lavoratori; camicie nere ed ex combattenti e
volontari d’Africa, vi chiediamo di lottare uniti per la realizzazione di
questo programma (…). Noi proclamiamo che siamo disposti a combattere
assieme a voi, fascisti della vecchia guardia e giovani fascisti, per la
realizzazione del programma fascista del 1919, e per ogni rivendicazione che
esprima un interesse immediato, particolare o generale dei lavoratori e del
popolo italiano. Diamoci una mano, fascisti e comunisti, cattolici e
socialisti, uomini di tutte le opinioni. Diamoci la mano e marciamo fianco a
fianco per strappare il diritto di essere dei cittadini di un Paese civile
qual’è il nostro. Soffriamo le stesse pene, abbiamo la stessa ambizione:
quella di fare l’Italia forte, libera e felice.
Palmiro Togliatti
Agosto 1936
(Seguono le firme di 64 esponenti comunisti)
Ci sono complottisti e No-Vax, ossessionati dal passato, che ancora criticano le misure COVlD. Siamo nel 2024 e ancora parlano di Draghi e Speranza. Parliamo piuttosto di cosa ha fatto Mussolini 100 anni fa.
Il 25 aprile sarà la mia vera festa di ‘liberazione’, quando, per me che non sono né fascista e né comunista, per intenderci, si dirà che è la festa che ci ha liberato dal nazifascismo e dal pericolo del comunismo, che c’era eccome. So che questa mia affermazione, se verrà pubblicata, scatenerà, probabilmente, ‘odio’ da parte di chi si definisce comunista, ma, sinceramente, se questo dovesse accadere e di conseguenza, magari, io essere definito addirittura fascista per queste mie idee, allora mi sa che aveva ragione chi affermava che ‘il fascismo si divide in due parti: il fascismo propriamente detto e l’antifascismo’. gv
Pavoni tu è quelli che la pensano come te siete la rovina dell’italia…non parlare di Mussolini e studia la storia prima di scrivere e neanche sai chi è “ma fammi il piacere”
Caro Mosè, infatti sto andando a ripetizioni:
Fabio Massimo Nicosia
Mettiamo ordine.
Anche il fascismo aveva una sinistra, però Bobbio nol dice. Non dice molte cose, in realtà, e altra nol spiega: ad esempio, lui è fissato con questa storia che il proprium della sinistra sarebbe rappresentato dall’eguaglianza (non si sa esattamente di cosa), quando persino il compagno demoproletario Vittorio Foa gli rispose che il proprium della sinistra è la libertà. Ma Bobbio pubblicò in vista della campagna elettorale del 1994, e il Polo delle Libertà era quello del Berlusca, onde per cui, “la libertà veniva lasciata alla destra”, o relegata al centro del moderatismo (infatti è noto che Stirner e Bakunin spiccavano per moderatismo).
Torniamo al fascismo censurato, quello che i giovani di Tik Tok non devono conoscere, dato che del fascismo si deve sapere solo il peggio, il peggio del peggio, se volete, ma non è una buona ragione per intessere l’apologia dell’ignoranza, e allora dirò cose note.
1930, convegno degli Studi hegeliani di Roma: Ugo Spirito, nel suo intervento introduttivo, afferma che la corretta lettura di Hegel è quella comunista. Nessuno fa una piega, nessuno lo arresta o l’avvelena, dato che, durante il fascismo, di che cosa si dicesse durante gli studi hegeliani non gliene fotteva una minchia a nessuno.
1932, convegno di Ferrara, Ugo Spirito insiste nelle sue tesi eterodosse, fino a determinare la rottura ufficiale con Bottai, all’epoca ministro dei fasci e delle corporazioni, nonché in odore a propria volta di sinistrismo, e però non tanto sinistro al punto di poter sostenere, nelle sue vesti, le tesi di Spirito. Intanto Bottai cura una collana di grandi economisti, ove troviamo Pantaleoni, Schumpeter, Pigou e mille altri, tanto al fascismo non gliene fregava nulla di che cosa si potesse pubblicare in una collana di economia.
Preciso che le tesi di Spirito sul corporativismo sono la concezione più libertaria, quasi anarchica e per certi versi anarco-capitalista e anarco-comunista, dello Stato che abbia mai letto, allorché, parlando della “corporazione proprietaria”, giunge al punto di dire che questo soggetto privatistico deve possedere lo Stato tutto, di tal che lo Stato diviene privato a propria volta, salvo che è un soggetto privato di proprietà non di Bezos, ma dei lavoratori e degli imprenditori aderenti alla corporazione. Pensate bene a questa cosa.
1933, nasce l’IRI, messo da Mussolini nelle mani dell’antifascista della prima ora Alberto Beneduce.
Sempre Vittorio Foa ci dice che, in tal modo, Mussolini fa una scelta liberista e non corporativista, e tuttavia si tratta di dare seguito alle intelligenti proposte di Maffeo Pantaleoni, sviluppate nel corso della prima guerra mondiale, sulla necessità che lo Stato sia imprenditore e non solo burocrate (io ci vedo notevoli spunti, poi vedete voi). Intanto la Metropolitana Milanese è oggi una multinazionale delle infrastrutture su ferro, ma Sala ne usa i profitti per.. boh?
Forse Vittorio Foa, antifascista dagli anni ’30 e non dagli anni ’90, ne sapeva di fascismo un pochino di più di Scurati e Carofiglio, ma fa niente.
In realtà, la fase creativa del fascismo che piace a me finisce qui, e tuttavia l’IRI contribuirà a rendere l’Italia la quarta potenza economica mondiale, come dimostrò il commissario liquidatore Romano Prodi (che prima o poi gli faranno una Norimberga postuma per i crimini commessi contro il popolo italiano), fin quando un pactum sceleris tra Mitterand e Kohl decise che l’Italia andava distrutta economicamente e industrialmente, proposito portato a compimento poi dal marito di Carla Bruni Sarkozy e dalla tedesca dell’est Angela Merkel, per il tramite del killer Draghi e di Trichet, i quali firmarono la famosa letterina della BCE sui compiti a casa, che fece poi cadere il governo Berlusconi con il pretesto grossolano dello spread (a me lo spread piace in inglese, chi l’ha capita l’ha capita).
Abbiamo dilapidato quindi un colossale patrimonio industriale con pretesti grotteschi come ripianare il debito pubblico, come se il debito pubblico non fosse un concetto da circo già di per sé, o altre grossolanità come “ravvivare la borsa”, “affidarsi all’efficienza del mercato”, e altre amenità da anni ’90.
Naturalmente, affidarsi all’efficienza del mercato per i depredatori, non certo per i cittadini, visto che l’IRI, esattamente come quanto io vado dicendo sul demanio, era dei cittadini, poi depredati di tutte le loro banche pubbliche, dato che siamo sempre i primi della classe e più realisti del re, visto che la Germania ha conservato una banca pubblica per ogni Land (pare che la Germania non conteggi i debiti dei Lander nel debito pubblico globale, o faccia consimili trucchetti al riguardo: ma ora se la passano male anche loro, dopo che gli ameregani le hanno bombardato il Nord Stream).
E allora tiriamo i fili, le fila e le file e torniamo a Norbertone nostro, con le sue destre e sinistre. Dice il Bobbio che la sinistra si caratterizza per il valore dell’eguaglianza, dunque.
Siccome dormivo, mi devo essere perso un pezzo, ossia quando ciò ha cessato di essere, dato che è una trentina d’anni che il PDS prima e il PD poi, immagino come contropartita per stare fuori da Mani pulite, ha iniziato a inneggiare all’Europa di Maastricht, vale a dire che ha ratificato Maastricht senza colpo di tosse ferire, ma mi risulta che il Trattato di Maastricht non fosse un mero trattato di coordinamento tra Stati europei, ma fosse un manifesto ideologico ordoliberale, ma nel PDS nessuno se ne accorse, pare.
Ricordo sempre che dall’arresto di Mario Chiesa alla firma del Trattato di Maastricht passano 15 giorni, e non credo alle coincidenze; né credo che fosse una coincidenza che pochi mesi dopo Draghi sul panfilo Britannia espone i consigli per gli acquisti ai finanzieri convenuti, tant’è che il governo Amato dà rapido avvio alle dismissioni dell’impresa pubblica,
Eh, ma l’IRI è fascista, e però penso anche che si potesse trovare qualche interpretazione di Maastricht che non imponesse la svendita totale (ripenso ancora al criminale Prodi e non mi do pace); peraltro, il modello economico fascista mi pare stia ispirando da qualche lustro la più veloce economia del mondo, quella cinese, ma posso sbagliare su questa interpretazione della via della seta: però non credo di sbagliarmi di molto.
Eh, ma poi, ancora, il Trattato vieta gli aiuti di Stato, che è quanto Francia e Germania fanno sistematicamente, ma i padroni della legge interpretano la legge come vogliono loro, lo dice anche Bobbio nei saggi sul positivismo giuridico.
Dopo Maastricht, il PD scrive un fantastico manifesto nel 2009, o 2008, 0 2006, fa niente ed è il manifesto del “ma anche” di Veltroni, che accetta la globalizzazione ameregana, il libero mercato europeo, però anche qualche schizzo di seme di economia sociale di mercato, e quindi non ti basta?
Inizia quindi qui la lunga e gloriosa stagione della sinistra fuxia, che voi credevate volgesse al termine ma che la Viviani Schlein ha viceversa rinvigorito, anche se ogni tanto le scappa detta la parola “lavoratori”, sai quelli là che si vestono strano, e vanno in quei posti dei matti a timbrare i cartellini e a ritirare umili remunerazioni a giustificazione del fatto che vi ci sono recati.
Che dice Norbertone, il fuxia è libertà o eguaglianza?
Spiego io.
Io ritengo che il proprium della sinistra sia la libertà, come lo stesso compagno Rothbard disse ai tempi belli. L’eguaglianza è invece un portato logico ed empirico dell’estensione della libertà, dato che la libertà al suo culmine produce notevoli effetti redistributivi, dopo averne prodotti a tutta prima di anticoercitivi: ma, essendo la coercizione tale per tutti, rimuoverla aumenta la libertà indivisibilmente per tutti, ergo la libertà reca con sé l’eguaglianza, tanto più se si tratta di libertà estesa al libero conio: basta leggere Warren, Tucker e Spooner per capirlo, ossia cotesti anarchici individualisti americani già arrivarono al punto nel XIX secolo, che poi sono gli eredi di Jefferson e di Thomas Paine. Ora, la cancel culture credo ci abbia già detto che Jefferson l’è minga bun, a cagione del fatto che in Virginia si giovava dell’apporto di schiavi e giovanissime schiave, fai te. Di Paine non so. E tuttavia ancora distinguo il peccato dall’uomo, come Papa Giovanni (me lo diceva il maestro Livetti al San Carlo alle elementari, e io me lo sono segnato), e quindi non condivido nemmeno le demolizioni delle statue di Hume in Scozia, quando Hume è dal liceo che è il mio filosofo preferito. Insieme a Nietzsche, anche se ora tendo pericolosamente verso Marx, pur criticamente.
Dice Nietzsche nella Genealogia della Morale e in Al di là del bene e del male che la morale non è cosa buona, dato che è morale che ci viene imposta per limitare la nostra libertà in nome degli altri; è questa rottura di cazzo qua che non va bene, dice Nietzsche; ma perché la morale deve andare a vantaggio degli altri? Non lo capisco. Non è che potrebbe caso mai andare a vantaggio mio? No, degli altri. E chi sono questi altri che scassano tanto il pisello? Quelli eguali a noi, ci dice Bobbio da sinistra. Ma non possono starsene a sinistra senza bisogno di dire a noi che cosa dobbiamo fare? Hume ha una risposta: siamo obbligati a seguire la morale se è utile: se è inutile, un calcio nel cueblo alla morale e via andare.
E allora torniamo a Schlein in funzione bobbiana; il fuxia dei miei giovani tempi radicali era quello di una sinistra libertaria: le donne, le femministe, cioè, e gli omosessuali, il FUORI, cioè, rappresentavano una sinistra libertaria e non egualitaria: egualitaria solo nel senso della pari libertà e della pari dignità delle persone, non nel senso che arriva un funzionario della ASL o una psichiatra del CPS a dirci che dobbiamo essere eguali, perché non sono ammesse deviazioni.
Allora il fuxia post-moderno, in particolare quello di quel demente di Zan, già battezzato autorevolmente come “liberalismo degli obblighi” e non affatto “dei diritti”, nel senso degli obblighi sugli altri ai quali non corrispondono diritti per nessuno, se non quello di dichiararsi uomo se sei donna e viceversa, diritto futile (al di là dei pochissimi casi seri), direbbe la cassazione, che ha solo ridato fiato ai comici americani politicamente scorretti (e ci voleva), è libertario o egualitario? Di certo ha smarrito il carattere libertario originario degli anni ’60 e ’70, e oggi vive di deliri incolti negli Stati Uniti (ho letto un paio di libri su quanto di demente avviene da qualche anno nei campus americani) e di qualche imitazione dalle nostre parti. Egualitario, forse, boh, non si capisce, dato che poi alla fine, in teoria, sarebbe sempre “parità di diritti”, che dovrebbe essere parità di libertà, salvo che poi si fallisce nell’intento, come appena argomentato.
E allora questo fuxia è una nuova morale nel senso pessimo di Nietzsche e non nel senso buono di Hume, dato che si tratta di obblighi inutili e che non servono un cazzo, se non a fare dibattere nei talk show.
/Users/user/Desktop/troiani 25 aprile copia.jpg